sabato 27 aprile 2013

il piano di Silvio

Governo Letta, il piano di Silvio: indulto o senatore a vita Silvio Berlusconi vuole garanzie sulla giustizia. Pronto a bloccare i suoi processi? Ne parla Ileana Milella su Repubblica Send to Kindle Silvio Berlusconi vuole garanzie sulla giustizia. Pronto a bloccare i suoi processi? Ne parla Ileana Milella su Repubblica Silvio Berlusconi vuole garanzie sulla giustizia. Questo l'argomento numero uno delle trattative con Enrico Letta, altro che Imu. Secondo Ileana Milella su Repubblica, Berlusconi vorrebbe innanzi tutto la nomina a senatore a vita, che gli permetterebbe l'immunità, e poi un'aminstia o indulto condito con qualche legge o provvedimento che gli evitino il carcere. Per non parlare del fatto che punta a mettere un suo fedelissimo al ministero. Perché il rischio che ci vada veramente, questa volta, c'è: sono a rischio sentenza rapida i processi Mediaset, Ruby, Unipol, De Gregorio. Lo scambio con Enrico Letta ma anche con Giorgio Napolitano sarebbe questo: io (Berlusconi) vi appoggio un governo di salute pubblica, voi mi tutelate contro la magistratura. Anche perché una condanna o peggio ancora un arresto durante la vita (già non semplice) di questo governo di larghe intese sarebbe una catastrofe. Dopo il ragionamento le richieste: la nomina di senatore a vita, per lui ma anche per Romano Prodi (anche per farla apparire meno "sporca") e un'amnistia o indulto. Le posizioni come si vede sono inconciliabili per ora, visto che in tema di giustizia, il Pd invece chiede la legge anticorruzione, il processo lungo, il falso in bilancio. banner_guardabalcone.jpg Segui Cadoinpiedi: Leggi dalla fonte originale: BlitzQuotidiano.it

L'incesto politico

sabato 20 aprile 2013

Presidente della Repubblica, Napolitano rieletto alla sesta votazione - Il Fatto Quotidiano

Presidente della Repubblica, Napolitano rieletto alla sesta votazione - Il Fatto Quotidiano

La democrazia è morta

L’ultimo, Giorgio Napolitano lo fece nel novembre del 2011. E sappiamo com’è finita. Oggi l’Italia poteva avere un nuovo Presidente. Potevano scegliere un uomo che tutto sommato aveva la loro casacca e che dava qualche garanzia in più. Ci hanno provato con Franco Marino. Ci hanno provato con Romano Prodi. Volevano provarci con D’Alema, Alla fine, pur di non votare Rodotà, voluto dai cittadini che li hanno eletti, sono stati chiamati al Quirinale (a che titolo? E come mai nessuno ha chiamato il Movimento Cinque Stelle?) e, cadute tutte le foglie di fico, hanno svelato l’inciucio. E pur di realizzare un nuovo, consapevole, sfregio alla volontà popolare, non si sono fatti scrupolo di richiamare in servizio lui, l’uomo che rende possibile qualunque cosa, il facilitatore maximo. Hanno proclamato la reinvestitura di Re Giorgio e concordato un nome utile a continuare il percorso del rigore, lasciato a metà dal sobrio predecessore, per Palazzo Chigi. A nulla sono servite le proteste della stessa base del Partito Democratico. A nulla gli strappi dei Giovani Turchi. A nulla le dimissioni di Bersani e della Bindi. E a nulla, infine, sono servite le autostrade a dodici corsie spalancate dall’unica forza politica ancora rappresentativa dei cittadini, che avrebbero portato scorrevolemente dall’elezione di Stefano Rodotà alla formazione di un Governo realizzato dai cittadini per i cittadini. Per l’ennesima volta, le aspirazioni legittime del popolo sono state mortificate da un ristretto gruppo di potere che ha in pugno tutto e crede di non dover rendere conto a nessuno, utilizzando regole e garanzie istituzionali pensate per tutelare molti, ma sempre e solo nella direzione di ciò che conviene a pochi. Le piazze sono piene. Piene di quegli stessi cittadini che solo due mesi fa hanno votato per essere degnamente rappresentati, e già oggi si sono resi conto che il loro voto non è stato sufficiente a cambiare da subito il sistema. E’ significativo che vi sia un certo numero di parlamentari – circa 162 – che possono permettersi di uscire dal Palazzo e andare a raccogliere gli applausi della folla. Ed è altrettanto significativo che tutti gli altri non se lo possano permettere, e utilizzino le uscite secondarie per sottrarsi al giudizio popolare. Eppure, tutto questo non conta nulla. L’unica rappresentazione che conta è quella dei media, che rispolverano assonanze infelici come “Marcia su Roma”, terminologia che non è stata usata da nessuno, per screditare una legittima protesta, peraltro già in atto da giorni. Una protesta condivisa, nel privato, da molti dei giornalisti di Palazzo, perfettamente consapevoli dello stiracchiamento costituzionale che si consuma ormai con una certa regolarità sotto ai loro occhi, mentre l’unico allarme democratico che conoscono è quello del numero esatto dei voti che i candidati alla Presidenza della Repubblica espressi dalla base del movimento cinque stelle hanno totalizzato. Mentre vi scrivo, dalle finestre aperte della Camera arrivano le urla della piazza. E non è un rumore che possa far piacere sentire. Credetemi.

Il golpe è servito, da oggi lutto nazionale

Resistenza contro il golpe partitocratico

Colle, verso il bis di Napolitano: e già si tratta sul governo dell’inciucio - Il Fatto Quotidiano

Colle, verso il bis di Napolitano: e già si tratta sul governo dell’inciucio - Il Fatto Quotidiano

Non vogliamo il Napulitano

giovedì 18 aprile 2013

Globalist.it | Berlusconi fischiato a Udine

Globalist.it | Berlusconi fischiato a Udine

Fare nuove regole per salvaguardare stipendi e pensioni

Pignoramento stipendi e pensioni: servono nuove regole Scritto da: Renato Marino - giovedì 18 aprile 2013 inShare. 0 Pignoramento stipendi e pensioni: servono nuove regole 6 Sul pignoramento degli stipendi e delle pensioni si deve intervenire con nuove regole. A dirlo è il direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera. Intervenendo in audizione presso la Commissione speciale della Camera, Befera ha spiegato che l’amministrazione finanziaria non può pignorare più di un quinto dello stipendio o della pensione ma che nel momento in cui si interviene su un conto, non si sa se è effettivamente su quello che viene accreditata la busta paga. Alcuni deputati del Pd - Michele Anzaldi, Giovanna Martelli ed Ernesto Magorno - chiedono di intervenire per prima cosa sul pignoramento di fatto del 100% delle pensioni e sono al lavoro su un emendamento al decreto sui debiti della PA: “Serve uno stop vero al pignoramento di fatto delle pensioni da parte di Equitalia e di qualsiasi tipo di creditori, divenuto una prassi grazie ad alcune modifiche di legge introdotte dal governo Monti. Grazie ad un utile servizio di Ballarò in prima serata su Rai Tre milioni di italiani hanno avuto conferma che oramai si è arrivati al pignoramento di fatto dell’intero importo delle pensioni, una fattispecie vietata dalle nostre leggi”. E ancora: “Con le prescrizioni anti contante previste dal decreto Salva Italia e l’obbligo di accreditare le pensioni oltre 1.000 euro in un conto corrente, infatti, è divenuto di fatto possibile per i soggetti esattori requisire l’intero importo delle pensioni, poiché una volta passate in conto divengono interamente risparmio e sono passibili di esecuzione forzata totale. Il governo deve prevedere una tutela reale per i pensionati che vengono colpiti nella loro dignità con la possibile sottrazione dell`intero importo della pensione invece del quinto previsto dalle leggi. Lo stesso discorso vale per l`accreditamento degli stipendi.” Il problema nasce dalla manovra Salva Italia con cui è stato reso obbligatorio aprire un conto corrente bancario o postale per ricevere la pensione o lo stipendio se di importo superiore a 1.000 euro. Poi il DL 16 del 2012 ha stabilito nuovi limiti al pignoramento presso terzi di stipendi e di pensioni nella misura di 1/10 per stipendi-pensioni-salari e altre indennità derivanti dal rapporto di lavoro fino a 2.500,00 € e di 1/7 per stipendi-pensioni-salari e altre indennità derivanti dal rapporto di lavoro netti da 2.500,00 € a 5.000,00 €. Per tutti gli importi superiori a 5.000 euro, il limite al pignoramento è pari a un quinto. Ciò quando il pignoramento avviene alla fonte cioè in via diretta da parte dell’ente previdenziale o del datore di lavoro. Invece se il pignoramento dello stipendio o della pensione è praticato in un secondo momento, presso la banca dove il lavoratore o il pensionato deposita quanto percepisce al mese, il limite di un quinto non vale più: il denaro diventa pignorabile per intero. Equitalia si è difesa in una nota dalle accuse di pignorare stipendio e pensione al 100% affermando che l’agenzia di riscossione: “non può conoscere a priori quello che viene depositato sul conto corrente, però adotta gli eventuali correttivi del caso, in presenza di una richiesta da parte del contribuenti che comprovi che sul conto corrente confluisca solo la pensione, la stipendio o altra indennità”. Da qui la parole di Befera che in audizione parlamentare ieri ha denunciato il vuoto normativo, invitando a colmarlo al più presto con nuove regole ad hoc. Foto © Getty Images

lunedì 15 aprile 2013

Uk, nuove regole per i diritti dei lavoratori: tutelati anche vegani e druidi

Uk, nuove regole per i diritti dei lavoratori: tutelati anche vegani e druidi Il documento arriva a pochi mesi dalla vittoria alla Corte di Strasburgo di una dipendente della British Airways, licenziata per aver indossato una croce cristiana sul luogo di lavoro. Nessuna discriminazione anche per gli ebrei che al venerdì sera preparano lo Shabbath o per gli ambientalisti che si rifiutano di prendere la macchina di Daniele Guido Gessa | 15 aprile 2013Commenti (117) Più informazioni su: British Airways, Corte di Strasburgo, Manchester, Regno Unito, Strasburgo, UK. Share on oknotizie Share on print Share on email More Sharing Services 71 Sì a permessi sul lavoro per druidi e pagani per officiare riti e cerimonie a Stonehenge, il sacro circolo di pietre megalitiche. Così, allo stesso modo, un vegano potrà pretendere cibo privo di proteine animali dalle mense aziendali e un ebreo potrà assentarsi da lavoro il venerdì sera per prepararsi alle celebrazioni del Sabbath. Nel Regno Unito la Equality and Human rights commission (Ehrc), una struttura paragovernativa, ha diffuso un documento fra manager e capi d’azienda, per ricordare loro le varie sentenze arrivate dalla Corte europea dei diritti umani e per fare in modo che in Gran Bretagna questi diritti dei lavoratori vengano tutelati. Il documento, che ha quasi valore di legge del lavoro in quanto riassume le pronunce europee, arriva a pochi mesi dalla vittoria alla Corte di Strasburgo di Nadia Eweida, una dipendente della British Airways che fu licenziata per aver indossato una croce cristiana sul luogo di lavoro. Per l’azienda la dipendente non aveva rispettato il regolamento sull’uniforme. Per la Corte, che ha dato ragione alla donna, si è trattato di un chiaro caso di discriminazione. Il dibattito fu ampio nel Regno Unito e persino la politica parlò della vicenda. A pochi giorni dalla decisione della polizia di Manchester di tutelare dai “crimini d’odio” anche le “subculture” giovanili come punk, emo, dark o metallari, intanto, a colpire di più, sono gli aspetti più peculiari del documento dell’Ehrc. I druidi, innanzi tutto: nel Regno Unito, migliaia di persone credono in questa religione pagana. Esistono circoli diffusi sul territorio, siti Internet sui quali è persino possibile seguire dei corsi online, a ogni solstizio si tengono frequentatissimi incontri in luoghi ritenuti “magici”. Ora, appunto, secondo la commissione, un druido potrà assentarsi da lavoro per seguire un rito e non potrà essere vietata la propaganda con volantini e affissioni. I vegani, poi: le mense aziendali dovranno attrezzarsi per garantire un cibo adatto anche a chi non vuole avere nulla a che fare con gli alimenti di origine animale. Altra “comunità” ricordata dal documento è quella degli ambientalisti. Un dipendente non potrà più essere ripreso o punito per non aver voluto prendere un aereo per motivi di lavoro – si sa, gli aerei producono molta Co2 – e allo stesso modo non gli si potrà vietare di “sgridare” un collega che si reca in ufficio in macchina. Tutti principi stabiliti da sentenze di Strasburgo e che ora, appunto, sono stati messi tutti insieme in un unico documento. Per difendere le aziende da sempre più costose cause legali – questo pare essere il motivo di fondo – la commissione, tuttavia, ha pensato pure alle religioni o ai “credo” più tradizionali. Così, ci sono indicazioni anche per cristiani, ebrei e musulmani, così come per gli atei. Le croci al collo non potranno essere vietate, appunto, e chi crede in Dio non potrà essere forzato a smettere di parlarne con colleghi e superiori. “Quello che deve essere tutelato è più di un’opinione o di un punto di vista – ha scritto nel preambolo la commissione – e dovrebbe essere genuinamente e sinceramente tenuto in massimo rispetto in una società democratica”. La guida per datori di lavoro e manager, inoltre, mette il naso anche nella controversa questione degli operatori sanitari religiosi. Un’infermiera potrà d’ora in poi recitare una preghiera con un paziente, sempre che questi sia d’accordo. Non si parla di obiezione di coscienza, la questione è troppo delicata per essere regolamentata da un documento della commissione, così medici musulmani maschi non potranno rifiutarsi di visitare le donne, e così via. I datori di lavoro, però, sono stati messi sull’attenti. All’ora della preghiera ogni musulmano avrà il diritto di assentarsi dal lavoro, così come un ebreo potrà prendersi del tempo per celebrare le sue feste.

Uk, nuove regole per i diritti dei lavoratori: tutelati anche vegani e druidi - Il Fatto Quotidiano

Uk, nuove regole per i diritti dei lavoratori: tutelati anche vegani e druidi - Il Fatto Quotidiano

mercoledì 10 aprile 2013

I DANNI CAUSATI DAL PARACETAMOLO

Andateci piano con farmaci come la Tachipirina Send to Kindle La Tachipirina è un farmaco spesso assunto con superficialità, soprattutto nei bambini (anche neonati) al primo accenno di febbre. In realtà è un farmaco che può avere effetti molto dannosi per l'organismo umano. Il principio attivo della tachipirina è il paracetamolo. Gli effetti tossici del paracetamolo sono ampiamente noti ormai da tempo. Gli studi più recenti risalgono ad una pubblicazione del 2010 da parte del New Zeland Ashsma and Allergy color Study Group a cura del dott. Wickens e Colleghi sulla rivista "Clinical & Experimental Allergy" : si sostiene che il paracetamolo è un potente farmaco ossidante e proprio per questo consuma le scorte del nostro più potente antiossidante che è il glutatione. Gli antiossidanti ci proteggono dagli effetti dannosi dei radicali liberi: quest'ultimi sono responsabili di gran parte delle malattie degenerative, dell'invecchiamento e probabilmente anche del cancro. La Tachipirina viene consigliata, dai medici stessi, anche per i bambini ma quest'ultimi, specie se molto piccoli, sono poveri di sostanze antiossidanti e così facendo li rendiamo ancora più poveri. Inoltre si è visto che l"assunzione di paracetamolo può essere associata nei bambini allo sviluppo di asma e allergie. Questo è quanto emerso da uno studio della Otago University di Wellington pubblicato sulla rivista Clinical and Experimental Allergy. Julian Crane, lo scienziato che ha coordinato lo studio, ha dichiarato: "La scoperta principale è che i bambini che hanno utilizzato il paracetamolo prima di aver compiuto 15 mesi (il 90 per cento) hanno il triplo di probabilita' in piu' di diventare sensibili agli allergeni e il doppio di probabilita' in piu' di sviluppare i sintomi come l'asma a sei anni rispetto ai bambini che non hanno utilizzato il paracetamolo. Tuttavia, allo stato attuale - ha continuato Crane - non sappiamo il perche' di questo. Abbiamo bisogno di studi clinici per verificare se queste associazioni siano causali o meno, e per chiarire l'impiego comune di questo farmaco". Secondo lo studioso questi dati sono purtroppo possibili perchè "il paracetamolo e' stato dato molto liberamente ai bambini piccoli". Il Dott.Roberto Gava, famoso per l'approccio medico non convenzionale, ha scritto un articolo denuncia sui danni della Tachipirina. Egli conclude il suo articolo con queste parole: "Se l'Industria Farmaceutica guadagna sempre di più è anche a causa della nostra ignoranza. Le conoscenze le abbiamo, ma non possiamo più attendere che siano lo Stato o la Medicina Ufficiale a comunicarcele: oggi ognuno deve darsi da fare e cercare di proteggere la salute propria e quella dei suoi cari.Spesso, nelle relazioni che tengo a qualche convegno sono solito proiettare alla fine questa frase: "La salute è un prezioso patrimonio, nostro e dei nostri figli: non possiamo metterla nelle mani dell'Industria Farmaceutica o degli attuali Enti Governativi ... molto probabilmente, chi lo farà la perderà!". fonte: Cado in piedi

Diaz-G8, iniziata l'udienza: i dirigenti di polizia rischiano il carcere

Diaz-G8, iniziata l'udienza: i dirigenti di polizia rischiano il carcere

Giulietto Chiesa No Muos - BELLINI BROADCASTING SERVICE ©

di Giulietto Chiesa - Il Fatto Quotidiano.

Nei prossimi giorni, precisamente lunedì 8 e martedì 9 aprile , si terrà a Bruxelles, nel Parlamento Europeo, un incontro che avrà per titolo: “Oltre le teorie circa le modificazioni del clima – La società civile contro la geo-ingegneria”.
L’incontro è stato promosso da me, in quanto presidente del laboratorio politico Alternativa, in collaborazione con Josefina Fraile Martin, presidente di Terra SOS-tenible e promotrice della coalizione Skyguards  (a sua volta associazione internazionale che raggruppa ricercatori e attivisti di Grecia, Francia, Spagna, Belgio, Gran Bretagna  e altri paesi europei).
Importante sottolineare che l’incontro è patrocinato ufficialmente da due gruppi parlamentari,  quello dei Verdi e quello della European Free Alliance

Claudio Messora su La Cosa

Fiducia? What's fiducia?



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>>> Guarda l'intervento di Claudio Messora su La Cosa! <<<

"Quindi improvvisamene gli attivisti del M5S si sarebbero bevuti il cervello. Tutti insieme. Dopo avere combattuto per anni il Pdl e il Pd-L, dopo avere mandato "affa" tutto e tutti, improvvisamente sarebbero tutti per votare la fiducia a Bersani & Co. Lo stesso Pd che ci ha regalato la tassa da 4 miliardi servita a pagare i conti di MPS, che non ha mai fatto la legge sul conflitto di interessi, che va a chiudere la campagna elettorale a Berlino. Lo stesso PD che copia le parlamentarie di Grillo ma riserva i posti chiave per le solite Bindi & Co. Lo stesso Pd di Violante, quello di "abbiamo una banca". Quel PD lì. E questi duri e puri del M5S, arrivati in Parlamento al ritmo di "vi apriremo come una scatoletta di tonno", al primo canto delle sirene di gente corresponsabile di tutto questo sfascio, si metterebbero a invocare l'accordo, addirittura la fiducia, come un qualsiasi partitucolo da prima repubblica? Ma lo sanno questi signori che, se votano la fiducia, si rendono corresponsabili di tutto quello che farà dal giorno dopo il Governo di Bersani & soci? Lo sanno che questi sono vecchi squali della politica, controllano i ministeri e conoscono tutti i trucchi possibili per fare tutto l'ostruzionismo di questo mondo, per cui, conoscendo la tattica della melina meglio di chiunque altro, avendola praticata per intere legislature, prometteranno per l'ennesima volta di tagliarsi gli stipendi, di togliere i rimborsi e tutto il resto, ma poi troveranno tutte le scuse per ritardare fino ad arenare ogni progetto di legge del M5S, mentre cercheranno di far passare nuove ignominie ai danni del popolo italiano, e queste ignominie ricadranno sulla testa del M5S? Forse i titoloni dei giornali, quelli che parlano di base spaccata basandosi su qualche commento su un blog e su una petizione in rete (gli stessi giornalisti che non sanno distinguere "Twitter" da "Tweet", ripetendo grottescamente "ho letto un twitter di tizio e caio" ad ogni ospitata televisiva) sono solo l'ennesima strumentalizzazione giornalistica orchestrata dalla vecchia politica. Forse questa Viola Tesi che all'improvviso spunta fuori dal nulla, con una petizione pro fiducia (pro Pd) in rete, guarda caso su un sito che nulla ha a che fare con il M5S, raccogliendo magicamente decine di migliaia di firme, non è esattamente espressione della base del Movimento. Potrebbe mai esserlo una che fino a un paio di mesi fa almeno militava convintamente nella base del Partito Pirata? Lo stesso partito pirata che deve vedersela con quel Marco Marsili che proprio durante le scorse elezioni, sbugiardato da Anonymous o chi per essi, cospirava contro il M5S cercando di distruggerlo? Ed ecco, cliccando qui, una delle tante conversazioni che provano la sua partecipazione attiva nella base del Partito Pirata. Può una attivista convinta di un altro movimento, a uno o due mesi dalle elezioni, diventare come per magia espressione della base del M5S ed essere rilanciata, in primis da Repubblica, il giornale della tessera numero uno del PD (De Benedetti), con la sua petizione pro Pd (adesso capite la ragione delle regole sulle candidature di Grillo)? E le 75mila firme raccolte, come per magia, in meno di 48 ore, sono della base del M5S? Cosa dà cotanta sicumera ai signori giornalisti che fanno i titoli? Fanno le pulci a una che non conosce il numero esatto dei senatori della Repubblica, e poi sparano titoli così palesemente scollegati dai fatti? Già, perché è evidente che se una di un altro partito viene spacciata per una rappresentante della base del M5S solo perché pubblica una lettera su un sito qualunque, con la stessa nonchalance si possono far votare decine di migliaia di militanti di un qualunque altro partito sotto a una petizione qualsiasi e poi spacciare le firme come la prova evidente che la base del M5S (o quella dell'ultimo partito della Nuova Guinea) è compatta contro il suo leader. E si può perfino arrivare a colonizzare un intero blog, con iscrizioni mirate dell'ultima ora. Tant'è vero che alcuni, tra i firmatari, non si fanno neppure scrupolo di mascherare il fatto non solo di non essere appartenenti alla base del Movimento Cinque Stelle, ma neppure di essere espressione di quegli 8 milioni e mezzo di italiani che hanno condiviso e votato le proposte di Grillo.
Cari "grillini" (a me questo termine potete passarlo): voi siete arrivati adesso con le valigie di cartone, ma questi conoscono l'arte di mettervelo in quel posto meglio di chiunque altro, avendo una lunga scuola alle spalle. Cercate di non farvi fregare e rimettete, con lucidità, ogni tassello al suo posto. Voi, per la vostra storia e per la natura radicale delle vostre rivendicazioni, che sono quelle che gli italiani vi hanno chiesto esplicitamente di portare avanti, non potete votare la fiducia a un partito che si è reso corresponsabile dello stato in cui versa questo Paese. Tutt'al più, se proprio Pd e Pd-L ci tengono alla governabilità, possono sempre votare, loro, la fiducia al primo Governo targato MoVimento 5 Stelle." Claudio Messora

Quindi siamo sotto dittatura ?

Il golpe è iniziato da anni. Un golpe alla luce del sole per delegittimare e svuotare il Parlamento. L'Italia non è più una repubblica parlamentare, come previsto dalla Costituzione, ma una repubblica partitica. I partiti hanno sostituito la democrazia. La volontà popolare è diventata una barzelletta. La delegittimazione del Parlamento è avvenuta in due mosse. Il Governo, che dovrebbe governare, ha di fatto sostituito l'attività parlamentare e legifera attraverso i decreti legge, provvedimenti provvisori avente forza di legge, che dovrebbero essere adottati SOLO in casi straordinari di necessità e urgenza dal Governo, ai sensi dell'art. 77 della Costituzione. La seconda mossa è stata la nomina diretta dei parlamentari da parte dei segretari di partito grazie al Porcellum. I partiti hanno occupato il Parlamento con delle sagome di cartone e spossessato della sua funzione legislativa. Se questo non è un golpe cosa lo è? La situazione si è aggravata dopo la "non sfiducia" a Rigor Montis, che si è "non dimesso" (in effetti è ancora in carica...). Da metà dicembre il Parlamento è entrato definitivamente in coma, ormai ha un encefalogramma piatto. Scioglimento delle Camere anticipato (e non necessario), nuove elezioni e dopo quattro mesi non sono ancora state formate le Commissioni parlamentari che hanno il compito di esaminare i disegni di legge. Non c'è alcun impedimento costituzionale o di altro tipo per istituirle, ma i partiti non le vogliono. Il motivo è semplice. In Parlamento c'è ora un nuovo arrivato, un imprevisto, il M5S che vuole avviare al più presto una serie di leggi che per pdl e pdmenoelle sono come l'aglio per i vampiri. Legge sul conflitto di interessi, legge anti corruzione, applicazione della legge sulla ineleggibilità, legge per togliere con effetto retroattivo da questa legislatura il finanziamento pubblico ai partiti, eccetera, eccetera. La ragione (inesistente) per non fare le Commissioni è che non c'è un Governo. Una balla ad uso pdlpdmenoelle. Grazie a questa fandonia si potrebbero ottenere risultati da Guinnes dei primati. O un Parlamento bloccato fino alla formazione del prossimo Governo a fine maggio (dopo la nomina del presidente della Repubblica), con l'Italia da dicembre 2012 a giugno 2013 senza un Parlamento effettivo (in più dopo giugno arriva l'estate con la chiusura di 40 giorni di Camera e Senato per le vacanze). O un'ipotesi ancora peggiore: nuove elezioni a giugno con un Parlamento che entrerebbe in attività solo a fine 2013. Un anno di blocco. Il MoVimento 5 Stelle vuole un Parlamento in pieno esercizio da ora. Il Paese è al collasso e l'attività legislativa è bloccata. Un suicidio. Commissioni subito o partiti commissariati. Il Parlamento deve ritornare a essere sovrano. #CommissioniSubito: partecipa alla discussione su Twitter: Tweet su "#CommissioniSubito"

martedì 9 aprile 2013

Coppia di fatto e, Vendola ?

Modulo "Dichiarazione di residenza" per soggetti senza fissa dimora abituale :: Diritto & Diritti

Modulo "Dichiarazione di residenza" per soggetti senza fissa dimora abituale :: Diritto & Diritti

Persone “senza fissa dimora” e nuove regole in materia di cambio di residenza in tempo reale :: Diritto & Diritti

Persone “senza fissa dimora” e nuove regole in materia di cambio di residenza in tempo reale :: Diritto & Diritti

Il pagamento di 40 miliardi alle imprese è un bluff

Il pagamento di 40 miliardi alle imprese è un bluff Pubblicato da ImolaOggiECONOMIA, NEWSapr 9, 2013 9 apr – Il decreto varato dal Governo Monti lo scorso sabato, si potrebbe anche chiamare “La favola della montagna che partorì il topolino”. La montagna è il debito che lo stato e le pubbliche amministrazioni hanno nei confronti dei propri fornitori. Il topolino è il decreto varato dal governo dal Governo che prevede il pagamento di 40 miliardi di euro tra il 2013 e il 2014. L’entità della montagna, non è affatto nota, neanche al governo. Le analisi svolte dalla Banca d’Italia si basano su stime statistiche, e non tengono conto dei debiti dello Stato e delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle piccole imprese, con un numero di addetti inferiori a 20. Quindi, i 91 miliardi quantificati dalla Banca d’Italia sono del tutto sottostimati rispetto a quello che potrebbe essere il totale del debito nei confronti dei fornitori, che la CGIA di Mestre quantifica in almeno 120/130 miliardi di euro. Ma potrebbero essere molti di più. Ad ogni modo, sabato scorso è stato varato il decreto che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) sbloccare il pagamento di 40 miliardi di debito nei confronti dei fornitori delle PA, di cui una parte nel 2013 e l’altra nel 2014. Peccato che il 2014, continuando simili condizioni, difficilmente potrà averci vivi, e chi si aspetta che questo provvedimento potrà contribuire a mitigare lo sfascio di cui le aziende italiane sono vittime, con ogni probabilità, sarà destinato a ricredersi e a rimanerne deluso, anche in tempi brevi. E ciò per diverse ragioni. In primo luogo, 26 dei 40 miliardi saranno gestiti da un fondo in dotazione alla Cassa Depositi e Prestiti e le pubbliche amministrazioni, al fine di pagare i propri fornitori, oltre a non esserne obbligate ex lege, per accedervi, dovranno adeguarsi ad una procedura amministrativa macchinosa di compartecipazione ai fondi della CDP. Il tutto per non fare apparire il provvedimento per quello che in realtà è: un aiuto indiretto alle banche, che potranno gestire buona parte di questo denaro per conto della Cassa Depositi e Prestiti di cui sono azioniste, del tutto indisturbate, per quasi due anni, o forse più. Altrimenti perché approntare un provvedimento normativo per compiere un atto di ordinaria amministrazione quale quello del pagamento delle forniture? Inoltre, il provvedimento citato, non ospita affatto un vincolo di destinazione delle somme date in pagamento, tale da impegnare i destinatari di queste risorse al pagamento degli arretrati accumulati nei confronti dei subappaltatori/subfornitori. E’ del tutto verosimile, quindi, che buona parte dei fornitori che saranno pagati (forse) utilizzeranno tali somme per: a) adempiere alle obbligazioni tributarie scadute e non ancora onorate, sotto la ghigliottina di Equitalia, pronta, altrimenti, a bloccare i fattori produttivi delle aziende (conti correnti, macchinari, impianti). E qui verrebbe da chiedersi se non fosse stato opportuno contemplare nel provvedimento delle soluzioni idonee a riformare (almeno parzialmente) la procedura di riscossione di Equitalia, magari prevedendo la possibilità di rateizzare debiti tributari, con sanzioni ridotte, e in tempi più lunghi rispetto a quelli rituali, al fine di non sottrarre liquidità al sistema, già arido di suo. b) ridurre l’indebitamento verso il settore bancario. Anzi, a dire il vero, il provvedimento del governo, sotto quest’ultimo aspetto, dispone che, in caso di crediti già ceduti al sistema bancario, il pagamento (alle banche) dovrà avvenire attraverso titoli di stato, sorvolando, de facto, le imprese cedenti. Le quali imprese, in alternativa, nell’impossibilità di ottenere un pagamento liquido, avrebbero eventualmente potuto utilizzare i titoli avuti in pagamento ponendoli a garanzia di ulteriori linee di credito, superiori alla garanzia offerta, generando liquidità aggiuntiva rispetto all’anticipazione estinta, e allentare la perseverante stretta creditizia. Inoltre, dei 40 miliardi di euro in “pagamento”, una parte di questi, circa 8 miliardi, dovrebbero tornare nuovamente in tempi brevi nelle casse dello stato come gettito IVA, visto che i fornitori delle pubbliche amministrazioni sono tenuti a corrispondere l’Iva sulle vendite effettuate nei confronti delle PA, successivamente al pagamento delle forniture effettuate. Paolo Cardenà per VincitorieVinti f. Imola Oggi

Festeggiamento per la morte della Thatcher

Un proverbio dice: che il valore di una persona e di quanto si sia fatta volere bene nel corso della sua vita. lo si vede al momento della sua morte. Per la scomparsa di Margaret Thatcher questo detto calza a pennello benché al contrario. Ieri notte in quasi tutta la Gran Bretagna centinaia di persone si sono riversate per le strade per festeggiare la morte di Margaret Thatcher. Che dire si sono viste scene di persone quasi impazziate che urlavano gioiose per la scomparsa ormai di una vecchia signora. Come al solito ci sono stati i soliti manifestanti che hanno preferito con la scusa di festeggiare: fracassare vetrine di negozi e saccheggiarli. La macabra manifestazione organizzata dalla sinistra ha coinvolto quasi tutte le città del Regno Unito, nel sud di Londra nel quartiere di Brixton due donne sono state arrestate perché intente a rubare in un negozio distrutto dalle persone scese in piazze. E' stato così sino a tarda notte per più tante persone, giovani e vecchi che hanno voluto festeggiare pur sempre la morte di una persona malata da tempo. A Brixton l'agitazione è stata attribuita alle profonde differenze razziali di uno dei quartieri più popolosi della capitale dove è concentrato un alto numero di persone disoccupate. Striscioni portati da giovani che non erano ancora nati quando la Lady di Ferro governò il paese, eppure con evidenti scritte di astio nei confronti dell'ex Primo Ministro britannico, celebre per le sue ferme battaglie negli anni'80 ai sindacati e manifestazioni dei lavoratori. Anche al nord della Gran Bretagna in particolare Glasgow e Leeds le persone sono scese in piazze radunate grazie agli inviti mandati via Twitter e Facebook per celebrare la morte della odiata Margaret. Nel mentre tappi di spumante si alzavano al cielo assieme a cori che urlavano ''La strega è morta', 'Maggie Maggie Maggie.'' Infine a Derry nell'Irlanda del Nord la polizia ha dovuto proteggersi da bombe molotov lanciate da persone scese in piazza per la notizia della scomparsa della loro amata Margaret Thatcher.

lunedì 8 aprile 2013

NON E' UN ERRORE IL BX- icbzu1, è voluto, dimostratemi il contrario

Non è un errore il bx-icbzu1 è voluto da Google, impedire la diffusione di video; questa è CENSURA, ovunque si cerca una risposta non viene trovata, un errore non può durare tanto tempo !

dica addio alla cura e ci ridia 113.000 euro!

Martedì 19 marzo 2013 dalle ore 13:00 circa, Flora Nardelli e Barbara Bartorelli saranno presenti a Radio Gamma 5 (94:00 MHz in FM e ascoltabile via streaming vai alla pagina) Denuncia pubblica Mi scusi: lei è in cura con il Metodo Di Bella? Bene, dica addio alla cura e ci ridia 113.000 euro! Ci risiamo. Ennesima cattiveria gratuita, gesto irresponsabile da parte dei giudici che nemmeno hanno voluto ascoltare le motivazioni dell’avvocato della signora Flora Nardelli (da vedere la videotestimonianza sotto). Appena è stato fatto il nome "Di Bella" è stato esclamato "Bocciato". La situazione è particolarmente grave, peggio di quello che è capitato a me, condannata anche io, dopo due ricorsi vinti precedentemente con la possibilità di curarmi il cancro con il Metodo Di Bella gratuitamente dopo il fallimento delle cure ufficiali, a risarcire l’ASL di Bologna di 41 mila euro! A Flora toglieranno la cura, che sta facendo da oltre 5 anni, chiedendole indietro la cifra di 113 mila euro. Il prezzo della vita di Flora, per una cura che le ha permesso di restare ancora viva! Al di là dei soldi, che non restituiremo per due motivi essenziali, non li abbiamo, non possediamo nulla e non ci vogliamo piegare a un’ingiustizia! Le conseguenze per Flora, a differenzia mia che sto benissimo da molti anni e non mi curo più, è che lei, invece, la cura la deve continuare. Com’è possibile che non sia stato nemmeno preso in considerazione che togliere le cure a una persona, la rende a rischio di poter peggiorare la situazione che ad oggi era perfetta? Ma questo paese è davvero impazzito. Anzi, non è il paese italiano, sono le persone che lo abitano! Quanti altri soprusi dovremo ancora sopportare? Io dico basta! Se avete voglia di aiutare Flora, vi chiedo di attivarvi scrivendo mail di protesta al ministro della salute e all’asl di Bologna, all’attenzione del direttore Fausto Francia; sul sito, sotto la sua foto, c’è una citazione: "Il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Azienda USL di Bologna ha la finalità di prevenire le malattie, promuovere, proteggere e migliorare la salute e il benessere dei cittadini" e continua così: Il Dipartimento garantisce: - attività sanitarie e tecniche, attività di vigilanza, per la tutela della salute in ambiente di vita e di lavoro; - supporto tecnico agli altri servizi dell’Azienda USL di Bologna nella definizione delle strategie di promozione per la salute, di prevenzione delle malattie e delle disabilità, di miglioramento della qualità della vita; - supporto tecnico agli Enti Locali e agli altri soggetti coinvolti, in particolare alla Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria, nella promozione della salute e nelle valutazioni di natura epidemiologica. Si articola in quattro Aree: - Igiene e Sanità Pubblica (Profilassi Malattie Infettive, Igiene Edilizia e Urbanistica, Igiene Alimenti e Nutrizione, Medicina dello Sport). - Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (Impiantistica e Antinfortunistica). - Sanità Pubblica Veterinaria (Sanità Animale, Igiene Alimenti di Origine Animale, Igiene degli Allevamenti e delle Produzioni Zootecniche). - Analisi, Prevenzione e Comunicazione del Rischio (Promozione della Salute, Epidemiologia Descrittiva, SIRS, Pianificazione e Innovazione, Centro Screening). Il direttore è Fausto Francia, la sede della direzione è a San Lazzaro di Savena, Via del Seminario, 1. Tel. 051 6224161/153 /165- Fax 051 6224406. direzione.generale@ausl.bologna.it segreteria.direzione.dsp@ausl.bologna.it Se leggete il secondo punto, "miglioramento della qualità della vita" importantissimo per tutti, usatela per sollecitarlo affinché si occupi di non lasciare morire una cittadina della città di cui è direttore sanitario! Vi ricordo, per chi non conoscesse la storia di Flora Nardelli, che era stata mandata a casa dagli oncologi dell’ufficiale cura, chemio, radio e quant’altro, perché non vi erano più possibilità oltre a tutto quello che avevano già fatto, che l’ha pure peggiorata, rimediandole un secondo tumore oltre il mieloma per cui era in cura, ovvero un cancro al polmone! Scegliendo il Metodo Di Bella ha potuto seguire una speranza di vita, e ha fatto bene, visto che è ancora qui con noi dopo tanti anni! Vi prego di aiutarla, io aprirò un gruppo/pagina di sostegno a Flora, sono benvenute tutte le iniziative che vorrete suggerire. Diciamo basta ai soprusi di ogni sorta ai danni della nostra vita! Grazie! Barbara Bartorelli La mail da inviare, per chi non sa cosa poter scrivere, è la seguente: ----------------------------------------------------------------------------------------- direzione.generale@ausl.bologna.it segreteria.direzione.dsp@ausl.bologna.it dsp@pec.ausl.bologna.it All'attenzione del Direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica – AUSL di Bologna Dott. Fausto Francia Spettabile Direttore, con incredibile costernazione ho appreso la notizia che una cittadina bolognese, la signora Flora Nardelli, ammalatasi … anni fa di tumore..., nello specifico di mieloma multiplo, è stata condannata dai giudici a restituire alla Asl la cifra di 113.000 Euro, somma che la stessa ha speso per garantire alla donna la terapia che la sta curando e guarendo! Non soltanto: la terapia le verrà sospesa, mettendo a rischio la vita della signora Flora. A seguito della diagnosi di mieloma multiplo, come purtroppo accade in casi del genere, la donna fu sottoposta alle cure “ufficiali”, che si rivelarono del tutto vane e che, anzi, resero ancor più grave una situazione già difficile. Infatti, tali terapie le causarono un ulteriore tumore, ad un polmone. Ancora chemio, radio, trapianto... Finchè, gli stessi medici delle strutture pubbliche a cui si era affidata dichiararono di “arrendersi” a quel che a loro appariva inevitabile, invitando la paziente a rassegnarsi alla... fine! Forza di carattere e un po' di “fortuna”, posero sulla strada di Flora un'altra possibilità, un'alternativa che le diede l'opportunità di continuare a VIVERE: il METODO DI BELLA! Fu con esso che la donna si riappropriò della vita, in modo dignitoso e pieno, libera di tutte le sofferenze che portano, sempre, le terapie a tutti note: chemio, radio ecc. La strada intrapresa fu impegnativa ma valida: cosa occorre discutere di fronte all'evidenza di una guarigione che agli stessi medici appariva impossibile? Oggi la signora Nardelli sta bene e, a dispetto di altre difficoltà che la vita le ha posto davanti, conduce una vita normale. Che ne sarebbe di lei nel momento in cui le venisse tolta la possibilità di continuare la cura? Giudici e medici, con tale sentenza, si stanno assumendo l'onere e la responsabilità di decidere che la vita di una persona debba avere termine, unicamente per una cieca visione di quella che dovrebbe essere sempre la garanzia della tutela della nostra salute. La sentenza della signora Nardelli segue di poco una precedente, riguardante un'altra cittadina ancora della provincia di Bologna, condannata a sua volta a restituire alla Asl i soldi spesi per la Terapia di Bella. Come per la signora Flora, fu un provvedimento d'urgenza ed una successiva sentenza di merito che imposero alla Asl l'erogazione gratuita dei farmaci alla donna. Il Dipartimento da Lei diretto si pone tra le finalità quella di “prevenire le malattie, promuovere, proteggere e migliorare la salute e il benessere dei cittadini". E, tra le garanzie, il supporto tecnico agli altri servizi dell’Azienda USL di Bologna nella definizione delle strategie di promozione per la salute, di prevenzione delle malattie e delle disabilità, di miglioramento della qualità della vita. Nel leggere queste parole, voglio interpretarle nel loro significato più ampio. Pur scontrandoci quotidianamente con una serie interminabile di ingiustizie, si cerca e si chiede uno spiraglio, affinchè una cosa sacra come la vita e pertanto la salute siano finalmente considerate diritto inviolabile di ogni persona! Chiedo a Lei, da amica della signora Flora, di intervenire per risolvere questo “errore”, frutto di una pessima e tutt'altro che disinteressata gestione della Sanità e della salute pubblica. Chiedo a Lei, ancora, di sostenere coloro che, come Flora, si trovano quotidianamente a dover affrontare il difficile e penoso calvario di malattie gravi e che, volendo guarire, desiderano l'assistenza ed il supporto di medici spinti unicamente dall'intento di aiutarli, senza pregiudizi o ostacoli di alcun tipo, ancor meno in relazione alla scelta terapeutica che ognuno di noi dovrebbe poter scegliere liberamente! Fiduciosa nel ricevere una Sua risposta positiva, La saluto cordialmente DATA FIRMA www.disinformazione.it

Messaggio ad un gesuita che si sente francescano

Messaggio ad un gesuita che si sente francescano Marcello Pamio - 16 marzo 2013 Francesco Giovanni di Pietro Bernardone, meglio conosciuto come San Francesco d’Assisi visse per 44 anni e portò alla chiesa una primavera di Vita. Sicuramente uno dei grandi illuminati che ha aiutato ad illuminare uno dei periodi più tenebrosi. Gandhi disse di lui che “ci vorrebbe un S. Francesco ogni cento anni e la salvezza del genere umano sarebbe garantita”. Come non essere d’accordo? Cosa c’entra San Francesco d’Assisi con il neoeletto papa argentino Jorge Mario Bergoglio, il cui nome d’arte è Francesco I? Assolutamente nulla! Il papa ha voluto precisare - forse perché sono trapelate alcune indiscrezioni che vedremo più avanti - di essersi ispirato per il nome proprio a Francesco d’Assisi. Il motivo è presto detto: vuole una “chiesa povera tra i poveri” (1). Chiesa povera??? Non mi risulta che i poveri indossino abiti come per esempio la casula, mitra, dalmatica pontificale che costano la bellezza di 32.000 euro, portati con estrema disinvoltura dal “papa emerito” Ratzinger. Le casule indossate al conclave sono state ben 200. Il camauro, scelto personalmente dal precedente pontefice, era di velluto rosso foderato e bordato di ermellino bianco. Esattamente gli stessi abiti - anche se all’epoca Prada non esisteva - usati dal poverello di Assisi. L'uomo a capo di una delle istituzioni più sfacciatamente ricche del pianeta, che tira in ballo uno dei più grandi Uomini che siano mai apparsi all’umanità, l'Uomo che ha abbandonato tutte le ricchezze materiali per abbracciare il vangelo del Cristo, è non solo una stortura ma una offesa a tutte le persone che vivono realmente nella povertà e a tutte quelle persone che cercano di migliorare la condizione di tante persone più sfortunate. Certamente tantissimi uomini di vera fede stanno vivendo esattamente questo ogni giorno nelle baraccopoli del sud del mondo, o meglio, ai confini del mondo, ma non certo quelli del vaticano. Ora il nuovo papa vuole una “chiesa povera tra i poveri”, quindi sicuramente metterà all’asta tutte le ricchezze fantasmagoriche che lo stato del vaticano in migliaia di anni ha accumulato, compreso i soldi depositati nei diversi paradisi fiscali, il tutto per aiutare a risolvere la fame e la povertà del mondo intero. Bellissimo quando irrealizzabile. E’ molto più probabile che Jorge Mario Bergoglio ha scelto il nome Francesco, non per ricordare il santo d’Assisi, ma per onorare Francesco de Jasso Azpilcueta Atondo y Aznares de Javier, detto Francesco Saverio. Una conferma arriva dal gesuita Giovanni La Manna presidente del Centro Astalli di Roma che in una intervista, dice letteralmente: “ho pensato immediatamente a questo riferimento, al nostro Francesco Saverio, che è un santo fondamentale per i gesuiti. Ha speso una vita intera nella sua missione di evangelizzazione” (2) Francesco Saverio è stato un gesuita e missionario spagnolo del 1500 e uno dei primi testimoni della Compagnia di Gesù oltreché uno dei fondatori. Papa Gregorio XV, lo stesso giorno, e cioè il 12 marzo 1622 canonizzò Francesco Saverio assieme al fondatore storico e riconosciuto dei gesuiti: Ignazio di Loyola! Paragonare il gesuita Francesco Saverio con San Francesco d’Assisi equivale a bestemmiare in chiesa. Ma chi sono i gesuiti? Dopo circa 2000 anni di storia, per la prima volta, un militare siede nel trono papale. L’Ordine dei Gesuiti o semplicemente la Compagnia dei Gesuiti è una organizzazione potentissima, strutturata come una milizia o esercito. Si considerano l’esercito del Cristo. L’obbedienza verso il diretto superiore è pressoché totale e il comandante è definito come Superiore Generale. I gesuiti prestano totale obbedienza al padre generale, detto anche “papa nero” che attualmente è Adolfo Nicolàs. Il nero è perché il generale veste sempre di quel colore, ma anche per indicare che è nell’ombra del Papa bianco… Ora il papa bianco è uno di loro. La Compagnia fin dall’inizio venne usata dal Vaticano per contrastare i vari movimenti di Riforma e protesta e per “evangelizzare”, diciamo così, le masse. Oggi l’Ordine conta circa 19.000 membri e controlla/lavora con un altro gruppo quello dell’Ordine Militare di Malta che ha circa 12.500. Se a questi aggiungiamo i 26.000 membri dell’Opus Dei si ha un vero e proprio esercito. Per comprendere la potenza di queste istituzioni poco conosciute, il Sovrano Militare Ordine di Malta è un osservatore permanente alle Nazioni Unite, intrattiene rapporti diplomatici con oltre 100 paesi e la sua sovranità è riconosciuta da 105 stati del mondo. L’iniziazione gesuitica Nella Compagnia la disciplina è assolutamente ferrea. Ogni singolo allievo deve fare degli esercizi spirituali che conducono alla vita occulta attraverso la volontà e il tutto tramite una severissima disciplina, che si potrebbe chiamare un vero e proprio addestramento. Nessuno viene ammesso agli effettivi gradini superiori del gesuitismo se non ha sperimentato nella propria anima la trasformazione totale di questi esercizi spirituali. Esercizi occulti che rendono l’adepto schiavo della Compagnia per tutta la vita. Padre Giovanni La Manna dice candidamente nell’intervista detta prima, che “chi è stato gesuita per anni non può cancellare le sue origini”. Dire che il gesuita non può cancellare le proprie origini è un modo edulcorato per dire che un gesuita non può uscire dalla Compagnia perché la propria anima è stata per così dire incatenata a seguito della potente iniziazione. Nel libro “Da Gesù a Cristo”, il filosofo Rudolf Steiner spiega nel dettaglio l’iniziazione occulta che i gesuiti devono passare, spiegando le immagini che per diverse settimane devono forzatamente vivere nella loro anima, nel totale abbandono e isolamento. Queste immagini hanno esattamente la funzione di trasformare e modificare la loro anima. Un’azione diretta e profondissima sulla volontà fa sì che l’allievo si astragga da tutto il resto votandosi solamente all’idea che “il re Gesù deve diventare il dominatore della terra”. Loro sono una milizia, la milizia di Gesù. Con questa idea estrema, marchiata a caldo nell’anima, i gesuiti si avvalgono di qualsiasi mezzo, legale e illegale, per servire e realizzarla. Quando però la volontà diventa tanto forte per mezzo degli esercizi spirituali occulti, la volontà acquista anche la capacità di agire a sua volta direttamente sugli altri... Stiamo assistendo a questo da oltre 500 anni. Papa Francesco I e la dittatura argentina Il nuovo papa è da anni accusato di essere stato colluso con la dittatura militare argentina. Dittatura iniziata da Jorge Rafael Videla che sterminò oltre 9000 persone senza tenere conto dei 30.000 desaparecidos, molti dei quali finirono gettati nell’Oceano dagli aerei. Nella foto a sinistra il futuro papa che da la comunione al criminale (a destra Videla assieme a Pio Laghi). Videla è stato condannato a due ergastoli e 50 anni di galera per violazione dei diritti umani. Un libro “L’isola del silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina” di Horacio Verbistky elenca quelle che sarebbero le prove di tale connivenza. Nel 1976, all’età di 36 anni il gesuita Mario Bergoglio divenne il più giovane Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina. Tutti i sacerdoti gesuiti erano sotto le sue dipendenze. Durante la dittatura militare, Bergoglio avrebbe svolto attività politica nella Guardia di Ferro, un’organizzazione della destra peronista. Non sappiamo se tali denunce sono fondate oppure no, ma a parte questo, cosa c’è di nuovo all’orizzonte? Nulla, perché da che mondo e mondo, una parte dell’istituzione ecclesiastica, quella collusa con la massoneria e i potentati finanziari internazionali, ha sempre spalleggiato i vari regimi dittatoriali e militari sparsi nel mondo. In questo preciso momento storico, alla chiesa - intesa come istituzione gerarchica umana, che nulla ha di spirituale - serviva dare una importante svolta mediatica. La crisi per il vaticano è su tutti i livelli, ad eccezione di quello economico ovviamente. La realtà molto probabilmente è la seguente: le chiese si stanno svuotando giorno dopo giorno, gli scandali della pedofilia hanno lasciato un vergognoso marchio indelebile, come pure gli scandali economico-finanziari, per non parlare della crisi di vocazione degli stessi preti. Per non perdere ulteriormente potere, soldi ma soprattutto controllo sulle masse, cosa fare, tenuto conto che il pontificato del pastore tedesco ha aiutato l’aggravamento e la sfiducia generali? Cambiare papa e far sedere nel trono di Pietro, uno che dia speranza di rinnovamento. L’illusione del cambiamento che non potrà mai avvenire, tanto meno da un gesuita! L’idea è strepitosa e il nome Francesco è a dir poco geniale. Una persona umile, modesta, che arriva dalla “fine del mondo”, un povero che gira in metropolitana, balla il tango, paga il conto di tasca propria e che ha avuto addirittura una fidanzatina. A quando il parlare agli uccelli e ammansire i lupi? Ma cosa volete di più? La fiaba è perfetta e come in tutte le fiabe che si rispettino, alla fine: “vivranno tutti (i ricchi in vaticano) felici e contenti”. “Se volete seguirmi, vendete ciò che possedete e il ricavato datelo ai poveri”, così ha detto ma soprattutto fatto, il vero e unico San Francesco d’Assisi. [1] http://terni.corriere.it/news.shtml?news=OPG78310 [2] “Papa Bergoglio, il primo gesuita a salire sul soglio di Pietro” http://www.huffingtonpost.it/2013/03/13/papa-gesuita-intervista-padre-giovanni-la-manna_n_2870717.html?utm_hp_ref=italy www.disinformazione.it

Il Bilderberg nomina il presidente della Repubblica italiana

Il Bilderberg nomina il presidente della Repubblica italiana 28 marzo 2013 - Ida Magli – fonte www.italianiliberi.it In un recente passato, che appare però lontanissimo, era stata promessa agli Italiani l’elezione diretta del capo dello Stato. Naturalmente non se n’è fatto nulla. In una cosa sola i nostri governi, quali che siano le loro ideologie e i loro orientamenti politici, sono tutti “montiani”: decisi e rapidissimi soltanto nell’aumentare le tasse. Per tutto il resto tempi biblici in attesa che svanisca anche il ricordo delle promesse fatte. Dunque niente elezione diretta del Presidente. Ma c’è invece chi lo sceglie per noi e senza chiedere il permesso a nessuno: quel Potere che in silenzio ha progettato e imposto l’unificazione europea, che ha progettato e imposto la moneta unica e che continua a presiedere a tutte le vicende più importanti dei singoli Stati i quali obbediscono anch’essi nel più assoluto silenzio. Sono uomini di cui non conosciamo altro che le facce e i nomi dei loro messi, di quelli mandati a mettere in atto la loro volontà, ma che possiamo riconoscere a colpo sicuro da un solo comune connotato: l’andamento disastroso di tutte le loro imprese, il fallimento di ciò che realizzano. Di fronte ai nomi ventilati in questi giorni dai giornali come possibili Presidenti: Amato, Prodi, D’Alema, ci potremmo domandare quanti voti avrebbero preso se gli Italiani fossero stati chiamati a votare. Sicuramente nessuno, o quasi. Sono stati già abbondantemente bocciati in precedenza e di conseguenza i loro nomi vengono indicati da un potere estraneo alla democrazia e che li impone esclusivamente in funzione del progetto euro finanziario che deve fare da apripista al governo finanziario mondiale. Non abbiamo sentito fino ad ora reazioni di nessun genere da parte dei politici: davanti al Potere nascosto dietro all’Europa nessuno parla. Abbiamo però già assistito a suo tempo all’esaltazione come Capo dello Stato di Ciampi, entusiasta fautore dell’euro in coppia con l’astutissimo Prodi con il quale ha provveduto a svendere e a spogliare di quasi tutti i suoi beni l’Italia pur di riuscire a farla entrare nello spazio paradisiaco dell’euro. Ne deduciamo che il compenso stabilito sia sempre lo stesso: prima dimostri di essere un servo fedelissimo del Potere finanziario europeo e mondiale, adempiendo al compito che ti è stato assegnato quali che siano le sofferenze e i danni che apporti alla tua patria e ai tuoi concittadini, poi diventi presidente della Repubblica. Lo stesso ragionamento, mutati i compiti e le situazioni, vale per gli altri nomi. La presidenza della repubblica italiana è appaltata al Bilderberg. Adesso, però, che abbiamo fatto una lunga e dura esperienza della quasi assoluta mancanza d’intelligenza che caratterizza i soci del Bilderberg e i loro emissari, montiani o meno, testimoniata chiaramente dai disastri che seguono alle loro imprese, sarà bene che i politici guardino in faccia la realtà. Anche a voler prescindere dai fatti che abbiamo sotto gli occhi (è di questi giorni il macroscopico pasticcio combinato a Cipro) non sono pochi gli analisti finanziari che prevedono un possibile crac dell’euro per il secondo trimestre e, se non un crac, delle difficoltà sempre più gravi nella gestione dell’economia in Europa. Sarebbe davvero poco “divertente” trovarsi fresco di nomina a capo della Repubblica e mandare in giro per il mondo a rappresentare gli Italiani proprio uno dei responsabili del crac www.disinformazione.it

Ad oggi dalle dimissioni del governo Monti.

di Paolo Becchi Ci sono voluti un mese di polemiche ed una comunicazione ufficiale del Presidente della Repubblica per prendere atto della mia analisi sulla prorogatio del Governo Monti. Sono passati 106 giorni, con oggi, dalle dimissioni del Governo e dal passaggio dello stesso al regime di prorogatio. Sì, perché – di grazia – quest’ultima inizia a decorrere dal momento in cui il Governo rassegna le proprie dimissioni nelle mani del Capo dello Stato. Si sa, la “boria dei dotti” di vichiana memoria non ha limiti: i “costituzionalisti” da giornali continueranno a ripetere che prorogatio è un termine tecnicamente inopportuno o inappropriato, continueranno a scrivere sulle prime pagine dei quotidiani nazionali, nonostante la sberla che si sono presi, nonostante la prova d’ignoranza (o malafede?) che hanno dato. Personalmente, non mi interessa. Forse, però, dovrebbe interessare la public opinion di questo Paese. Sono stanco di avere ragione, lo ammetto. Prima, però, di abbandonare le luci della ribalta in cui sono involontariamente caduto e ritornare ai miei studi, temo di dover ancora una volta intervenire per sfatare una tesi assurda. Purtroppo ciò che scrivo resterà, temo, lettera morta, e verrà giudicato un semplice esercizio scolastico. Ma – è dovere dirlo, per onestà intellettuale – la tesi secondo la quale il Parlamento non potrebbe istituire le Commissioni permanenti senza prima la formazione di un nuovo Governo è radicalmente priva di fondamento. È una sciocchezza, né più né meno delle sciocchezze che, per più di un mese, sono state sostenute contro la prorogatio. Per un mese una serie di “costituzionalisti”, politici, giornalisti ed affini ci hanno raccontato che non avevamo un Governo in Italia e che, senza Governo, il Parlamento non poteva fare alcunché. Finalmente il Capo dello Stato si è lasciato scappare che un Governo esiste, “è operativo” e che, pur dimissionario, non è dimesso. Immediato riposizionamento dei nostri commentatori: è vero, dicono ora, il Governo c’è, ma il Parlamento non può procedere alla formazione delle Commissioni, per poter iniziare finalmente a lavorare. C’è una logica, dietro queste affermazioni? Sì, c’è una logica che non ha nulla a che vedere con il dettato costituzionale, ma con il tradizionale modo di operare dei “partiti”: la formazione delle Commissioni permanenti, infatti, ha sempre implicato, nel cancro della nostra storia repubblicana, una serie di accordi, trattative e compromessi tra i partiti per la ripartizione dei Presidenti delle Commissioni. Momento fondamentale, dunque, delle logiche partitiche. Per questa ragione, allora, Pd e Pdl stanno “bloccando” la formazione delle Commissioni. Perché, senza prima l’accordo sul nuovo Governo, è ancora incerta la divisione tra maggioranza ed opposizione in Parlamento, è ancora irrisolto il problema essenziale per i partiti: capire chi andrà alla maggioranza, esprimendo il Governo, e, di conseguenza, come le Presidenze delle Commissioni potranno essere ripartite a partire da questa divisione maggioranza-opposizione. Questo stallo, che sta portando al “blocco” del Parlamento, è espressione non del dettato costituzionale, ma del fatto che Pd e Pdl vogliono, prima di formare le Commissioni, chiarire la “questione Governo”. In realtà, però, la formazione delle Commissioni non ha bisogno di alcun intervento del Governo e, a maggior ragione, di alcun nuovo Governo che sostituisca quello dimissionario. Del resto il Parlamento ha, senza la formazione del nuovo Governo, provveduto all’elezione dei Presidenti di Camera e Senato. Presidenti che, tuttavia, si sono per ora rifiutati di procedere secondo quanto prevedono i regolamenti parlamentari. L’art. 17 del regolamento della Camera, infatti, disposte che il Presidente nomini i deputati che compongono a Giunta delle elezioni (quella, per intenderci, che dovrà valutare l’eventuale ineleggibilità di Berlusconi) “non appena costituiti i Gruppi parlamentari”. A sua volta, il regolamento del Senato prevede che “Il Presidente, non appena costituiti i Gruppi parlamentari, nomina i componenti della Giunta per il Regolamento, della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari e della Commissione per la biblioteca e per l'archivio storico, dandone comunicazione al Senato”. Per la cronaca: i Gruppi si sono costituiti il 19 Marzo, ma non risulta che a ciò sia seguito alcunché. Ed i giorni passano. Che la formazione delle Commissioni non abbia nulla a che vedere con il Governo, inoltre, risulta chiarissimo da quanto dispongono, a questo proposito, i regolamenti parlamentari: Art. 19 Regolamento Camera dei Deputati: “Ciascun Gruppo parlamentare, subito dopo la costituzione, designa i propri componenti nelle Commissioni permanenti, ripartendoli in numero uguale in ciascuna Commissione e dandone comunicazione immediata al Segretario generale della Camera. Il Presidente della Camera, sulla base delle proposte dei Gruppi, distribuisce quindi fra le Commissioni, in modo che in ciascuna di esse sia rispecchiata la proporzione dei Gruppi stessi, i deputati che non siano rientrati nella ripartizione a norma del precedente comma nonché quelli che appartengono a Gruppi la cui consistenza numerica è inferiore al numero delle Commissioni”. Art. 21 Regolamento del Senato: “Ciascun Gruppo, entro cinque giorni dalla propria costituzione, procede, dandone comunicazione alla Presidenza del Senato, alla designazione dei propri rappresentanti nelle singole Commissioni permanenti di cui all'articolo 22, in ragione di uno ogni tredici iscritti, fatto salvo quanto previsto al comma 4-bis” È evidente che la formazione del nuovo Governo non ha nulla a che vedere con l’obbligo, per il Parlamento, di procedere alla formazione delle Commissioni permanenti, formazione indispensabile affinché l’Assemblea possa iniziare a legiferare. Stanno “bloccando” il sistema, ed è ovvia la ragione: i partiti vogliono rimandare al più a lungo possibile le questioni su cui, attualmente, non saprebbero come rispondere. Mi riferisco all’ineleggibilità di Berlusconi, alla riforma della legge elettorale, alle norme sulla corruzione e sui costi della politica. Pd e Pdl vogliono aspettare, vogliono prima cercare di trovare un “accordo” di massima su tutto questo. Ma, in questo modo – e nella storia repubblicana non era mai accaduto – si sta compiendo una grave violazione della democrazia parlamentare, impedendone il funzionamento. Il M5S deve reagire, non può lasciarsi “bloccare” da questi espedienti tipici della partitocrazia, dai giochi di corridoio ed anticamera. Che designi immediatamente, per il Senato, i propri rappresentanti nelle Commissioni e che, al contempo, inoltri una formale protesta ufficiale contro quanto sta accadendo. Deve chiedere l’intervento del Capo dello Stato, quale garante della Costituzione, per porre fine a questa palese ed evidente violazione delle regole della democrazia parlamentare. È il momento di prendere una posizione chiara, netta, contro Pd e Pdl, contro questo sistema che tenta di consumare, come un parassita, i deputati e senatori del M5S appena entrati in Parlamento. Non sporcatevi le mani con i partiti ed i loro compromessi, o sarete perduti per sempre. Riceverò altre critiche, non ne dubito. Risponde per me Vittorio Feltri, che in un twitter mi ha scritto: “Il suo torto è quello di avere ragione. Non glielo perdonano".

i Comuni arraffano illegittimamente nelle tasche dei cittadini

Grattino o tagliando di sosta scaduto: i Comuni arraffano illegittimamente nelle tasche dei cittadini Share on oknotizie Spesso si sente dire che le amministrazioni comunali elevano contravvenzioni per far cassa. Se l’infrazione e’ stata commessa, l’intento non importa: chi sbaglia deve pagare al di la’ d’ogni retropensiero. Il problema, pero’, si pone quando le sanzioni sono elevate per infrazioni tecnicamente inesistenti. E’ il caso del titolo di sosta scaduto, altrimenti noto come “grattino scaduto”. Il tagliando dice che s’e’ pagato fino ad un determinata ora e, quasi sempre, qualche minuto dopo la scadenza l’automobilista, che magari non ha avuto modo di rinnovarlo, si ritrova sul parabrezza una multa. Questa sanzione, a dirlo il Ministero dei Trasporti e diversi Giudici di Pace (da ultimo quello di Lecce), e’ illegittima. Motivo: non esiste una norma che sanzioni il fatto descritto. Insomma l’infrazione dev’essere considerata un inadempimento e l’azione conseguente dovrebbe essere quella di recupero del credito e non la sanzione. L’importo della “multa” e’ di 24 euro. Una discreta somma specie di questi tempi. Somma che diventa un vero e proprio balzello accettato a denti stretti se si tiene conto che per presentare ricorso al Giudice di pace solamente per il contributo unificato il costo e’ di 37 euro. In pratica ricorre solamente chi ne fa una questione di principio, agli altri non resta altro che dover subire la vessazione dell’amministrazione pubblica cui ci rivolgiamo: si smetta di compiere questi abusi, pur di far cassa, ripristinando immediatamente la legalita’. Alessandro Gallucci e Valentina Papanice, legali Aduc Autore del post Ezio Alessio Gensini - Giornalista, poeta, regista, sceneggiatore. Narratore di vicende sportive e divulgatore scientifico. Apolide. Vive a Křivoklát (Boemia) More Sharing Services

ITALIA ALLA FAME: DISPERATI ALL’ASSALTO DELLE CASSETTE DELLE ELEMOSINE

“Armati” di spago e colla per tirare su le monetine - A Genova il fenomeno dilaga e i parroci organizzano “ronde” di fedeli per tenere alla larga i malintenzionati - Per pochi euro di bottino si rischia la galera… - - Erika Dellacasa per "Il Corriere della Sera" L'ultimo caso? Venerdì mattina alle 10 e mezza. Don Valentino non ci ha pensato due volte ed è corso fuori dalla chiesa di Sturla, dietro il ladro: «Ridammi la busta con i 50 euro» gli ha intimato. L'uomo, noto per essere un violento, ha cercato di negare: «Non ho preso niente». «Non ci sono andato per il sottile - racconta il sacerdote genovese - e così lui ha tirato fuori i soldi che aveva preso dalla cassetta delle elemosine. Rubare ai poveri! Che vergogna! La busta non l'aveva più. L'aveva stracciata. Ma mi ha ridato i 50 euro». PARROCO DENUNCIA FURTI IN CHIESAPARROCO DENUNCIA FURTI IN CHIESA Il sacerdote ha rischiato una reazione spiacevole. «Lo so, ma se non si fa così non si ottiene niente. Voglio che chi viene in chiesa si senta tranquillo, sicuro, non derubato. Lo dico sempre: venite, chiedete e vi darò quel che posso, chi prende senza chiedere trova la porta chiusa». I furti delle elemosine sono ormai una costante, in preoccupante aumento. Quei 50 euro poi - un'offerta per Pasqua - rappresentano un'eccezione perché le elemosine sono sempre più esigue. Due facce della crisi. Don Valentino ricorda quando ha sorpreso un tizio con le mani nella cassetta delle offerte («aveva tirato su 5 euro con uno spaghetto con lo scotch biadesivo in fondo») o quando solo quattro giorni fa un energumeno ha insultato una volontaria che, avendone intuito le intenzioni, gli si era avvicinata. I volontari. FURTO NELLA CASSETTA DELLE OFFERTE IN CHIESAFURTO NELLA CASSETTA DELLE OFFERTE IN CHIESA Nelle chiese genovesi li chiamano custodi. In maggioranza pensionati e casalinghe, stanno in chiesa qualche ora, cambiano i fiori, guardano che tutto sia in ordine e nel frattempo tengono d'occhio chi si avvicina senza motivo alla cassetta delle offerte. L'anno scorso il parroco di Santa Zita, don Francesco Pedemonte, esasperato dai furti, aveva pensato di inquadrare i suoi custodi quasi come vigilantes, con turni precisi dalle 7 alle 19, per coprire l'orario di apertura della chiesa e con tanto di pettorina di identificazione: «Non solo rubano le offerte ma spariscono perfino le borsette durante la Comunione. Così non si può andare avanti». Ma, spiega don Pedemonte, «i vigili urbani mi hanno detto che le pettorine non le possiamo usare perché si violerebbe una norma sulla vigilanza. Ma mi hanno consentito di mandare i volontari con un giubbottino rosso per identificarli durante le processioni per il controllo anti-furto». CASSETTA DELLE OFFERTE IN CHIESACASSETTA DELLE OFFERTE IN CHIESA Per un don Valentino che rincorre il malintenzionato molti sono i sacerdoti anziani. Vorrebbero risolvere la situazione senza ricorrere ai carabinieri ma non sempre è possibile. Il 14 marzo due cinquantenni slavi sono stati sorpresi nella chiesa di San Quirico mentre trafficavano con un metro flessibile, che può terminare con una piccola calamita per le monete o con scotch e colla per le banconote. I due avevano recuperato due euro. OFFERTE IN CHIESAOFFERTE IN CHIESA Sono stati condannati per direttissima a 20 giorni di detenzione e 50 euro di multa. Avevano precedenti per altri furti in chiesa. «Ma non ho chiamato io i carabinieri» dice il parroco. «C'è una disperazione dilagante - riflette don Valentino - di cui non ci si rende ancora conto. E le chiese sono obiettivi facili, le cassette delle offerte sono a portata di mano. I responsabili dei furti sono stranieri o italiani, non c'è differenza». Don Silvio Grilli, direttore del settimanale cattolico «Il Cittadino» non vuole drammatizzare: «Chi pesca nella cassetta delle offerte c'è sempre stato - dice - oggi con la crisi la tentazione è più diffusa. Quello che è importante tuttavia non sono le poche decine di euro delle offerte ma l'incolumità dei parroci e delle persone che custodiscono la chiesa, insieme alla tutela del patrimonio artistico e degli oggetti sacri». Chi detiene il record dei furti è il santuario di Coronata, nelle alture di Genova. Dieci furti in due mesi. Nel frattempo è cambiato il parroco. E a Pasqua i ladri gli hanno dato il benvenuto forzando il portone con una barra di ferro: si sono portati via 1.300 euro dalla chiesa e 500 dall'abitazione del parroco, don Domenico Bergamo. «Molti danni - dice il parroco - per portare via poca cosa. Ma noi anziani, qui, in questo grande complesso, ci sentiamo indifesi». f. Dagospia

Sacchetti di plastica un vero flagello

Dalla resina di pino alla plastica biodegradabile di Claudia Raganà il 8 aprile 2013 · 0 commenti OkNotizie Email OkNotizie Sacchetti di plastica: un vero flagello per il nostro ecosistema. Spesso abbandonati dall’incuria e dall’inciviltà delle persone, finiscono sul terreno o in mare, senza possibilità che si degradino fino a sparire, a causa della loro composizione inquinante (la plastica, come noto, è un derivato del petrolio). Finiscono per causare danni all’ambiente, alla fauna e anche alla salute dell’uomo. Dall’Università del South Carolina, però, arriva qualche buona notizia. Il professor Chuangbing Tang, sta sviluppando un nuovo polimero green per le buste di nuova generazione, partendo dalla resina dei pini. Questo materiale colloso e del tutto naturale, infatti, è ricco di idrocarburi ed ha una composizione chimica simile, sebbene non identica, a quella del petrolio. Gli idrocarburi delle resine possono essere facilmente convertiti in plastica tramite un processo di polimerizzazione, proprio per le loro caratteristiche chimiche simili ai derivati del petrolio. Ma lo sviluppo di plastiche “rinnovabili” è ancora in fase embrionale e deve recuperare un gap quasi centenario di ricerca e sviluppo, che ha portato avanti lo sviluppo di polimeri del petrolio (come il plexiglas e il PVC). LO SAPEVI? Plastica, il Mediterraneo più inquinato di Oceano Atlantico e Pacifico Secondo il professor Tang, la composizione chimica delle resine di conifera è in grado di produrre polimeri di ottima fattura, grazie alla loro struttura molecolare rigida e alle caratteristiche idrorepellenti. Inoltre, sono ottimali per la biodegradabilità e lo smaltimento nell’ambiente, dal momento che, essendo di natura biologica, costituiscono un terreno “familiare” per i batteri responsabili della decomposizione. Il team di ricerca di Tang, in collaborazione con la Chinese Academy of Forestry, si è occupato di analizzare e catalogare tutte le sostanze che compongono le resine d’albero e che presentano una struttura cosiddetta aromatica. Questo documento costituirà la base per lo sviluppo di un polimero completamente green. Forse ti potrebbe interessare anche: ◾ 16 modi di ridurre lo spreco di plastica ◾ I pesci ingeriscono plastica nei mari: uno studio americano ci dice per la prima volta quanto ◾ Video: quando il delfino combatte per liberarsi dal sacchetto di plastica… . Rimani sempre aggiornato! Ricevi il meglio di TuttoGreen nella tua email Accetto di ricevere comunicazioni commerciali Dichiaro di aver letto l'informativa privacy Segui TuttoGreen anche su:
L'Italia finirà come Cipro o come la Grecia? Beppe Scienza. Dipartimento di Matematica dell'Università di Torino, www.beppescienza.it La sorte delle banche cipriote ha spaventato molti risparmiatori italiani. Al riguardo due "notizie", una buona e una cattiva: 1. L'Italia non finirà come Cipro 2. L'Italia può finire come la Grecia. Vediamo perché. L'Italia come Cipro? Le banche di Cipro sono rimaste chiuse per dodici giorni, poi aperte con fortissime limitazioni (un massimale giornaliero di 300 euro prelevabili in contanti, uno mensile di 5.000 per le carte di credito ecc.). Ma il peggio è la mannaia abbattutasi sui conti correnti della Banca di Cipro (Τραπεζα Κυπρου) e della Banca Popolare (Λαικη Τραπεζα). Per ogni conto corrente solo 100.000 euro sono rimasti disponibili. Per quanto eccede tale cifra non è neppure chiaro se resterà qualcosa fra imposte straordinarie, conversione forzosa in azioni della banca ecc. L'alternativa a tali misure era comunque il fallimento di tali banche. La vicenda cipriota è un'ulteriore smentita delle frottole care alle banche italiane e ai giornalisti ai loro ordini, che blaterano di "lotta al contante come battaglia di civiltà" (Giovanni Sabatini, direttore dell'ABI, l'associazione delle banche italiane). È tutto falso: nessun altro mezzo di pagamento offre pari protezione e uguale garanzia di disponibilità. BCE ha inviato a Cipro contenitori con 5 miliardi di euro in banconote, non in carte di credito. Vedi il mio intervento "Viva il contante! Lo dice la Bundesbank": vedi: L'indecenza delle banche Ma tornando alle preoccupazioni dei risparmiatori, c'è il rischio che capiti lo stesso con le banche italiane? La risposta è no. Cipro ha (o aveva) affinità semmai con Malta o il Lussemburgo, non con l'Italia o la Spagna. La maggior parte dei depositi nelle sue banche era di stranieri (russi, britannici…), in gran parte evasori fiscali o peggio, attratti da vantaggi fiscali. Non è così per le banche italiane. Si può sostenere addirittura che le banche cipriote fossero tali di nome, agendo nella sostanza come fondi o società d'investimento in prodotti speculativi. Non è così per le banche italiane. Se però uno vuole stare più tranquillo e prelevare soldi in contanti dal suo conto, per metterli in cassetta di sicurezza, è libero di farlo senza limiti. E se gli dicono il contrario, magari me lo segnali (beppe.scienza@unito.it). L'Italia come la Grecia? Molto maggiori invece le affinità con la situazione greca prima dell'insolvenza. Senza indulgere nel catastrofismo, è innegabile che l'attuale cocktail sia venefico. Esso è composto da un altissimo debito pubblico (appare vicino il 130% rispetto al PIL ed è una brutta percentuale), una crisi economica e una classe politica non all'altezza della situazione, per non dire peggio. Una fine come la Grecia non è certo prossima, ma a medio termine non si può escludere. Di fatto non la escludono i mercati finanziari. Cosa significa infatti uno spread di 300-350 punti ovvero un rendimento dei titoli di stato italiani superiore del 3-3,5% a quelli tedeschi? In qualche modo significa attribuire anche più del 3% di probabilità all'insolvenza dello stato italiano. È pura edulcorazione servile sostenere che lo spread dipenda invece dalla diversa liquidità o volatilità dei titoli italiani. Balle! Dipende dal maggior rischio percepito di default. Ma il giornalismo economico italiano è la fiera degli strafalcioni. Vedi l'editoriale di Enrico Romagna-Manoja, direttore del settimanale il Mondo, dove leggiamo che il salvataggio (?) della Grecia è avvenuto "senza toccare i singoli risparmiatori" (29-3-2013, pag. 7). È invece stato un massacro per i risparmiatori greci, italiani, tedeschi ecc. che possedevano tali titoli con perdite nell'ordine del 70%: vedi «La Grecia è in default» del 30-4-2012: http://www.youtube.com/watch?v=WVrIy5-xkss. Volendo dirigere un giornale, noto per altro per le sue figuracce, potrebbe dedicare un po' di tempo ad aggiornarsi. Da tempo il limite di protezione dei conti correnti non è più di 103 mila euro cioè 200 milioni di lire, come scrive Romagna-Manoja nello stesso editoriale, ma di 100 mila euro. Col che possiamo concludere con considerazioni solo parzialmente rassicuranti. L'esito della crisi cipriota ha infatti confermato la volontà di salvaguardia dei depositi bancari fino a 100.000 euro, ritenuta in qualche modo la soglia sotto cui si colloca il piccolo risparmio. Fra l'altro anche per le obbligazioni Alitalia operò in qualche modo tale limite. Appare però quantitativamente arduo, per non dire impossibile, garantire una tale protezione in caso di default dell'Italia: i risparmiatori italiani sono troppi." f. Beppescienza

domenica 7 aprile 2013

La Corea vuole attaccare gli USA, è UNA BUGIA.

La verità sulla Corea del Nord e la guerra che scoppierà Sapete tutti cosa sta accadendo in Corea del Nord? E se non fosse come credevamo? E se ci fossimo cascati tutti? Faremo un riassunto della situazione e ipotizzeremo cosa accadrà. Un piccolo ripasso prima: La Corea del Nord minaccia gli Usa Venti di guerra in Corea del Nord Corea del Nord pronta all’attacco nucleare contro gli Usa La Corea del Nord minaccia il Giappone? Iniziamo con il dire che nessuna fonte ufficiale nord-coreana ha affermato che il paese sarebbe pronto a far scoppiare una guerra nucleare con gli Stati Uniti. Infatti, la notizia è stata riportata solo dai media occidentali, che dicono di averla ricevuta quando in Corea erano circa le 4:00 di notte. Strano, no? Non importa. Facciamo un passo indietro. Come ogni anno accade, ci sono state le esercitazioni congiunte di Corea del Sud e Usa a pochi chilometri dal confine e come sempre, la Corea del Nord va in stato di allarme e intensifica le esercitazioni. Stavolta però, gli Usa hanno dispiegato bombardieri B-2 e B-52 e aerei da guerra F-22, ma come se non bastasse ha portato vicino alle coste due cacciatorpedinieri in grado di intercettare missili e abbatterli. I Bombardieri B-2 sono in grado di trasportare la bomba GbU-43/B MOAB, che ha un peso di 13 tonnellate e 600 kg e che è in grado di “bucare” il cemento armato fino a 70 mt, mettendo a rischio le centrali di comando nord-coreane e gli impianti nucleari. A questo punto la Kim Jong-un ha dichiarato lo stato di Guerra, ha chiuso le frontiere impedendo ai cittadini sud-coreani di raggiungere il complesso di Kaesong dove i due paesi operano insieme e ha autorizzato l’esercito ha lanciare testate nucleari contro gli Stati Uniti per spaventare l’occidente. f. informazioni sul web A questo punto abbiamo gli Usa che provocano lo stato Nord-Coreano e questo che risponde provocandoli nello stesso modo. Ma c’è un altro problema. Gli Stati Uniti sono vincolati da un trattato di difesa ad intervenire in caso di guerra tra le due Coree. E in questa situazione con alta tensione, ci vorrà poco a far scoppiare una guerra. Basterebbe un raid delle forze speciali nord-coreane in Corea del Sud. E se scoppiasse la guerra? Il dittatore Nord-Coreano raderebbe al suolo Seoul usando gli 11mila pezzi di artiglieria pesante e le batterie missilistiche nascoste. Tra gli obiettivi ci sarebbero anche i 28mila soldati americani. Ma non è finita qui. I missili nord-coreani sono puntati verso le basi americane in Giappone, ovvero Okinawa e Guam. Invece l’esercito è composto da ben 1,5 milioni di soldati più 3,5 di milizie pronti all’invasione della Corea del Sud e gli Usa sarebbero costretti a spostare gli aerei da guerra dal Golfo e dall’Afghanistan, ma dobbiamo anche considerare che le riserve missilistiche americane scarseggiano e le attrezzature mostrano segni di logoramento. In questi anni, Washington ha sempre combattuto contro piccole nazioni come la libia, l’Iraq o la Somalia, mentre l’unica grande guerra fu quella contro il Vietnam in cui fu costretto ha ritirarsi. Certo, le forze nord-coreane verrebbero annientate all’istante, ma a quel punto punterebbe a una guerra di difesa e gli Usa non sarebbero in grado di sconfiggere un esercito solido ed efficiente come questo. Inoltre si conta che un’invasione agli Usa costerebbe circa 250mila perdite e quindi dovrebbero usare il nucleare, ma la Corea del Nord, minaccia di annientare il Giappone e la Corea del Sud, alleati americani e c’è anche il rischio di un intervento cinese a favore della dittatura Stalinista. Inoltre voglio ricordare che il ministero del tesoro non sa più dove trovare risorse economiche e le ultime guerre gli sono costate circa 2000 miliardi di dollari. In più i militari americani impegnati attualmente in Medio Oriente, non sarebbero in grado di sostenere una vera guerra contro la Corea del Nord. Quindi la mia ipotesi è che la Corea del Nord stia minacciando gli Usa perché sa che vincerebbe in caso di una guerra in casa loro che farebbero scoppiare provocando gli americani che non potrebbero usare il nucleare per primi, perché l’opinione pubblica si indignerebbe. Allo stesso tempo l’America starebbe preparando i cittadini a un’invasione con l’idea di usare il nucleare, però prima devono essere i Coreani ad usarlo e ritengo che non ci cascheranno. Infine dobbiamo considerare che gli Americani hanno dalla loro parte la Nato, ma la Corea del Nord, ha Cina, Russia e vari paesi asiatici. Tornando alla notizia della guerra, forse la Corea è pronta alla guerra, ma non a quella nucleare e forse la loro è solo una risposta all’ennesima provocazione americana. Malcom X disse: “Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono”. Probabilmente aveva ragione… Ci sono cascato anche io. Commentando la situazione, sappiamo che negli ultimo anni gli USA hanno aggredito i vari paesi del medio oriente e del nord Africa con il pretesto di liberare i popoli oppressi, noi sappiamo benissimo che così non è, il loro scopo è il petrolio e il controllo geopolitico di certa area strategica al fine di continuare a depredare e imperare sugli altri popoli.

Portogallo: un po’ d’aglio contro i vampiri della troika

Portogallo: un po’ d’aglio contro i vampiri della troika Di ilsimplicissimus Gigantesca manifestazione a Lisbona Gigantesca manifestazione a Lisbona Mentre da noi i giornaloni e le tv si occupano spasmodicamente delle convulsioni politiche di un’epoca, resuscitando persino lo spettro di Bossi che appare nel fantasma di Pontida, non ci fanno invece sapere – per evitare contagi – che la Corte Costituzionale portoghese ha dichiarato inammissibili quattro corposi articoli della legge finanziaria 2013, voluti e caldeggiati dalla Troika. Si tratta in sostanza di quei punti che prevedevano il taglio drastico se non la completa cancellazione di tredicesime e quattordicesime per lavoratori, ricercatori e pensionati oltre che la riduzione delle indennità di malattia e disoccupazione già aggredite in precedenza. Dal momento che che da oltre due decenni sui due stipendi aggiuntivi si sono scaricati tutti gli aumenti e adeguamenti di retribuzione, il taglio avrebbe rappresentato una vera sferzata di impoverimento: non a caso il 2 marzo scorso gigantesche manifestazioni di protesta hanno attraversato il Paese, un milione e mezzo di persone in piazza, che da noi sarebbero state 10 milioni facendo il rapporto di popolazione. La cancellazione di questi provvedimenti comporta un impatto finanziario di oltre 1 miliardo e trecento milioni che si era pensato di prendere ai ceti popolari: dunque uno stop destinato a far sballare i conti della Troika e del governo di sua fiducia che infatti ormai sta traballando. Ma soprattutto un recupero di sovranità reale dopo tante cessioni e cedimenti resi possibili da governi “amici”, da pressioni, ricatti e illusioni vuote. E tuttavia il meccanismo del massacro non si ferma: di fronte a questa impasse Bce, Bruxelles e Fmi hanno immediatamente trasferito in Lusitania le idee pronte in dispensa per la la Grecia, ovvero la cancellazione del salario minimo in maniera da recuperare egualmente la cifra che ora viene a mancare. La cosa è interessante e ci fa capire anche parecchie delle mosse che vengono portate avanti in Italia: fino ad ora, la troika aveva solo preteso riduzioni del salario minimo. La richiesta di una sua abolizione ha preso corpo invece dopo che un certo numero di multinazionali (tra cui Barilla e Nestlé) avevano chiesto al governo Greco di eliminare i minimi per poter assumere giovani a stipendi nordcoreani: 250 euro al mese con possibilità di licenziamento immediato, oltre a sconti sulle tasse e sull’energia. Il ministro dello sviluppo economico Chatzidakis ha preso tempo avvertendo che forse non era possibile eliminare del tutto i minimi, già ridotti recentemente. Però, guarda caso, questa richiesta di aziende private è quasi subito divenuta una richiesta ufficiale della troika, anche se rivolta al Portogallo probabilmente per non farla troppo sporca: del resto si sapeva che la Corte costituzionale di Lisbona avrebbe bocciato tutta o parte della finanziaria di quest’anno e si è proceduto con una vendetta preventiva. Diventa così evidente la complicità tra poteri economici reali e pseudo organismi superpartes come fingono di essere quelli europei o il Fmi, diretto del resto da una ex “facilitatrice” di traffico d’armi.

sabato 6 aprile 2013

Portogallo, la Corte costituzionale boccia l’austerity: “Viola principio di uguaglianza” - Il Fatto Quotidiano

Portogallo, la Corte costituzionale boccia l’austerity: “Viola principio di uguaglianza” - Il Fatto Quotidiano

Gli animalisti lanciano la “trattativa” con il ministro Balduzzi

E gli animalisti lanciano la “trattativa” con il ministro Balduzzi: “Basta con la vivisezione” Pubblicato il 5 aprile 2013 da Elena Barlozzari Categorie : Cronache vivi!!Sono andati sotto il ministero per chiedere una commissione. Niente “saggi” però, per fortuna. Ma esperti contro la vivisezione sì. Un gruppo di più di duecento attivisti, coordinati dal Partito Animalista Europeo, Memento Naturae, Roma for Animals ed Istinto Animale, ha raggiunto ieri il Ministero della Salute per chiedere l’abolizione della vivisezione e presentare un documento ufficiale che propone la costituzione di una commissione di tecnici e ricercatori antivivisezionisti che, in seno allo stesso Ministero, «possano dimostrare l’indiscussa scientificità della ricerca senza animali». Soddisfatto dell’esito dell’iniziativa Stefano Fuccelli del PAE: «Doppia vittoria, abbiamo portato in piazza molte persone ed anche ottenuto un colloquio personale con il Ministro Balduzzi dal quale siamo stati ricevuti: con lui abbiamo intavolato una trattativa concreta». Al centro della “trattativa” c’è l’abolizione totale della vivisezione, che non può non passare attraverso la validazione di metodologie alternative alla sperimentazione animale. I metodi in questione, seppur già presenti “nella teoria”, sono privi “nella pratica” degli impulsi politici che solo il Ministero della Salute è in grado di dare. «Possiamo quindi asserire che le alternative scientifiche esistono ma non vengono utilizzate poiché non godono dell’appoggio politico necessario a farle emergere dallo stagno burocratico ed a spingerle verso la validazione» afferma Riccardo Oliva, rappresentante di Memento Naturae. Ricordiamo a chi ci legge, a proposito, che lo stesso Centro Ricerche Tossicologiche della Menarini S.p.a, in un comunicato rilasciato in seguito alla vicenda degli otto beagle di Pomezia, aveva auspicato che venissero individuati «dalle autorità preposte test sostitutivi dell’obbligo di sperimentazione animale». Appare quindi condivisa non solo dal fronte animalista ma anche da quello dell’imprenditoria privata legata alla ricerca, la richiesta di sprone formulata ieri al Ministro Balduzzi, che essendo ulteriormente corredata dal parere favorevole di numerosi ricercatori e da innumerevoli evidenze di carattere scientifico, non può più esser ignorata dalle istituzioni politiche interpellate. f. OK notizie

Elsa Fornero insulta gli italiani

Elsa Fornero insulta gli italiani: mangiaspaghetti e fannulloni. Offriamole la cittadinanza tedesca! Riccardo Spiga avatar Sabato 10 Marzo 2012, 16:49 in personaggi di Riccardo Spiga Commenti dei lettori Il ministro Elsa Fornero: "Non si può dare il salario minimo agli italiani, o si siederebbero a prendere il sole e mangiare pasta al pomodoro". elsafornero.jpg Gli stereotipi negativi sugli italiani, da quando è nato il Regno d'Italia e forse ancora prima, sono durissimi a morire tra i nostri vicini europei. Anzi, negli ultimi tempi si sono andati rafforzando, un po' anche per colpa nostra, ammettiamolo. Esserci tenuti quasi vent'anni Silvio Berlusconi, con le sue gaffe e le nipoti di Mubarak, è qualcosa di cui gli altri non si dimenticheranno facilmente. Ma i pregiudizi vengono da molto più lontano, come dicevamo. Annunci Google La PiadineriaStesa, cotta e farcita al momento: trova La Piadineria più vicina a tewww.lapiadineria.com Assistenza Folletto BimbyAutorizzato Folletto Bimby Miele Torino Corso Casale114 e Moncalieriwww.vreservice.it Tagli Di CapelliScegli il Taglio adatto a Te. Scopri come avere un Nuovo Lookwww.cosmopolitan.it/Capelli Churchill amava ripetere che gli italiani non finiscono mai le guerre con chi le cominciano, mentre è famosa la copertina del 1977 di Der Spiegel, che rappresentava il Belpaese con un piatto di spaghetti e una pistola. Del resto anche noi italiani amiamo criticare noi stessi e c'è un vasto repertorio di giudizi tranchant di intellettuali e artisti sui nostri vizi pubblici e privati, il che almeno ci mette al riparo da qualsiasi accusa di nazionalismo e partigianeria: più autocritici e autoironici di noi proprio non esiste altro popolo. Ora però, se dalla penna di uno scrittore o di un satirico sono ben accetti anche i commenti più severi, fino ad arrivare persino alla sana e liberatoria invettiva, nel caso dei governanti è logico attendersi una sensibilità ben diversa. Perché rappresentano ufficialmente il popolo italiano, anche di fronte agli stranieri, e perché sono stati chiamati dai cittadini a un ruolo di grande onore e responsabilità. Dunque, francamente, che il ministro Elsa Fornero, interrogata da alcune giovani precarie sulla possibilità di introdurre un reddito di cittadinanza, risponda rispolverando lo stereotipo del clima e degli spaghetti - "L'Italia è un Paese ricco di contraddizioni, che ha il sole per 9 mesi l'anno e con un reddito base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro" - ci sembra davvero troppo. Insomma, parliamo del ministro del Lavoro, non di una giornalista di Der Spiegel. Ci mancava solo che citasse il mandolino e il quadro era completo. Comunque, se qua sta tanto male e il bel tempo la disturba tanto, può sempre andarsene a vivere in Germania. Là potrebbe liberamente insultare gli italiani in tutti i modi che preferisce, sarebbe di sicuro apprezzata. Qua decisamente meno. Spero. (In alto: Fornero; fonte: infophoto). F. OKnotizie

martedì 2 aprile 2013

Che fine ha fatto la Grecia ?

CHE FINE HA FATTO LA GRECIA? - NON SE NE PARLA QUASI PIÙ, MA ANCHE DOPO IL SALVATAGGIO (PAGATO DAI CITTADINI CON DELLE MICIDIALI POLITICHE DI AUSTERITY), IN GRECIA LE COSE NON MIGLIORANO, ANZI - IL PIL È CROLLATO DEL 6%, L’ECONOMIA È TORNATA AI LIVELLI DEL 2001 - LA DISOCCUPAZIONE A LIVELLI SPAVENTOSI: IL 27% DEI GRECI È SENZA LAVORO - IN COMPENSO IL TURISMO DELL’EGEO PARE SI STIA RISOLLEVANDO... Ettore Livini per "Repubblica.it" GRECIA La tragedia greca continua ad aggiornare i suoi record negativi. Il Paese non è sull'orlo della guerra civile e del crac, come dice con un po' di superficialità il tam-tam della rete. L'austerity lacrime e sangue imposta dalla Troika in cambio di 230 miliardi di aiuti morde però ancora duro. E la ripresa - complici gli abbagli presi dagli economisti del Fondo Monetario sulle conseguenze dei tagli chiesti ad Atene (errori che in questi giorni stanno infiammando la polemica nel Paese) - è rimandata almeno al 2014. L'oggi dunque è fatto di statistiche da brividi, specie per una nazione nel cuore della civilissima Europa. La disoccupazione a novembre è salita al 27%, il livello peggiore di tutto il continente, con il dato per i giovani tra i 18 e i 25 anni arrivato allo stratosferica cifra del 61,7%. SCONTRI AD ATENE In un mese la Grecia ha bruciato 30mila posti di lavoro, mille al giorno. Secondo uno studio del Gsee, il maggior sindacato del settore privato, 3,9 milioni di persone su 11 vivranno a fine 2013 sotto la soglia di povertà dei 7.200 euro di reddito annuo. "Il prossimo anno il paese tornerà a crescere", ha promesso il ministro alle finanze Yannis Stournaras. Per il momento però continua la caduta a vite. SCONTRI AD ATENE Il pil dell'ultimo trimestre è stato pari a 40,6 miliardi di euro, riportando l'orologio dell'economia nazionale indietro di 12 anni al 2001. Dal 2007 il Pil ha perso il 20%, il 2012 si è chiuso con un -6% e il 2013 secondo le stime del governo andrà in archivio con un altro -4,5%. GRECIA EURO La Grecia, alla luce di questi dati, fatica a festeggiare il riconoscimento dell'Ocse che ha regalato ad Atene la palma del paese a maggior tasso di riforme tra il 2011 e il 2012 assieme agli altri Piigs continentali, pur ammettendo che "la strada da percorrere prima dell'uscita dal tunnel è ancora lunga". GRECIA Percezione che tra le strade di Atene, in mezzo alle serrande abbassate e alle manifestazioni ormai quotidiane a Syntagma è già particolarmente chiara. I segnali positivi si contano sulle punta delle dita. Il rendimento dei decennali è crollato negli ultimi mesi, segno che sul Paese spira un po' più di fiducia. Più concreti però sono i miglioramenti del turismo. L'Egeo è sempre l'Egeo e le prenotazioni per la primavera 2013 sono in rialzo del 15-20%. I greci sperano che sia davvero l'inizio della riscossa. Dagospia