martedì 26 febbraio 2013

L’economista Bagnai sull’Europa e sull’uscita dall’euro

L’economista Bagnai sull’Europa e sull’uscita dall’euro Pubblicato da ImolaOggiECONOMIA, In risaltofeb 26, 2013 Alberto Bagnai, docente di politica economica all’università Gabriele D’Annunzio di Pescara è uno degli economisti italiani emergenti. Il suo sito Goofynomics è uno blog economici più seguiti e il suo libro “Il tramonto dell’Euro” sta contribuendo ad alimentare il dibattito in corso sull’opportunità per il nostro Paese di restare nella moneta unica. Spesso viene indicato come un economista “vicino” al grillismo. Abbiamo sentito Bagnai per fare il punto sul successo e sul programma economico del M5S. Professore lei è diventato uno degli economisti di riferimento per molti seguaci del movimento grillino. Come mai? “Non lo so. In effetti è un paradosso perché più volte ho criticato il M5S. Però mi rendo conto che molte delle persone che mi seguono sul mio blog e in Rete appartengono a questa area politica”. Però non può negare che i suoi interventi sono stati ospitati nel blog del comico genovese. “E’ vero. Le spiego cosa è successo. Sull’euro la posizione del Movimento è stata a lungo ambigua. Recentemente però ha dato spazio anche a posizioni più consone a quelle della scienza economica e io sono stato coinvolto per dare il mio contributo sull’argomento. Preciso però che io non sono affatto un economista grillino”. Si aspettava il “boom” elettorale del M5S? “Si me lo aspettavo”. Perché? “Perché da tempo vedevo crescere una richiesta di pensiero alternativo sulla costruzione europea e molti hanno incominciato a vedere in Grillo una persona che quantomeno questo problema lo pone”. Fa riferimento alla proposta di indire il referendum sull’euro? “Si anche se si tratta di un modo sbagliato di porre la questione”. Sono sorpreso. Lei è noto soprattutto per essere favorevole all’uscita dalla moneta unica. Perché è contrario alla consultazione popolare sul tema? “Per due motivi. Primo non si possono combattere 30 anni di disinformazione sull’euro con un solo anno di campagna elettorale. Secondo, perché una campagna pro o contro la moneta unica significherebbe mettersi in balia dei mercati finanziari inutilmente. Tutti gli studi fatti ci dicono che l’uscita dall’Eurozona andrebbe fatta semplicemente per decreto. Si decide e si fa. Punto.” Ha citato i mercati. Come valuta il crollo odierno? Dobbiamo preoccuparci? “Il tonfo ce lo potevamo aspettare. I mercati hanno spesso reazioni emotive. A questo punto il problema è estremamente semplice. Noi sappiamo che lo spread dipende dal comportamento della Bce e quindi fondamentalmente dalla volontà della Germania. I casi sono due. O si instaura a livello europeo un atteggiamento cooperativo di riflessione sulla costruzione europea o, se la decisione sarà quella di manganellare l’Italia con lo spread, un numero sempre maggiore di cittadini capirà che quello dell’euro è un regime fascista che usa la violenza”. E’ una analisi molto dura. Perché è così critico nei confronti dell’Europa ed in particolare, mi sembra di capire, nei confronti di Berlino? “Perché la Germania vuole giocare con i paesi periferici dell’area Euro lo stesso gioco che ha giocato con la Germania Est. Schiacciarli sotto il peso di un cambio eccessivamente forte per poi annetterli e crearsi un serbatoio di manodopera a buon mercato. Gli italiani stanno incominciando a capire la cosa e questo in parte spiega il risultato delle elezioni”. Torniamo al M5S. Come valuta la sua proposta economica? “Mi sembra alquanto evanescente che racchiude in sé una contraddizione. I vertici del Movimento hanno espresso una diagnosi di destra e terapie di sinistra demagogica”. In che senso? “E’ di destra l’idea che è colpa nostra se siamo in crisi perché siamo corrotti e l’idea che la crisi sia stata causata dal debito pubblico. Tutti gli economisti di un certo spessore all’estero riconoscono che il debito pubblico italiano non era un problema in quanto sostenibile nel breve e nel lungo termine. Per motivi elettoralistici Grillo invece ha fatto sua questa diagnosi e l’ha associata a terapie di sinistra demagogica come il reddito di cittadinanza o il mancato pagamento del debito diventano superflue nel contesto di una corretta gestione macroeconomica della situazione e allarmano inutilmente i mercati”. Criticare gli sprechi pubblici in realtà dovrebbe essere un principio di buon senso comune a tutti. Perché lei dice che è di destra? “L’analisi non è di destra perché si accanisce contro gli sprechi ma perché si accanisce contro il debito pubblico. Sono due cose diverse. Attribuire al settore pubblico le colpe di un colossale fallimento del mercato finanziario privato è reazionario perché dà una visione sbagliata delle cose con l’obiettivo di ridurre il peso dello Stato nell’economia e tagliare la scuola pubblica, il sistema sanitario universale e così via. Poi sul fatto che lo Stato italiano abbia sacche di inefficienza e di sprechi da eliminare con me sfonda una porta aperta”. Il risultato delle elezioni ha prodotto una situazione di ingovernabilità. Come si uscirà? “Da tempo avevo previsto nel mio blog che queste elezioni sarebbero state un giro a vuoto. Ci saranno sicuramente altre elezioni non molto lontane e nel frattempo i cittadini potranno continuare ad aprire gli occhi per capire cosa significa veramente l’Europa in cui ci troviamo”. E’ ottimista o pessimista sul futuro dell’euro? “Purtroppo la storia ci insegna che la leadership tedesca non è molto lungimirante quando messa alla prova dei fatti. Anche nel secolo scorso hanno fatto due guerre mondiali e le hanno perse. Molto probabilmente continueranno ad arroccarsi su posizioni intransigenti e questo porterà alla fine di una Europa sbagliata e all’inizio di una Europa migliore”. TISCALI

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