lunedì 28 ottobre 2013

vignette divertenti


Tutti i costi della politica Italiana

26-03-2007 ] Spese esecutivi, potere giudiziario, istituzioni versione per la stampa Fonte originale della notizia » iFatti.com iFatti.com è un'agenzia quotidiana d'informazione per la stampa e per le emittenti radiotelevisive, specializzata nell’informazione in tempo reale e presente sul web proponendosi come content provider di news nei settori: Attualità, Politica, Cronaca, Inchieste, Rubriche, Economia, Lavoro, Salute, Scienze, Spettacolo e Sport, comprensive di foto, immagini video e commento audio. iFatti.com raggiunge, tramite abbonamento, oltre 10 emittenti televisive regionali distribuite sul territorio nazionale. Il progetto web è a cura di Eurisko S.r.l. che ne gestisce anche la fornitura di hosting. La Redazione iFatti.com è testata giornalistica registrata al Tribunale di Napoli al numero 26 in data 17 marzo 2006. Direttore responsabile: Vincenzo Palladino Editore: Edizioni Senzaprezzo S.r.l. 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La ricerca è stata pubblicata nel mese di gennaio del 2007 e descrive in dettaglio alcuni dei costi che bisogna sostenere per mantenere la politica italiana, tra cui: i costi delle istituzioni; i costi degli esecutivi; i costi del potere giudiziario; il prezzo delle istituzioni e della politica in Sicilia; sanità e lottizzazione partitica. 1. Introduzione La politica è lo strumento fondamentale attraverso il quale i cittadini partecipano alla vita pubblica e amministrano i loro interessi. Politica, infatti, è un termine di derivazione greca: la polis è la città-stato dell’ antica Grecia; essa costituisce l’ espressione di una comunità umana che vive in una dimensione politica, appunto (secondo Aristotele l’ uomo è un animale politico, ossia portato a convivere con i suoi simili). Per i greci la polis rappresenta la più alta forma di convivenza e di organizzazione umana. Oggi la comunità umana è organizzata diversamente dalla polis greca: non esiste più la città-stato; ci sono gli stati e le organizzazioni internazionali. Tuttavia la dimensione politica e organizzativa di quella fondamentale esperienza costituisce un caposaldo fondamentale anche nel mondo attuale. La politica dovrebbe esprimere e realizzare ancora oggi un ideale alto di convivenza umana; chi fa politica come rappresentante (in senso lato) della comunità di individui-cittadini stanziata su un determinato territorio deve farsi carico delle esigenze, dei problemi e degli interessi della comunità stessa, al fine di attuare una vera dimensione comunitaria; per fare ciò è necessario che il politico si ponga al servizio dei membri della società. La politica oggi si pone spesso in modo assai diverso dalla necessaria dimensione di servizio ora menzionata: essa diventa molto frequentemente strumento di potere fine a sé stesso, che comporta costi spesso abnormi per l’ intera collettività: il prezzo ingiustificato della macchina politica deriva proprio dal fatto che si è persa, almeno in gran parte, la concezione della politica come servizio al cittadino. Molteplici sono le cause che fanno lievitare a dismisura i costi della politica. Iniziamo l’ analisi dalle istituzioni rappresentative, che costituiscono il cuore del nostro ordinamento democratico. 2. I costi delle istituzioni rappresentative. Le due assemblee parlamentari costituiscono, probabilmente, uno degli elementi che maggiormente evidenziano l’ elevatissimo e spesso del tutto ingiustificato prezzo della politica in Italia. Le voci di costo più consistenti sono quelle costituite dagli "stipendi" dei membri delle due Camere; in realtà non si potrebbe parlare propriamente di stipendi, ma di indennità: infatti l’ art. 69 della Costituzione sancisce che "I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge". Attualmente tale indennità è disciplinata dalla legge n. 1261 del 31 ottobre 1965, la quale stabilisce che essa è suddivisa in due voci: 1) Il compenso mensile fisso, che gli Uffici di presidenza delle Camere devono decidere in modo che esso non superi il dodicesimo del trattamento complessivo annuo lordo del magistrato con funzione di presidente di sezione della Corte di Cassazione ed equiparate. 2) La diaria, il cui ammontare è parimenti deciso dagli Uffici di presidenza delle due Camere. Essa è assegnata in ragione dei giorni di seduta; esiste la possibilità di ritenute in caso di assenze. Nel nostro ordinamento attuale, dunque, il mandato parlamentare non è più gratuito. Diversamente avveniva quando era in vigore lo Statuto Albertino. Infatti l’ art. 50 di quella Costituzione sanciva che "Le funzioni di Senatore e di Deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione od indennità". Oggi i membri delle istituzioni rappresentative percepiscono, invece, l’ indennità di cui all’ art. 69 della Costituzione, e ciò appare giustificato e comprensibile. Meno comprensibile è l’ ammontare eccessivo dell’ indennità stessa: si consideri che i membri del Parlamento incassano, al mese, 14.000 euro! Di questi, 5.500 costituiscono lo "stipendio", ossia l’ indennità in senso stretto, 4.000 euro vengono assicurati come rimborso della spesa derivante dal soggiorno a Roma, 4.200 euro sono somministrati ai Deputati per finanziare le spese inerenti il rapporto con i loro elettori. Per quanto concerne i Senatori, quest’ ultima voce di spesa è finanziata con circa 500 euro in più al mese: si sale, così, a circa 4.700 euro. Ancora meno giustificati, quando addirittura del tutto ingiustificati, appaiono, soprattutto all’ opinione pubblica ed alla luce dell’ etica pubblica, i numerosi privilegi concessi ai rappresentanti della Nazione. Iniziamo dalle agevolazioni di cui essi godono in tema di trasporti. I parlamentari hanno una carta che assicura loro la libera circolazione sulla rete ferroviaria nazionale e sulle linee aeree; possono prendere i traghetti senza rispettare la fila e, soprattutto, senza pagare il biglietto! Possono, inoltre, contare su un rimborso di 3.300 euro per i viaggi in taxi, che sale a 4.000 euro se il Deputato abita a più di 100 km dall’ aeroporto più vicino. I membri delle assemblee rappresentative possono, inoltre, utilizzare il telepass in autostrada gratis. Nel caso in cui il parlamentare abbia l’ esigenza, per motivi di studio o per ragioni comunque connesse all’ esercizio della sua attività, di varcare i confini nazionali, può contare su un rimborso che arriva ad un massimo di 3.100 euro. Nel 2005 i soli Deputati sono costati alla collettività 40.000.000 di euro! I privilegi non finiscono qui, perché ai parlamentari è assicurato un rimborso sulla bolletta telefonica fino ad un massimo di 3.100 euro. Viene loro assegnato, infine, un computer portatile che possono tranquillamente tenere anche dopo la fine della legislatura, sia ben chiaro, per esigenze di tutela della riservatezza dei dati. Per quanto concerne il trattamento pensionistico, esso evidenzia, forse ancora di più il fatto che i rappresentanti della Nazione godono di notevoli privilegi. Infatti i parlamentari (sia Deputati che Senatori) hanno la possibilità di maturare una pensione straordinaria anche se sono in carica per una sola legislatura. Tale pensione straordinaria è denominata vitalizio. Essa matura al compimento dei 65 anni di età. Se il Deputato è rimasto in carica per più legislature, il vitalizio può maturare anche al compimento dei 60 anni. L’ ammontare del vitalizio può variare da un minimo del 25% ad un massimo dell’ 80%; la prima ipotesi si verifica nel caso in cui il parlamentare abbia ricoperto la carica per una sola legislatura. La seconda, invece, si realizza nel caso in cui il parlamentare sia stato in carica per più legislature. E’ poi da sottolineare il fatto che per maturare il vitalizio non è necessario che scadano i 5 anni di legislatura. E’ invece sufficiente che il parlamentare resti in carica per 2 anni, 6 mesi ed 1 giorno. Bisogna, poi, considerare il fatto che i parlamentari possono tranquillamente sommare la pensione che percepiscono per la loro attività professionale con quella acquisita attraverso la loro attività di rappresentanti della Nazione. Veniamo, infine, alle considerazioni che riguardano il termine dell’ attività di parlamentare: la liquidazione ottenuta dai parlamentari ammonta all’ 80% dell’ indennità che va moltiplicato per il totale degli anni della legislatura. Ciò significa che Deputati e Senatori conseguono, come minimo, una liquidazione pari a 35.000 euro. Il prezzo dell’ attività delle istituzioni rappresentative non è determinato soltanto dagli abnormi costi delle indennità e dei vari privilegi dei parlamentari, ma anche (e in misura molto rilevante), dagli altrettanto abnormi oneri derivanti dall’ attività dei partiti e dei gruppi parlamentari. Tra questi 2 organismi esiste una stretta connessione, dal momento che i gruppi, pur essendo formalmente e giuridicamente distinti dai partiti, costituiscono lo strumento attraverso il quale questi agiscono all’ interno delle assemblee rappresentative. Secondo Michele Ainis l’ onere finanziario derivante dall’ attività dei partiti costituisce il costo maggiore della politica. Il problema principale del sistema politico italiano è costituito dall’ eccessivo numero dei partiti e dalla loro incontrollata proliferazione. I costi derivanti dai partiti possono essere suddivisi in due categorie: 1) la prima è costituita dagli oneri a cui si deve far fronte per finanziare l’ attività dei partiti, sostenuta dal 1993 con i rimborsi elettorali; 2) la seconda deriva dall’ eccessivo numero dei partiti che fa lievitare non solo i costi legati alle loro attività e alla loro burocrazia, ma anche quelli derivanti dalla necessità di "accontentare" tutte le parti politiche: ciò significa, ad esempio, che una compagine governativa composta di ben 9 componenti partitiche, quale è quella attuale, dovrà necessariamente stabilire nuove spese per foraggiare il "bisogno" di tutte quante. L’ unico modo per raggiungere questo "obiettivo" è imporre nuove tasse e continuare a sostenere gli enti inutili, utilissimi ai partiti per distribuire favori. Per quanto concerne i costi di cui alla prima categoria, il referendum del 18 aprile 1993 sancì che il 90,3% dei cittadini-elettori era contrario al finanziamento pubblico dei partiti; tuttavia questi escogitarono subito un modo per aggirare il risultato della consultazione referendaria: il sistema dei rimorsi elettorali. Inizialmente essi ammontavano ad una cifra ragionevole: 800 lire per ogni elettore e per ciascuna delle due Camere. Negli ultimi anni la cifra dei rimborsi si è gonfiata a dismisura, fino ad arrivare, nel 2002 e con l’accordo di tutte le forze politiche, a ben 5 euro per ogni elettore e per ogni assemblea rappresentativa. Inoltre, proprio in base alla legge varata nel 2002, anche il calcolo dei rimborsi elettorali riguardanti il Senato deve essere effettuato sulla base del numero degli elettori della Camera; ora, come è noto, i cittadini chiamati ad eleggere i membri della seconda Camera sono meno rispetto a quelli che eleggono i Deputati; ciò significa che le forze politiche dovrebbero incassare un rimborso più contenuto per quanto riguarda il Senato; attraverso l’ escamotage ora illustrato, però, i partiti ottengono un rimborso assai più cospicuo di quello che sarebbe loro dovuto. Volendo tradurre in numeri quanto ora è stato detto, consideriamo che nel 2006 i rimborsi elettorali sono ammontati a 200.819.044 euro! Ogni ciclo elettorale (elezioni politiche, amministrative, europee, regionali) costa alla collettività 1.000.000.000 di euro ogni 5 anni! Tra tanti scandalosi sprechi di denaro, però, c’ è chi, tra i politici, cerca di proporre un’ inversione di tendenza. E’ il caso della tesoriera dell’ Italia dei Valori, Silvana Mura, la quale ha proposto di inserire nella legge finanziaria per il 2007 un emendamento in base al quale i rimborsi devono essere calcolati sulla base del numero effettivo dei votanti ed un altro che abroga una legge votata dal precedente parlamento, in base alla quale i rimborsi sono erogati anche in caso di scioglimento anticipato delle Camere. L’ analisi ora portata avanti evidenzia i notevoli costi, nella maggior parte dei casi ingiustificati, dell’ attività e della burocrazia dei partiti. Il rimedio proposto da Michele Ainis a questa emorragia di denaro (pubblico) è semplice ed efficace, ma assai arduo da mettere in pratica: ridurre, attraverso una seria riforma del sistema elettorale, il numero delle forze politiche presenti in Parlamento. Oltre che per le indennità ed i privilegi dei loro membri, le istituzioni rappresentative hanno un prezzo per la collettività anche per un’ altra causa: la qualità della legislazione, che spesso è cattiva. Non si riflette abbastanza sul fatto che una legislazione di scarsa qualità influisce negativamente sullo sviluppo economico e comporta dei costi economici per l’ intero Stato. A questo proposito si deve fare riferimento ad una raccomandazione dell’ OCSE1 del 1995. Essa stabilisce che le leggi degli stati non devono essere contrarie allo sviluppo ed alla libera intrapresa economica. Inoltre la raccomandazione sancisce che non ci deve essere un eccesso di regolamentazione pubblica (ossia un eccessivo numero di leggi) e, soprattutto, che la legislazione deve essere organica e coerente. Questo significa che le leggi devono, nel loro insieme, essere "in armonia" tra loro, ossia devono formare un corpo unito e compatto, privo di contraddizioni. Al fine di realizzare una legislazione organica e di buona qualità l’ OCSE ha stabilito un formulario di 10 domande che il legislatore dovrebbe porsi (ed alle quali dovrebbe, ovviamente, dare una risposta); tra queste figura il quesito su costi e benefici: il legislatore si deve chiedere, cioè, se i benefici che deriverebbero dall’ intervento legislativo giustificano i costi. Ora, bisogna dire che il nostro Parlamento spesso non si pone neppure questo quesito: molto di frequente, come abbiamo visto, esso approva leggi che aumentano a dismisura i costi, come, ad esempio, quella che, nel 2002 (si ricordi, approvata con l’ accordo di tutte le forze politiche) aumenta fino a 5 euro per ogni elettore e per ogni Camera i rimborsi elettorali. In questa occasione il legislatore non solo non ha tenuto presenti gli altissimi costi derivanti dall’ approvazione di questa normativa, ma non ha tenuto conto neppure del fatto che i benefici che da essa sarebbero derivati avrebbero soddisfatto solo i partiti ed i loro apparati burocratici e non già l’ intera collettività, che per contro avrebbe dovuto sopportarne solo gli oneri. Occorre, tuttavia, menzionare una nota positiva sul fronte della qualità della legislazione: l’ istituzione, nel 1997 presso la Camera dei Deputati, di un Comitato per la legislazione. Esso è un organo parlamentare politico, composto su base paritetica da membri della maggioranza e dell’ opposizione (Deputati) nominati dal Presidente della Camera. Il compito del Comitato è quello di valutare, sulla base di parametri anche tecnici i progetti di legge e di stabilire se essi sono di buona qualità. 3. I costi degli Esecutivi In una forma di governo parlamentare, quale è quella italiana, il Potere Esecutivo è espressione della maggioranza parlamentare in quanto legato al rapporto di fiducia con le istituzioni rappresentative. Il governo è, dunque, un’ istituzione che è l’ espressione della volontà popolare e dovrebbe essere, perciò al servizio dell’ intera collettività e della Nazione. Proprio per queste ragioni appare significativo analizzare quali sono gli oneri che la collettività stessa è chiamata a sostenere per l’ attività del Potere Esecutivo. Anche in questo caso si vedrà che il costo al quale si deve far fronte è elevatissimo. Infatti si consideri che, dal 2001 al 2006 le spese necessarie all’ attività del Governo nella sua sede di Palazzo Chigi a Roma, sono passate da 214.000.000 a 302.000.000 di euro! E nonostante il nuovo presidente del Consiglio Romano Prodi fosse convinto della necessità di tagliare le spese, queste ammontano oggi, in base alla legge finanziaria per il 2007, a 391.000.000 di euro. Sono aumentati i dipendenti e la spesa sostenuta per essi ammontava, nel 2005, a 134.438.560 euro (nel 2001 la stessa spesa era di 76.653.739 euro). C’ è poi un gran numero di collaboratori, segretarie e consulenti ed una scorta, costituita di ben 31 uomini (ridotti successivamente a 25), che Berlusconi si assegnò per quando non sarebbe più stato Capo del Governo. 1 L’ OCSE è l’ Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ed è nata il 12 aprile 1960 dalla trasformazione dell’ OECE, l’ Organizzazione europea per la cooperazione economica. L’ OECE era stata istituita il 16 aprile 1948 al fine di attuare e coordinare il Piano Marshall. 5 Infine non dobbiamo dimenticare che Berlusconi stipulò un contratto con una emittente televisiva, Euroscena, per la realizzazione degli eventi televisivi del Governo; tale contratto è in vigore ancora oggi, mentre Prodi ha sostituito Berlusconi alla guida del Governo. Non solo, ma Euroscena continuerà, ancora per 3 anni, a confezionare gli eventi televisivi di punta di Palazzo Chigi, richiedendo, ovviamente, la prestazione economica dovuta in base al contratto; e detta prestazione sarà corrisposta con denaro proveniente dai contribuenti. Ma gli oneri finanziari per il funzionamento di Palazzo Chigi sono dovuti, oggi, anche alla grande massa di sottosegretari, viceministri e Ministri che compongono l’Esecutivo: addirittura 102! Questo aumento abnorme è dovuto all’ esasperata frammentazione partitica della quale si è fatta menzione in precedenza, acuita ulteriormente dalla legge elettorale varata dal centro-destra nel dicembre 2005. Ciò dimostra che, come sostiene Michele Ainis, il nocciolo del problema del prezzo della politica è proprio nell’ eccessivo numero di partiti che compongono il nostro agone politico. 4. I costi del Potere Giudiziario Anche il potere giudiziario ha un prezzo non indifferente. Sebbene non faccia parte della politica in senso stretto, esso costituisce uno dei 3 poteri fondamentali di ogni ordinamento democratico e, dunque, deve essere considerato in un’ analisi, quale è questa, incentrata sui costi della politica (intesa in senso lato, come ordinamento democratico). Appare opportuno iniziare il discorso dagli organi giudiziari di vertice: la Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione. Per quanto riguarda la prima, dobbiamo subito metter in evidenza il fatto che il Presidente ha una retribuzione di 444.000 euro lordi ogni anno! Egli ha, inoltre, diritto ad utilizzare un’ auto blu e ad una struttura di segreteria (come, del resto, tutti i membri della Consulta). In più, rispetto agli altri membri della Corte, egli può usare i voli di Stato. Gli altri giudici costituzionali possono contare su un compenso di 370.000 euro lordi all’ anno (il 50% in più rispetto al primo Presidente della Corte di Cassazione). Con riferimento alla Corte di Cassazione, il Primo Presidente di questa ha un appannaggio di 246.800 euro lordi all’ anno. Per quanto concerne i magistrati, essi hanno stipendi in linea con il resto d’ Europa e tuttavia spesso aggiungono, al compenso che incamerano come magistrati, quello che spetta loro come docenti universitari. Essi possono, inoltre, contare su ferie annue che durano addirittura due mesi e mezzo! Anche i membri delle Authorities possono contare su ottime retribuzioni. Con riferimento alle Authorities occorre, però, fare una precisazione: esse non possono essere qualificate come organi giudiziari in senso stretto, in quanto svolgono funzioni "paragiurisdizionali" (quasi giurisdizionali), sommate a funzioni "quasi normative" e "quasi amministrative". Nonostante ciò, le Authorities possono essere assimilate alle autorità giudiziarie. I semplici componenti delle Authorities guadagnano 370.000 euro all’ anno, mentre per i presidenti la retribuzione può arrivare ad un massimo di 444.000 euro, sempre su base annua. 5. Decentramento amministrativo ed enti locali Il nostro ordinamento nazionale è fondato, da una parte, sull’ unità e l’ indivisibilità della Repubblica; d’ altra parte esso attua il più ampio decentramento amministrativo. Tutto ciò avviene sulla base dell’ art. 5 della Costituzione, che recita così: "La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’ autonomia e del decentramento". Dunque il decentramento amministrativo ha un valore costituzionale e, pertanto, assume un’ importanza fondamentale nel nostro ordinamento giuridico. Scopo principale del decentramento è quello di realizzare un sistema di governo e di regolamentazione il più possibile vicino alle esigenze, ai problemi e agli interessi delle comunità locali e del territorio sul quale queste sono stanziate. Le finalità che un ordinamento unitario ma decentrato, quale è il nostro, sono dunque molto elevate. Tuttavia non si può fare a meno di notare, con rammarico, che molto spesso anche le istituzioni della decentralizzazione (gli enti locali), si trasformano in mero strumento di potere e privilegio economico, con conseguente costo per la collettività. Analogamente a quanto avviene per i Deputati nazionali, anche i Consiglieri regionali possono su compensi assai importanti. La Sardegna elargisce addirittura un’ indennità pari all’ 80% di quella dei Deputati nazionali. A questa vanno aggiunte altre voci, quali la diaria, i rimborsi e le spese di segreteria. Inoltre anche ai gruppi sono somministrati ulteriori fondi, che ammontano a 2.500 euro a consigliere, più altri 6 5.000 euro ai gruppi composti di almeno 5 consiglieri. I consiglieri sardi possono contare, poi, su un’ auto blu con autista quando sono in trasferta a Roma. Lombardia, Lazio, Abruzzo, Emilia-Romagna e Calabria assicurano ai loro consiglieri un’ indennità che ammonta al 65% di quella dei Deputati nazionali. A questi elevatissimi compensi vanno aggiunte le cosiddette "indennità di reinserimento", che sono delle somme di denaro assicurate a tutti i consiglieri regionali che non sono stati eletti, rieletti dopo la fine del loro mandato o ricandidati. La "ratio" di questa indennità di reinserimento dovrebbe essere ricompensare i consiglieri che non possono essere più tali perché non eletti o non ricandidati, aiutandoli nel reimmissione nelle loro attività lavorative. In passato in Sardegna l’ indennità di reinserimento era pari, addirittura, a 117.000 euro per ogni consigliere. Ora ammonta a 48.000 euro. Di recente anche il Molise ha introdotto il "premio di reinserimento nelle proprie attività di lavoro" per i suoi ex-consiglieri. Per quanto riguarda la Puglia, i privilegi per accordati a consiglieri ed assessori restano intatti anche quando questi non ricoprono più la carica; così l’ ex-presidente della regione Raffaele Fitto aveva ottenuto un’ auto blu. Tale privilegio gli è stato, però, revocato dopo le contestazioni e tuttavia non bisogna dimenticare che l’ attuale giunta regionale di sinistra ha permesso che fossero lasciati intatti alcuni privilegi degli dei politici uscenti: essi possono contare sulla disponibilità di alcune delle automobili noleggiate dalla regione; in più le loro pensioni sono state aumentate. L’ elenco dei privilegi e dei bonus prosegue con l’ "indennità di funzione per i vertici di giunte e commissioni su misura". In questo campo il record nazionale è detenuto dalla Campania, dove fino al 2005 tali commissioni erano 18. Alla fine del 2006 la regione ne ha abolite 6 (sull’ onda dell’ indignazione). Si consideri che le spese per ognuna delle commissioni su misura ammontano a 180.000 euro e che i presidenti di esse incamerano 1.650 euro in più al mese oltre l’ indennità di consigliere regionale ( che ammonta a circa 7.000 euro). C’è da dire che l’ abolizione delle 6 commissioni su misura è stata degnamente compensata con un cospicuo aumento dell’ indennità di consigliere regionale, che passa, dal 2000 al 2005, da 18.000.000 di euro a 30.000.000 di euro. Stesso aumento hanno conosciuto i benefits. Per quanto riguarda la regione Lazio, le spese per le attività della presidenza di giunta passano dai 196.000.000 di euro del 2006 ai 256.000.000 di euro previsti per il 2007. Soltanto le risorse impegnate per la rappresentanza del Presidente della regione Marrazzo passano dagli 850.000 euro del 2006 a 1.030.000 euro del 2007. Gli oneri per i gettoni di comitati e commissioni passano da 100.000 a 664.000 euro, mentre le risorse per celebrazioni ed eventi arrivano, nel 2007, a 1.794.000 euro. Ciò che è maggiormente evidente in questa finanziaria regionale per il 2007 è il proliferare delle spese per le attività di comunicazione, che raddoppiano rispetto al 2006: da 4.300.000 euro a 8.079.000 euro. L’ elenco continua con il cosiddetto "cruscotto", ossia lo strumento di razionalizzazione della spesa sanitaria2 : il "cruscotto" serve a sostenere il sistema di monitoraggio delle uscite finanziarie per la sanità; esso ammontava, nel 2006, a 2.000.000 di euro. Raddoppia nel 2007, arrivando a 4.000.000 di euro. Il Consiglio regionale costerà, all’ incirca, 63.000.000 di euro; qualche ritocco (al rialzo, ovviamente), è destinato all’ indennità di carica e di missione per i consiglieri e per gli assessori non consiglieri. Dal punto di vista del prezzo della politica e delle istituzioni, la regione Abruzzo è caratterizzata da uno scenario con luci ed ombre. L’ Abruzzo ha proceduto nei mesi scorsi ad una riduzione delle retribuzioni spettanti ai membri dei Consigli di amministrazione degli enti controllati dalla regione. Questa operazione ha consentito il recupero di ben 1.000.000 di euro! Inoltre dobbiamo considerare che sono previsti altri tagli, che saranno effettuati attraverso una profonda riforma degli enti: ad esempio, sono previsti una riduzione delle ASL da 6 a 4, un accorpamento delle aziende di trasporto e la cancellazione (non solo il ridimensionamento) di alcuni Consigli di amministrazione. Per quanto riguarda, invece, gli oneri sostenuti per le attività del Consiglio regionale, essi sono passati da 25.640.000 euro (consuntivo 2004) a 30.695.000 euro (previsionale 2007). A queste cifre occorre aggiungere 500.000 euro di spese per l’ amministrazione e 700.000 euro per la rappresentanza. Tra le regioni più virtuose si segnala la Toscana. Il Presidente del Consiglio regionale, Riccardo Nencini, sostiene che i costi della politica nella sua regione sono più bassi che altrove: il costo annuale per 15 consiglieri è di 2.088.734,4 euro. Per di più la Toscana si trova agli ultimi posti in Italia in fatto di indennità e benefits per i consiglieri; i controlli che garantiscono la piena trasparenza riguardo all’ attività dei consiglieri sono esercitati da tempo ed in modo sistematico. E’ significativo il fatto che le indennità sono tagliate in caso di assenza. E poi, al pari di quanto sta per avvenire in Abruzzo, anche in Toscana si procede ad un riassetto degli enti che fanno capo alla regione. 2 Alla sanità sarà dedicato uno specifico paragrafo in seguito, visti anche gli scandali che investono il settore in questi primi giorni del 2007. 7 Nonostante tutto questo, però, non si può dire che in Toscana sia caratterizzata solo da note positive: infatti, nel giugno 2006, è approvata una "leggina" regionale che interpreta in modo elastico la norma, contenuta nella legge finanziaria per il 2006 (art. 1, comma 54), che prevedeva un taglio generalizzato del 10% per qualsiasi indennità, gettone di presenza e per qualunque utilità, comunque denominata, spettante per la partecipazione ad organi collegiali. Sebbene la norma ora menzionata non lasci spazio a "scappatoie interpretative", la "leggina" regionale toscana sancisce che, ad eccezione dell’ indennità, tutte le altre utilità saranno calcolate non tenendo conto del taglio del 10%. C’ è da dire che la "leggina" è stata approvata da tutte le forze politiche eccetto i Democratici di Sinistra. L’ escamotage della Toscana è stato utilizzato anche dal Veneto. Anche le province sono enti locali che assorbono (e spesso sperperano) notevoli quantità di denaro. Un esempio in questo senso è dato dalla provincia di Viterbo. Il capogruppo dell’ UDC Francesco Bigiotti ha effettuato calcoli in base ai quali si spendono 850.000 euro in più ogni anno. E ciò soltanto per l’ incarico di DG e l’ istituzione di due nuovi assessorati. Inoltre è stato aumentato anche il numero delle commissioni consiliari, che sono in tutto 8. In questo contesto, ricorda Bigiotti, non bisogna dimenticare che 18 lavoratori cantieristi potrebbero perdere il lavoro a causa della mancanza di fondi; ciò a causa del notevole sperpero al quale ora si è fatto riferimento. Volendo ora fare qualche cenno ai costi delle istituzioni comunali, occorre premettere che spesso anche queste comportano notevoli oneri finanziari. Ad esempio, il comune di Arezzo ha visto crescere, con l’ amministrazione di centro-destra, le spese per alcune indennità. L’ attuale amministrazione di centro-sinistra, tuttavia, non sembra sensibile alla necessità di ridurre gli oneri delle istituzioni comunali. Infatti il Consiglio ha bocciato un significativo atto d’ indirizzo sulla riduzione dei costi della politica, presentato da Manneschi (Città aperta democratici per Arezzo). Anche il comune di Ravenna tenta di ridurre il prezzo derivante dalle sue attività: il consigliere comunale Federico Fronzoni ha proposto l’ emanazione di un codice etico-politico di autoregolamentazione. Per Ravenna il problema maggiore proviene dall’ onere delle società a maggioranza pubblica alle quali partecipa il comune. 5.1 Il prezzo delle istituzioni e della politica in Sicilia: un’ analisi dettagliata. Nel discorso riguardante i costi delle istituzioni, la Sicilia merita un’ analisi condotta separatamente. Iniziamo col dire che la Sicilia è una regione a statuto speciale e, pertanto le sue istituzioni, a cominciare dall’ Assemblea Regionale Siciliana (il Consiglio regionale), esercitano i poteri assegnati loro dallo Statuto e si amministrano con una notevole autonomia rispetto alle istituzioni delle regioni di diritto comune. L’ analisi che segue è portata avanti sulla base di uno scrupoloso e dettagliato dossier realizzato da Livio Ghersi, dipendente dell’ Amministrazione dell’ Assemblea Regionale Siciliana (d’ ora in poi ARS), come contributo al programma elettorale di Rita Borsellino per le elezioni regionali dell’ aprile 2006. La prima problematica che il dossier affronta è quella dell’ autonomia. A questo proposito lo Statuto della Sicilia sancisce che le leggi della regione sono approvate dall’ assemblea in piena autonomia, sulla base del regolamento interno dell’ assemblea stessa. Lo Statuto assicura ai consiglieri regionali (che in Sicilia si chiamano Deputati) garanzie ed attribuzioni simili a quelle che la Costituzione repubblicana riconosce ai parlamentari nazionali: l’ iniziativa legislativa, il diritto di presentare interpellanze, interrogazioni e mozioni, l’ impossibilità di essere chiamati a rispondere per le opinioni espresse e per i voti dati nell’ esercizio delle funzioni e, infine, l’ indennità. Proprio con riferimento all’ indennità emergono i primi problemi. Infatti la legge regionale del 30 dicembre 1965, n. 44, stabilisce che ai deputati siciliani si applica la legge n. 1261 del 31 ottobre 1965, ossia lo strumento normativo che disciplina l’ indennità spettante ai membri del Parlamento (nazionale). In pratica i deputati siciliani sono equiparati, nel trattamento economico, ai Senatori. Non solo: in Sicilia si è anche tentato di realizzare un’ equiparazione anche in altri settori (ad esempio il limite alla giurisdizione). Questo tentativo è stato, fortunatamente, reso vano dalla Corte Costituzionale, la quale, con la sentenza n. 245 del 13 giugno 1995, ha stabilito che le attribuzioni delle istituzioni rappresentative regionali possono essere analoghe a quelle del Parlamento nazionale, ma non possono essere identiche ad esse, in quanto le assemblee regionali esercitano le loro attribuzioni a livello di autonomia, mentre il Parlamento nazionale esercita le sue a livello di sovranità. Come si può intuire, secondo la Corte Costituzionale (ma anche secondo la logica, credo) le istituzioni regionali, per quanto autonome ed importanti in uno Stato che attua, sulla base della Costituzione (cfr. 3 Livio Ghersi è dipendente dell’ amministrazione dell’ ARS dal 1981. Attualmente svolge la funzione di direttore preposto all’ incarico "Controllo parlamentare e testi unici". 8 art. 5), il decentramento, non possono essere identificate ed equiparate allo Stato. A mio avviso, però, non è problematico solo il tentativo di realizzare l’ equiparazione per quanto riguarda i limiti alla giurisdizione; suscita, infatti, perplessità anche la norma stabilita dalla legge n. 44 del 30 dicembre 1965, che assicura ai deputati siciliani lo stesso trattamento economico riservato ai parlamentari nazionali. Il problema che l’ equiparazione delle istituzioni regionali siciliane (semplicemente autonome) a quelle statali (sovrane) pone è proprio questo: non si possono parificare le istituzioni autonome a quelle sovrane. Ciò implica anche che l’ ARS non dovrebbe generare gli stessi oneri che si devono sostenere per finanziare il Senato, assemblea parlamentare nazionale. Un altro tema sul quale riflettere è quello delle spese che derivano dalle decisioni prese dal Consiglio di Presidenza dell’ ARS (ma lo stesso vale anche per l’ Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati e per il Consiglio di Presidenza del Senato); tali spese si aggiungono a quelle, già elevate, per il funzionamento dei Gruppi dell’ ARS (o dei Gruppi parlamentari) e a quelle erogate a titolo di rimborso elettorale. Ad esempio, nel caso in cui l’ ARS decida di assumere più collaboratori o di aumentare i benefits per i suoi membri, tale decisione avrà certamente conseguenze sulle risorse finanziarie da destinare per sostenere queste nuove voci di spesa. Inoltre, nel caso in cui si svolgano convegni, mostre, manifestazioni sportive che hanno come sponsor dei politici, i costi di queste iniziative sono coperti dall’ ARS. E’ importante sottolineare che ogni decisione dell’ ARS riguardante le spese è presa sulla base dell’ autonomia regolamentare delle assemblee parlamentari; proprio l’ autonomia permette di adottare, spesso senza domandarsi l’ effettiva necessità dell’ esborso e senza scrupolo di risparmio, decisioni implicanti notevoli oneri finanziari che poi graveranno sul bilancio pubblico e perciò sui contribuenti. Tutto ciò, lo specifichiamo ulteriormente, vale tanto per le assemblee rappresentative nazionali quanto per l’ARS. E se le spese indiscriminate e spesso ingiustificate costituiscono un fatto negativo dal punto di vista etico per il Parlamento nazionale (istituzione sovrana), ancora più negativo è il comportamento analogo assunto da un’ istituzione che, pur importante, è semplicemente autonoma, come l’ ARS. Per completare questo panorama abbastanza desolante dell’ attività e del funzionamento dell’ ARS occorre fare riferimento alla mancanza di trasparenza, particolarmente grave quando si approvano le spese finanziate con denaro pubblico. Proprio a questo proposito, Livio Ghersi sottolinea che il bilancio interno dell’ ARS4 approvato per il 2006 ammontava a ben 149.240.000 euro. Esso è stato approvato il 17 gennaio 2006, quando l’ ARS fu convocata a sorpresa, quindi a scapito della trasparenza. Sempre Ghersi ricorda che il bilancio interno ed il rendiconto consuntivo del 2004 furono approvati in meno di 5 minuti in un’ aula semideserta. Oggi, anche grazie all’ attività di Ghersi, i documenti contabili, sono pubblicati nei resoconti parlamentari e sono distribuiti ai giornalisti. Un’ analisi corretta sui costi ai quali deve far fronte la Sicilia per finanziare le attività ed il funzionamento della sua assemblea rappresentativa deve tener conto anche degli oneri che derivano dalla struttura burocratica dell’ ARS. L’ ARS ha, infatti, una struttura burocratica servente che dovrebbe compiere tutte le attività necessarie affinché l’ istituzione rappresentativa regionale possa funzionare al meglio e svolgere nel migliore dei modi le sue funzioni statutarie. In particolare, per quanto concerne l’ attività legislativa, l’ apparato burocratico servente dovrebbe fornire al legislatore tutti gli elementi necessari affinché esso possa compiere al meglio le sue scelte politico-legislative. Per operare bene, l’ apparato burocratico e, in particolare, il buon funzionario, dovrebbero guidare l’ attività politico-legislativa dell’ ARS al fine di realizzare una legislazione di qualità, basata cioè su parametri simili a quelli previsti nella raccomandazione OCSE del 1995, che sono stati menzionati anche in precedenza nel corso di questo studio (e che spesso, come abbiamo visto, il Parlamento nazionale non rispetta), ossia: omogeneità dei testi, chiarezza, semplicità, proprietà di formulazione. A questo proposito è stata approvata una riforma del regolamento interno che prevede l’ istituzione di un Comitato per la qualità della legislazione (simile a quello, già menzionato, che opera alla Camera dei Deputati) il quale, oltre a valutare i testi legislativi dal punto di vista dei parametri ai quali prima si è fatto riferimento, dovrà esprimere un giudizio sull’ attitudine dei testi a perseguire obiettivi come: semplificazione e riordino della legislazione vigente. Tuttavia questa riforma ancora rimane solamente sulla carta. Per riuscire a realizzare i suoi obiettivi, l’ apparato burocratico dell’ ARS ha bisogno, come è intuibile, di risorse finanziarie. Il problema fondamentale è che, a fronte di elevati oneri finanziari, l’ apparato burocratico dell’ ARS offre controprestazioni di scarsa qualità. Cerchiamo di capire cosa non va. I consiglieri parlamentari dovrebbero essere 50 e sono, in realtà, 39; ciò significa che ci sono 11 scoperti in organico. Per contro, l’ organigramma del vertice burocratico approvato dal Consiglio di presidenza nel 2005 è assolutamente sovradimensionato. Esistono, infatti, 18 figure di vertice, di cui: 1 Segretario 4 Si ricorda che i consigli regionali godono della stessa autonomia contabile garantita alle 2 Camere del Parlamento nazionale. 9 Generale, 2 vicesegretari Generali, 10 direttori di servizio e 5 direttori con incarico speciale. L’ eccessivo numero di persone impiegate nel vertice burocratico dipende dal fatto che non si vuole scontentare nessuno, e quindi, nel momento in cui si assegnano nuovi incarichi di direttore, non si procede alla sostituzione, almeno parziale, di coloro che in precedenza ricoprivano tale incarico. Tutto questo porta al progressivo ampliamento del vertice burocratico, con conseguenze nefaste sia sui costi, sia sul buon andamento dell’ amministrazione. Per di più, l’ assegnazione degli incarichi avviene spesso sulla base di criteri politici, a discapito del merito e della professionalità. Altra negatività è rappresentata dall’ equiparazione dell’ ARS al Senato della Repubblica per taluni importanti aspetti: primo fra tutti il trattamento economico dei membri. Secondo Ghersi, le finanze regionali non possono permettersi una tale equiparazione, che determina un onere notevole. Inoltre, come anche specificato in precedenza, l’ equiparazione non sta in piedi dal punto di vista giuridicocostituzionale. Esprimiamo qualche cifra per renderci conto di questa problematica. Per quanto riguarda gli anni 2003 e 2004, le spese rendicontate6 per i dipendenti di ruolo dell’ ARS (296 persone) sono state di 30.083.596,79 euro (2003) e di 30.794.620,91 euro (2004). Inoltre, nel 2004 gli oneri per le pensioni per i dipendenti in quiescenza sono state superiori a quelle per i dipendenti in servizio: 32.137.616,92 euro contro 30.794.620,91 euro! Parimenti a quanto avviene per il Senato, poi, si può andare in pensione prima di quanto previsto dalla normativa pensionistica nazionale. Per ovviare a questo sperpero si potrebbe prendere in considerazione la riforma del trattamento economico dei dipendenti dell’ ARS, la quale prevede non più un trattamento onnicomprensivo, bensì la suddivisione della retribuzione in: • Retribuzione tabellare (pensionabile); • Indennità di funzione (non pensionabile); • Altre indennità e forme di incentivazione (non pensionabili). Ora, la riforma è stata recepita in modo che le seconde due forme di indennità sono in aggiunta alla prima, mentre invece, secondo Ghersi dovrebbero essere sostitutive. Ciò permetterebbe di far sì che una parte notevole del trattamento economico non verrebbe erogata a tutti indistintamente, ma solo sulla base degli incarichi effettivamente ricoperti e del rendimento. Ghersi propone poi che l’ equiparazione al Senato, se pure si vuole mantenere, dovrebbe essere fatta non al 100% del trattamento, ma magari al 90%. Poi si potrebbe stabilire, per il personale nuovo, una posizione economica pre-tabellare, più bassa di quella tabellare; si rallenterebbe, in tal modo, la progressione economica della carriera. Esiste ancora un problema importante: quello dei benefits: i dipendenti dell’ ARS percepiscono: 1. cessione del quinto dello stipendio; 2. cessione del doppio quinto; 3. anticipo della buonuscita; 4. mutuo per l’ acquisto della casa di abitazione o, se già posseduta, per la ristrutturazione della stessa; 5. ricacolo della buonuscita secondo le modifiche intervenute nelle tabelle economiche per effetto del parametro con il Senato; 6. effettiva liquidazione della parte residua di buonuscita al momento del pensionamento; 7. monetizzazione delle ferie residue non percepite. Le istituzioni della Sicilia, dunque, comportano un notevole onere finanziario per una regione molto importante e con molti problemi7. Le risorse finanziarie necessarie per foraggiare le istituzioni potrebbero essere utilizzate per altri progetti e per la risoluzione dei molti problemi che la Sicilia deve affrontare. Quello che si critica non è soltanto l’ eccessiva spesa, ma soprattutto la scarsa qualità, i magri risultati, ed il basso rendimento delle istituzioni regionali: infatti si potrebbe essere meglio disposti anche a sopportare maggiori spese, se le istituzioni politiche funzionassero bene e assicurassero prestazioni proporzionate al trattamento economico che ad esse viene assegnato. Il discorso sulla Sicilia e sulle sue istituzioni continua con l’ analisi delle spese sostenute dalla Regione per mantenere i suoi circa 16.000 dipendenti (di cui 2.200 dirigenti). Felice Crosta, dirigente della regione in pensione è stato chiamato dal Presidente Cuffaro a dirigere l’ Agenzia regionale per l’ acqua e i rifiuti. La sua indennità annuale ammonta a 567.000 euro! Altri 2 dirigenti si avvicinano, come compenso, a questa cifra. L’ area dirigenziale della regione costa ai contribuenti 162.000.000 di euro l’ anno. 5 Il principio del buon andamento dell’ amministrazione è sancito dalla Costituzione, all’ art. 97. 6 Il fatto che si tratti di spese rendicontate è significativo, in quanto queste sono effettivamente avvenute e non solo previste. 7 I deputati del Parlamento siciliano costano alla collettività 400.000 euro al giorno. 10 Per concludere l’ analisi parliamo degli emolumenti dei deputati dell’ ARS. La loro indennità annuale è di 145.000 euro, ai quali vanno aggiunti alcuni benefits: in totale si erogano 3.000.000 di euro per viaggi e trasferte, 5.000.000 per studio, ricerca, consulenza e documentazione. A fine mandato, poi, i vitalizi concessi agli ex deputati ammontano a 19.000.000 di euro. Infine, per coloro che non sono eletti (o ricandidati, o rieletti), c’ è sempre la speranza di conquistare un ruolo di rilievo in agenzie regionali; e nel caso in cui non ci sia posto nelle agenzie esistenti, se ne creano appositamente di nuove! A questo proposito si sospetta che l’ Agenzia per le politiche mediterranee, affidata a Fabio Granata, ex deputato di Alleanza Nazionale. Altra fonte di grande sperpero (senza utilità effettiva) in Sicilia sono i consorzi per il ripopolamento ittico. Essi proliferano a dismisura, soprattutto da quando il Presidente della regione Cuffaro ha deciso di consentire l’ adesione ai consorzi non solo ai comuni costieri, ma anche a quelli dell’ entroterra. Così oggi i consorzi sono 10: quelli originari (3), sono nati nel 1976 (i primi 2) e nel 1997 (il 3°). I nuovi consorzi, quelli creati dopo la decisione di Cuffaro nel 2005 non hanno neppure uffici propri e sono ospitati dall’ assessorato regionale alla pesca. Però costituiscono un costo, dal momento che sono stati nominati (2 volte, a marzo e poi di nuovo a settembre) i commissari straordinari. Questi, ovviamente, hanno assicurata una cospicua indennità. E’ da notare che a settembre uno dei pochi commissari straordinari riconfermati è stato Silvio Marcello Cuffaro, fratello del presidente della regione. 6. Sanità e lottizzazione partitica: un costo non indifferente Il sistema sanitario italiano è afflitto da gravi problemi e carenze, come dimostrano anche i recenti scandali che hanno investito uno dei più importanti poli sanitari nazionali, il Policlinico Umberto 1° di Roma. I mali del nostro sistema della salute risiedono, in larga parte, nella lottizzazione partitica, che porta ai vertici dei più importanti poli ospedalieri persone nominate non sulla base di criteri quali il merito e la professionalità, bensì sulla base di criteri meramente politici. A questo proposito è significativo segnalare l’ analisi condotta da Mario Pirani in 2 articoli comparsi sulla “Repubblica” dell’ 8 e del 9 gennaio 2007. L’ elemento più significativo che emerge dall’ analisi è che le responsabilità del degrado non sono da attribuire solo al personale sanitario (medici, infermieri…), ma anche, anzi, soprattutto, a coloro che sono ai vertici delle aziende ospedaliere dal punto di vista amministrativo. Come sottolinea Pirani8, i vertici dell’ apparato burocratico sono tutti di nomina politica e soggetti ad una frequente rotazione. Questo significa che, anche se un manager fosse capace, onesto e professionale non potrebbe contare su una prospettiva di lavoro di lungo periodo, necessaria al fine di realizzare i miglioramenti e per il buon andamento delle strutture sanitarie. La lottizzazione politica costituisce dunque la base, se non di tutti, almeno della maggioranza delle inefficienze e del degrado del sistema della salute in Italia. Essa si traduce in una gestione clientelare e corrotta. Paradossalmente, tuttavia, l’ Italia risulta tra i paesi più virtuosi per qunato riguarda la spesa sanitaria; è quanto afferma un il 4° rapporto Ceis-Sanità, citato da Pirani9. Secondo questo documento scientifico la spesa per la salute nel nostro paese ammonta all’ 8,4% del PIL, contro la media del 9,5% dei 22 stati più industrializzati. Tuttavia, nonostante il nostro essere virtuosi, dobbiamo dire che la sanità in Italia rappresenta un costo non indifferente in quanto, anche a fronte di una spesa contenuta, il servizio reso dal sistema non è efficiente. La gestione corrotta fa sì che il denaro pubblico impiegato per finanziare la sanità non è investito nel miglioramento del sistema, bensì molto spesso serve a pagare gli stipendi agli amministratori ed ai dirigenti delle ASL, scelti attraverso la lottizzazione partitica. Proprio a questo proposito è significativo il commento di un medico dell’ ospedale S. Eugenio di Roma, dirigente del sindacato degli aiuti ospedalieri Anaao, il dott. Giuseppe Montagna, citato da Pirani10: “Sono forse medici gli accusati dei tanti episodi di malaffare? Quanti posti letto andranno chiusi per rimediare a quest’ ultima rapina11? A quanti medici verrà rinfacciato di aver messo solo 5 punti di sutura invece dei 6 regolamentari o di aver somministrato antibiotici per 24 in più di quanto prevedono le linee guida? Nel frattempo quanti soldi vengono sprecati per stipendi fuori mercato a dirigenti e amministratori, spesso illustri sconosciuti, 8 Cfr. l’ articolo apparso su La Repubblica del 9-1-2007 intitolato "I partiti in corsia". 9 Cfr, l’ articolo apparso sulla “Repubblica” dell’ 8-1-2007 intitolato "Cifre aride e toccanti di iniquità sanitaria". 10 Cfr. l’ articolo di “Repubblica” dell’ 8-1-2007 intitolato "Cifre aride e toccanti di iniquità sanitaria". 11 Il riferimento è all’ episodio di corruzione che ha avuto per protagonista “Lady Asl”. "11 imposti alle ASL grazie ad una spregiudicata lottizzazione?". Per contro medici e ricercatori onesti e capaci non possono contare su retribuzioni adeguate ai loro ruoli. Ancora una volta vediamo, così, che il costo della politica nel nostro ordinamento è causato soprattutto dai partiti; ed in questo caso tale costo rappresenta un fatto particolarmente grave in quanto investe un settore, quello della salute, che dovrebbe assicurare il rispetto di un diritto costituzionalmente garantito. 7. I servizi segreti Anche i Servizi di intelligence in Italia hanno un costo non indifferente. Pensiamo soltanto alla buonuscita di Emilio Del Mese, Nicolò Pollari e Mario Mori: 1.800.000 euro! In più bisogna aggiungere la pensione, che ammonta alla scandalosa cifra di 31.000 euro lordi al mese! A tale cifra si perviene sommando insieme lo stipendio e l’ indennità di funzione (indennità di silenzio). Si potrebbe obiettare che il lavoro nei Servizi è stressante e altamente rischioso, ma che dire allora del lavoro in polizia? Anche qui ci sono livelli elevatissimi di rischio e di stress; eppure i poliziotti guadagnano molto meno. 8. La Banca d’ Italia La Banca d'Italia costituisce una delle istituzioni che impone gli oneri maggiori al nostro ordinamento. Forse per pudore, gli stipendi del Governatore, del direttore generale e dei due vice-direttori sono segreti! I funzionari generali hanno un compenso lordo annuo di 110.000 euro. I direttori di filiale (oltre 200) conseguono 64.000 euro all’ anno. Allo stipendio vanno, però, aggiunte altre voci: un premio di presenza (una sorta di quattordicesima) è assicurato a chi va in ufficio almeno 241 giorni in un anno. Nel mese di dicembre è prevista, poi, una "gratifica di bilancio": 18.000 euro per i direttori e 6.000 euro per i funzionari. L’ elenco degli emolumenti prosegue con l’ indennità di rappresentanza, semestrale: essa ammonta a circa 8.500 euro per i funzionari generali, a 4.000 per i direttori e a 1.200 per i funzionari. Sebbene la Banca d’ Italia non sia un’ istituzione politica in senso stretto, essa è un istituto di diritto pubblico; quindi è strettamente connessa con il funzionamento dell’ intero ordinamento democratico, per di più in una materia particolarmente importante quale è l’ economia. 9. Le istituzioni universitarie L’ istituzione universitaria dovrebbe essere un esempio di cultura e di moralità. Invece troviamo anche in questo mondo corruzione e clientelismi. I docenti universitari costituiscono una casta intoccabile all’ interno della quale prolifera il nepotismo. I docenti mantengono il proprio posto e lo trasmettono ai parenti, ovviamente a prescindere dal merito e dalla professionalità. Per soddisfare le esigenze dei professori universitari nascono addirittura nuove facoltà. Il meccanismo è simile a quello che abbiamo avuto modo di vedere nel campo delle istituzioni sanitarie: il funzionamento è guidato da esigenze "personali" estranee ai fini istituzionali (la cultura per l’ università, la salute per il sistema sanitario). Tutto ciò rappresenta un costo per la collettività, in quanto, a fronte di spese notevoli da questa sostenuti per assicurare il funzionamento e l’ efficienza dei servizi, non corrispondono adeguate controprestazioni. 10. I costi dell’ istruzione: il caso di Bolzano Non si deve credere che la corruzione ed i privilegi caratterizzino solamente il sud della nostra penisola. Infatti anche al nord possiamo imbatterci in casi che fanno riflettere: ad esempio, la provincia autonoma di Bolzano, istituita nel quadro della regione a statuto speciale Trentino-Alto Adige, assicura agli insegnanti una remunerazione più alta rispetto al resto d’ Italia. Infatti il contratto integrativo provinciale prevede che, oltre lo stipendio, l’ insegnante debba ricevere anche un’ indennità. Così, ad esempio, se un insegnante ad inizio carriera riceve nel resto d’ Italia 1.174 euro netti al mese, il docente bolzanino può godere di 1.500 euro netti mensili, che sommati all’ indennità di bilinguismo arrivano a 1.624. Alla fine della carriera l’ insegnante alto-atesino si vede assicurato un compenso di 3.200 euro netti (più 200 euro con l’ indennità di bilinguismo). Si consideri che questa cifra corrisponde quasi al doppio del compenso che ricevono i docenti nel resto della penisola. 11. Una nuova tangentopoli? Il mondo politico non è tutto privilegi e corruzione. Esistono politici che hanno il coraggio di fare autocritica e di denunciare i costi spesso scandalosi ed ingiustificati del sistema istituzionale italiano: abbiamo visto il caso della tesoriera dell’ Italia dei Valori, Silvana Mura12 ed anche la denuncia puntuale svolta da Cesare Salvi e Massimo Villone nel loro libro "Il costo della democrazia". Non possiamo non menzionare poi la posizione, in merito alla problematica oggetto della nostra analisi, del Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. Egli pone l’ accento soprattutto sugli stipendi dei politici e sulle scorte. Per quanto riguarda quest’ ultimo punto, nel mirino del Ministro sono, ovviamente, soltanto (ma evidentemente sono molte) le scorte che servono solamente come esibizione di potere. Il Ministro Di Pietro ha affermato di aver eliminato dal suo dicastero decine di lampeggianti blu e di palette. Di Pietro ha poi puntato il dito contro gli stipendi da urlo dei parlamentari ed ha parlato di una nuova Tangentopoli, per giunta legalizzata. Se da una parte il Governo Prodi, anche attraverso l’ esempio del Ministro Di Pietro, dà un messaggio di sobrietà rispetto al Governo precedente, tuttavia abbiamo visto che, purtroppo, la tendenza non è affatto univoca: si pensi, infatti, ai 102 membri del governo resisi necessari al fine di accontentare tutti i 9 partiti che compongono l’ attuale maggioranza. Per di più, nello stesso partito di Di Pietro, l’ Italia dei Valori, c’ è il caso del Senatore Sergio De Gregorio, il quale, tuttavia, è passato al Gruppo misto. Secondo un’ inchiesta del “Sole 24 ore”, De Gregorio ha un passato contabile tutt’ altro che limpido, vista la mole di assegni scoperti e debiti da lui accumulati: il "buco" ammonterebbe ad 1.000.000 di euro! Tale ammontare di debiti ed assegni scoperti deriva dall’ attività giornalistico-editoriale che De Gregorio ha portato avanti prima di passare alla politica attraverso varie società da lui stesso fondate. Per cercare di porre rimedio alla sua disastrosa situazione finanziaria, De Gregorio ha pensato bene di "buttarsi in politica", con l’ obiettivo di creare una nuova formazione che sia capace di intercettare una grande massa elettorale insoddisfatta tanto di Prodi quanto di Berlusconi. Ovviamente questa formazione (un nuovo partito) sarebbe destinatario di cospicue risorse finanziarie, erogate soprattutto dal NIAPAC (National Italian American Political Action Committee), un’ associazione, o meglio, una lobby politica statunitense. Nel caso del Senatore De Gregorio, dunque, l’ attività politica serve per appianare debiti. >> fonte originale: iFatti.com un articolo della Redazione sotto Copyright © 2013 iFatti.com - Note legali Elenco completo delle Fonti monitorate: ADV Magazine, Advert Planet, AgoraVox, AlimentaPress, Altrenotizie, AmiciAmici Magazine, Anti Digital Divide, Anti-Phishing Italia, Bologna 2000, Comunicati Stampa, Comunitàzione, Consulente Legale Informatico, CriticaMente, Draft, EBETE in Fiore, e-financePress, FAO Sala Stampa, Garante della Privacy, I Fatti, Interactive Adv Bureau, Key4biz, La Grande Agenzia, Lavoce.info, MG News, MTN Blog, Mauro Lupi's Blog, Mediazone, MetaNews, Minimarketing.it, Modena 2000, MondoBlog.it, Morse.it, Mymarketing.it, Negativo!, NewsSms, Ninja Marketing, PC Facile, PIVARI.COM, Reggio 2000, Rovigo blog, Sassuolo 2000, Sicurezza in Rete, Storage-backup.com, StudioCelentano.it, Telospiego.it, The Intruder News, TiempoLibre, Unimagazine.it, ValleOlona.com, Webisland.net, Wireless-Italia Copyright © 2004 - 2013 AMNetware s.n.c. - tutti i diritti riservati. 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L'avvocato: "Rino Gaetano è stato ucciso, riaprite il caso" - rino gaetano, roma, inchieste, omicidio - Libero Quotidiano

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Il l'ho sempre detto e pensato !

Casta, i più pagati di sempre: vince Napolitano - giorgio napolitano, francesco colucci, pier ferdinando casini, altero matteoli, anna finocchiaro, umberto bossi, maurizio sacconi, maurizio gasparri, ignazio la russa, carlo giovanardi - Libero Quotidiano

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Questo è il governo Berlusconi-Letta-Napulitanu

Carceri sovraffollate? E’ perché l’Italia non rimpatria gli stranieri. Nonostante la legge - Il Fatto Quotidiano

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martedì 22 ottobre 2013

Prostatite e Ipertrofia prostatica: Passo 1


Ecco la dieta salva prostata


Vivere in salute: Ipertrofia prostatica benigna


Prostatite: Il problema dei latticini


Manovra: chi paga il conto più salato

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Berlusconi, Casini: “Senato attenda la definizione dell’interdizione” - Il Fatto Quotidiano

Berlusconi, Casini: “Senato attenda la definizione dell’interdizione” - Il Fatto Quotidiano
Del pregiudicato Berlusconi non ne possiamo più con tutte queste manfrine, interpretazioni varie e concetti pseudofilosofiche, se questa legge abbia toccato altri evasori non lo sappiamo e comunque vorrei vedere se tutti questi politicanti farebbero tutta questa propagando a favore di chicchessia che non sia il berlusca, la smettano il Berlusconi è un criminale e dovrebbe andare in galera in virtù di una legge che loro stessi hanno fatto.

giovedì 17 ottobre 2013

NAPOLITANO EURODEPUTATO TALLONATO DA TV TEDESCA SU RIMBORSI [CENSURATO I...


Finanziamento truffa dei partiti borghesi

"Questa legge è una presa in giro sfacciata e colossale. Passata sulla stampa di propaganda del governo come "Abolizione del finanziamento pubblico", significa invece: "Continuerete a pagare, come prima e persino più di prima". Cosa ancora più grave, questa legge consegna ufficialmente la politica nelle mani dei grandi potentati economici, delle lobby e persino delle associazioni criminali che sono sempre alla ricerca di nuovi e più redditizi canali di riciclaggio del denaro sporco. Ecco come funziona: 1 - Non sono tutti uguali. Ci sono partiti che possono iscriversi nell'apposito registro e accedere al finanziamento e partiti o "movimenti politici" che non possono (indovinate chi? Per fortuna, dei soldi ce ne infischiamo). 2 - A pagare continua a essere lo Stato. Entrando in vigore nel 2014, i partiti continuano a ricevere dallo Stato 91 milioni di euro il prossimo anno; 54milioni 600mila nel 2015; 45milioni e mezzo nel 2016 e circa 36milioni 400mila nel 2017. A queste somme si aggiungono le donazioni dei cittadini così si fa "stecca para pé tutti". 3 - I cittadini possono devolvere il 2 per mille dell'Irpef ai partiti. Anche in questo caso pagano tutti, perché le minori entrate nelle casse dello Stato devono essere coperte da quelli che non "donano" con le solite tasse. Non solo: lo Stato istituirà un "fondo apposito" che coprirà tutte le "donazioni" che i cittadini si guarderanno bene dal fare. Sia mai che i partiti ci rimettano! 4 - Il Paese in mano alle lobby: 300mila euro all'anno per le persone fisiche e 200mila euro annui per le persone giuridiche sono i tetti per le donazioni liberali. Sanzioni se si supera tale limite? Una multa. Se non la si paga, il partito perde il gettito del 2 per mille per i tre anni a seguire (sai che danno...). I partiti possono donare quanto vogliono ad altri partiti, così le "coalizioni" diventano patti d'acciaio firmati sugli assegni. 5 - I benefici si allargano alla platea di partiti che si riferiscono a un gruppo parlamentare già costituito: così, chi fonda un partito oggi a elezioni avvenute (avete qualche idea? noi sì) o partitucoli di voltagabbana avranno comunque garantiti i vostri quattrini. 6 - Trasparenza e sanzioni per irregolarità? Dimenticate. Non presentano il bilancio? Succede nulla. Niente verbali e relazioni? Nulla. Dove vanno a finire i nostri soldi ai partiti? Ancora e sempre nel misterioso buco nero. 7 - Chi effettua donazioni ai partiti può beneficiare di sgravi fino al 52%. E chi copre queste minori entrate per le casse dello Stato? Cominciate a tirar fuori i portafogli."

Colpevole di pacifismo


mercoledì 16 ottobre 2013

Centro Studi e Ricerche Artecultura 7°: L'Agcom sta per uccidere il web: gli ultimi rantol...

Centro Studi e Ricerche Artecultura 7°: L'Agcom sta per uccidere il web: gli ultimi rantol...

L'Agcom sta per uccidere il web: gli ultimi rantoli della rete


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L'Agcom sta per uccidere il web: gli ultimi rantoli della rete


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Il partito unico dell'Euro: Lidia Undiemi intervista il Prof. Alberto Ba...


martedì 15 ottobre 2013

Fmi decide per un prelievo forzoso del 10% sui conti correnti di tutta l’area euro

Fmi decide per un prelievo forzoso del 10% sui conti correnti di tutta l’area euro prelievo forzoso-Redazione- Il Fondo Monetario Internazionale pronto a prelevare “temporaneamente” il 10% del risparmio privato nei 15 paesi della zona euro come veicolo per affrontare i problemi di sostenibilità del debito pubblico. Lo scrive il quotidiano belga L’Echo: la proposta dell’istituto guidato da Christine Lagarde, secondo quanto riportato dal giornale, sarebbe contenuta in un documento intitolato “Proposte del FMI sulla crisi fiscale”. Con all’interno un sottocapitolo della relazione intermedia curata della Agenzia per le tendenze finanziarie (Fiscal Monitor) dal titolo “Un contributo straordinario dalla ricchezza privata”. Oggi la notizia scuote cittadini e mercati perché giunge all’indomani di un punto di rottura (insanabile?) tra Fmi ed Eurozona, in contrasto circa la strada seguita per la crisi greca: una medicina che di fatto ha peggiorato lo stato di salute del malato terminale Atene. Pur di non commettere gli stessi errori della Grecia, dice a mezza voce un banchiere, meglio picchiare subito sui correntisti. Il Fondo precisa che non ci sono stati i risultati attesi e le misure imposte in questo biennio di crisi greca non hanno portato ad una riduzione effettiva del debito pubblico. Ragion per cui il Fondo concentrandosi sulla zona euro e sul necessario ritorno dei livelli di debito a condizioni pre-crisi, ammette che l’unica via di uscita sarebbe un taglio ai conti. Si tratta di una notizia che, se fosse confermata, aumenterebbe esponenzialmente la tensione con il rischio di una corsa ai bancomat così come è accaduto in Grecia lo scorso anno e anche a Cipro prima che le banche stesse rendessero inservibili proprio gli sportelli del cash, bloccandoli per diversi giorni. Fonte: Articolo tre

Maledetti

La condizione degli inquilini è perch'è non hanno i soldi x comprarsi una casa e questo governo bastardo vuole fare pagare anche la tassa (IMU) ai poveracci, bastardi maledetti, vampiri, criminali, assassini !

AD ASSISI LA QUESTURA VIETA IL VOLANTINAGGIO DELL’UAAR

PER “DIFENDERLI” DAI SEGUACI DI S. FRANCESCO, AD ASSISI LA QUESTURA VIETA IL VOLANTINAGGIO DELL’UAAR 37338. ASSISI-ADISTA. Incredibile episodio avvenuto a latere della visita di papa Francesco ad Assisi, il 4 ottobre scorso, quando il pontefice si è recato in visita pastorale nella cittadina umbra per rendere omaggio alla tomba del “poverello”, assieme agli otto cardinali che compongono la commissione da poco istituita per la riforma della Curia. Quel giorno, alcuni soci umbri dell’Uaar, l’Unione degli Atei Agnostici e Razionalisti, assieme ai volontari dell’associazione locale “Civiltà Laica” intendevano distribuire un volantino dai toni critici, ma tutt’altro che provocatori, nei confronti della Chiesa cattolica. In esso, a fronte delle aperture mediatiche del papa sui temi della modernità, dei diritti, del rinnovamento ecclesiale, del dialogo interreligioso, di un fecondo scambio con il mondo laico, si ricordava infatti che la Città del Vaticano non ha ancora nemmeno sottoscritto né la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo né la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali; che in materia di diritti civili e libertà individuali la Chiesa continua ad opporsi all’educazione sessuale nelle scuole, al riconoscimento delle direttive anticipate di fine vita, alla fecondazione artificiale ed alla diagnosi pre-impianto, al riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, sia etero che omosessuali. Inoltre, l’Uaar e “Civiltà laica” sottolineavano come lo Stato italiano continui ad accollarsi ogni anno enormi spese a favore della Chiesa cattolica (8xmille, esenzioni, riduzioni fiscali, cappellani militari, ospedalieri, delle carceri, insegnanti di religione, contributi alle scuole cattoliche, all’editoria cattolica, agli oratori, tariffe postali agevolate, finanziamenti per i “grandi eventi” ecclesiali, ecc.). La Digos il 3 ottobre ha però negato l’autorizzazione al volantinaggio, motivandola con il fatto che un raduno «monotematico» (sic!) come quello dei cattolici ad Assisi poteva essere disturbato da un manifestino che, almeno da una parte dei partecipanti, avrebbe potuto essere inteso come «provocatorio». Per prevenire possibili incidenti, la polizia avrebbe quindi dovuto impiegare diverse unità per “tutelare” i soci dell’Uaar ed i volontari di “Civiltà laica” e questo eventuale impegno di uomini e mezzi sarebbe stato troppo gravoso, stante la carenza di personale e il carico di tensione e pericoli che avrebbe comportato la situazione. Dietro tanta premura e zelo nei confronti dei laici, degli atei e degli agnostici che intendevano volantinare ad Assisi, in molti hanno pensato si nascondesse la volontà di non creare nessuna forma di disturbo alla manifestazione papale. Del resto, come ha spiegato l’Uaar in un suo comunicato del 3 ottobre scorso, la stessa questura che ha impedito il volantinaggio ha anche vietato (forse per ossequio al santo che parlava con i lupi) per il 4 ottobre, e solo il 4 ottobre, ogni forma di caccia «ad Assisi e nelle diocesi limitrofe». Ma il vero paradosso è che per impedire il volantinaggio la Questura ha dovuto paragonare i cattolici ed i devoti di S. Francesco, una delle figure religiose più fortemente connotate nel senso della mitezza e della non violenza, a fanatici e faziosi integralisti, che avrebbero costituito una potenziale minaccia per i semplici cittadini che desideravano diffondere le loro idee ed i loro rilievi critici nei confronti della Chiesa cattolica. Un paradosso che trova la sua vera spiegazione nel dettato della nostra Costituzione, che (art. 21) non solo sancisce che «tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione», ma che precisa (art. 17) che tutti possono farlo in luogo pubblico alla sola condizione di dare preavviso alle autorità del luogo, che possono vietare la manifestazione «soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica». Appunto. (valerio gigante)

Napolitano: “Attenti ai propagandisti dell’odio su internet” - Il Fatto Quotidiano

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Dimettiti, tu non rappresenti la nazione ma solo il potere delle banche.

“Gesù? Un’invenzione”, a Londra arriva Joseph Atwill: cristiani e polizia in allerta - Il Fatto Quotidiano

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Decadenza Berlusconi, la giunta del Senato vota sì. Solo Pdl contrario - Il Fatto Quotidiano

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Fuori dal parlamento i pregiudicati

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"Che tempo che fa - 5.400.000 euro"

Il programma "Che tempo fa" di Fazio, lo stuoino del pdmenoelle, è prodotto da Endemol di proprietà al 33% di Mediaset (*). La RAI compra il suo programma da Berlusconi invece di produrlo internamente. Non ci vorrebbe molto a farlo da parte dell'emittente pubblica, la RAI ha 10.476 dipendenti. Quando Fazio afferma "Io faccio guadagnare la mia azienda", a chi si riferisce? A Endemol? Fazio dice che lui si guadagna i suoi soldi: "Questo programma è interamente pagato interamente dalla pubblicità". Il suo contratto è stato rinnovato per tre anni per un importo di 5.400.000 euro, pari a 1.800.000 all'anno. Fazio di che parla? Quali guadagni si attribuisce? La RAI è tecnicamente fallita, nel 2012 ha perso 245,7 milioni di euro e le previsioni per il 2013 sono di una perdita superiore a 400 milioni. Gubitosi e la Tarantola dove trovano i soldi da dare a Fazio? Come giustificano un contratto che è un insulto alla condizione del Paese e ai lavoratori della RAI? Con che faccia? I ricavi della RAI sono di 1.748 milioni, dalla pubblicità entrano 675 mil. Nel 2012 gli incassi pubblicitari sono diminuiti di 209 mil e quest'anno forse ne perderà il doppio. In questa situazione cosa farebbe un qualunque amministratore, con un organico pletorico e conti in rosso? Si affiderebbe alle professionalità interne e diminuirebbe i costi dei programmi acquistati all'esterno. Invece la coppia Tarantola&Gubitosi fa esattamente il contrario. La RAI ha incassato lo scorso anno 2.683 milioni e ne ha speso il 60% "per consumi di beni e servizi esterni", un'allucinante cifra di 1.612,6 milioni. La RAI è pagata dal canone e le sue perdite sono ripianate con le tasse, è un'azienda pubblica, deve essere trasparente come una casa di vetro. Fazio la pensa diversamente "Credo che la RAI debba essere tutelata. E' un'azienda sul mercato (?). Credo che rivelare continuamente conti, soldi, scelte non faccia bene a questa azienda". Invece la RAI farebbe molto bene a fornire i dati sulle spese, in particolare quelle esterne anche se questo dispiace (e ti credo!) a Fazio "Io non posso dire quanto guadagno. L'azienda mi vincola alla riservatezza. Non vado contro la mia azienda". Ps: Verremo a cantare a Sanremo. Ripeto: verremo a cantare a Sanremo. (*)"Che tempo che fa, programma di RAITRE prodotto da Endemol Italia, con due diverse scenografie, una per il sabato e l’altra per la domenica"

lunedì 14 ottobre 2013

l’uscita dall’Euro dell’Italia dovrebbe avvenire entro qualche anno

ottobre 13, 2013 posted by admin George Dorgan (UBS-Reuter): perche’ l’uscita dall’Euro dell’Italia dovrebbe avvenire entro qualche anno e perche’ cio’ aiutera’ l’intera economia europea Segnaliamo questo articolo di George Dorgan: Italian Euro Exit: Why it Might Come in some Years and Why it Will Help the Euro Zone and Italy George Dorgan e’ un noto analista di nazionalita’ tedesca della UBS e della Reuter, consulente finanziario e manager di portafogli in Svizzera, e gestore del blog snbchf.com. Di seguito la traduzione dei passi piu’ significativi dell’articolo a cura Scenarieconomici.it. george Noi pensiamo che l’Italia, a differenza dell’Argentina nel 2001 e nella Spagna di oggi, sopravviverebbe senza particolari problemi ad un uscita dall’Euro e dal cambio fisso. Vista l’opinione pubblica e politica in Italia e in Germania questo scenario ha una certa probabilità di accadere nei prossimi 2-3 anni. In Italia, a differenza di quanto comunemente si pensa, o di quanto i media vogliono far intendere, l’opinione pubblica e’ quella meno entusiasta dell’Euro in Europa (fonte). Euro-yesno Questa ricerca ha portato a una lunga lista di motivi per cui l’uscita dall’euro dell’Italia potrebbe accadere nei prossimi 2 o 3 anni: SITUAZIONE POLITICA ED ECONOMICA IN ITALIA 1 . L’ascesa del Movimento Cinque Stelle, che vuole sottoporre a Referendum l’uscita dall’Euro dell’Italia, e possibilmente di default sul debito pubblico. 2 . Dalla ricerca PEW il 44 % degli italiani guarda l’euro negativamente , e solo il 30 % favorevolmente. L’Italia, secondo PEW e’ la nazione europea piu’ euroscettica. 3 . Secondo PEW solo il 50 % degli italiani voterebbe per mantenere l’euro in un Referendum. Questa è la percentuale più bassa nella zona euro. I dati di novembre 2012 mostrano che il 43 % degli italiani vuole tornare alla Lira . 4 . Molti politici pensano che l’avanzo primario in Italia (che negli ultimi 15 anni e’ stato il migliore d’europa), migliorerebbe con l’uscita dell’euro, rendendo più competitivo il costo del lavoro. Con l’euro l’Italia e’ passata da un attivo commerciale consistente ad un deficit commerciale strutturale (specie con la Germania). Un effetto perverso dell’euro ! 5 . La situazione economica in Italia sta peggiorando , i consumi crollano, e l’euro-eroe Monti spera si salvare il bilancio con aumenti di tasse. Ovviamente l’effetto sara’ l’opposto ed i consumi caleranno ancora. 6 . Grazie alla riduzione della domanda interna e l’euro a buon mercato nel 2012, la bilancia commerciale in Italia è notevolmente migliorata. La Nuova Lira potrebbe spingere la bilancia commerciale in un surplus ancora più forte . MANCANZA DI COMPETITIVITA’ 7 . L’Italia, la Spagna , il Portogallo e la Grecia non ha sfruttato i tassi di interesse storicamente bassi tra il 2002 e il 2007 per migliorare le loro economie attraverso fattori di lungo periodo come la tecnologia o meglio le infrastrutture. Il denaro a buon mercato spesso e’ volato in superfluo immobiliare, eccessi di spesa o è stato in parte perso in canali burocratici o di tipo mafioso. Oggi il finanziamento per le società italiane e’ meno conveniente, e le politiche della BCE non aiutano piu’ di tanto, in tal senso. 8 . Monti non ha fatto le riforme necessarie: i licenziamenti sono ancora costosi per le imprese e la quota del pubblico impiego resta elevata. Percio’ l’unico modo per diventare competitivi restando nella zona euro è di aspettare che salgano i salari in Germania (a causa della progressiva riduzione della disoccupazione) e nei paesi dell’est europa. Questo processo è molto doloroso e può richiedere molti anni o addirittura decenni, e potrebbe anche non verificarsi. 9 . Gli Economisti tedeschi e il governo tedesco sono fortemente influenzati dalle teorie che privilegiamo l’offerta (e l’allargamento della bilancia dei pagamenti) e non la domanda interna lato dell’offerta. Guardano su fattori a lungo termine come la competitività e sono contro le misure a breve termine. 10 . Le teorie economiche ortodosse che puntano tutto su competitivita’ ed austerita’ sono prevalenti nelle istituzioni europee e nelle conseguenti politiche 11. Infine, i principali quotidiani e economisti mainstream accettano “ il principio di base economica di Robert Mundell dell’area valutaria ottimale“, e sono fortemente ostili allo stampare denaro. Ovviamente i questo modo, e stando in piedi l’euro, i “periferici” continueranno a non essere competitivi. L’EURO DISTRUGGE IL WELFARE STATE 12 . Se restera’ l’Euro, le forze del libero mercato ridurranno la quota del settore pubblico e di distruggeranno gli Stati sociali di Francia e paesi Mediterranei. Come ha detto Robert Mundell : ” Si mette la politica monetaria fuori dalla portata dei politici, e senza la politica fiscale, l’unico modo per non distruggere enormi quantita’ di posti di lavoro e’ la riduzione di norme in materia di lavoro.” 13 . L’ euro elimina il potere da parte dei politici di fare regali elettorali al loro popolo. Pertanto ulteriori riforme per aumentare la competitività sono a rischio. L’ostilita’ verso l’euro crescera’ conseguentemente: il sogno politico di una moneta comune potrebbe distruggere l’ idea europea. 14 . L’elettorato e i cittadini tedeschi sono diventati molto attenti agli enormi rischi impliciti nel ESM. Sembra che i consumatori tedeschi ora hanno deciso di aumentare il loro risparmio, nonostante l’aumento dei salari . Molti di loro pensano che lo stato tedesco avrà bisogno di finanziare la periferia per sempre , il che implica maggiori imposte future. Un rallentamento della crescita tedesca o una recessione potrebbe innescare richieste tedesche per fermare il finanziamento tramite l’ESM e per uscire l’euro. I COSTI PER L’ITALIA NELLA ZONA EURO SONO TROPPO ALTI 15. L’Italia è troppo grande essere salvata, a causa delle dimensioni limitate del MES. L’Italia spende circa il 5,5% del PIL in interessi, piu’ del doppio del resto d’europa. I tassi dei decennali sono al 4,5%, ma hanno toccato il 6% durante la crisi. 16. I tassi si sono ridotti in Italia a causa dei bassi tassi internazionali, nonche’ al miglioramento della bilancia commerciale italiana, ottenuta per lo più con la riduzione delle spese dei consumatori e quindi delle importazioni. Ma la riduzione del PIL continuera’ a far crescere il debito italiano e spingerà verso l’alto i rendimenti dei BTP di nuovo. Solo un aumento dell’inflazione grazie a una nuova Lira aiuteranno a ridurre il debito italiano. La recente tendenza alla crescita di detentori residenti dei titoli del debito pubblico aiuterà gli italiani a mantenere i rendimenti sotto controllo. aaa221 LA GERMANIA NON PAGHERA’ PER RENDERE PIU’ CONVENIENTI I FINANZIAMENTI DEI PIIGS 17. Gli Eurobond non verranno adottati nella nostra generazione. La tedesca Merkel ha chiaramente affermato che lei non permetterà questo finché vive. 18. Anche l’opposizione tedesca non vuole un finanziamento ESM a Banche e stati. Solo il 17% dei tedeschi vuole eurobond. I Tedeschi accetteranno un’unione fiscale solo se la disciplina tedesca dominasse. 19. Al contrario della Germania, che si sente ancora responsabile per la sua storia, la Finlandia è particolarmente resistente e vuole garanzie di ulteriori salvataggi. FRANCIA ED ITALIA NON ACCETTERANNO IL “BIG BROTHER” FISCALE TEDESCO 20. Francia ed Italia si oppongono un’unione fiscale, che sarebbe sotto il controllo tedesco. Spagna e Portogallo sono piuttosto come marionette della disciplina fiscale tedesca e della BCE. Al contrario dell’Italia, la Spagna ed il Portogallo non hanno altra possibilità, perché hanno maggiori rischi da un uscita dall’euro. PER L’ITALIA I RISCHI LEGATI ALL’USCITA DALL’EURO SONO LIMITATI I motivi principali di rischio limitato sono segnalati sul Telegraph e nella teoria dei giochi prendono da David Woo di BoA Merrill Lynch. 1. La Banca centrale Italiana ha grandi riserve in Oro, tali da scongiurare l’iperinflazione, se lasciato l’euro. aaass3 2. Al contrario della Spagna, la posizione patrimoniale sull’estero in Italia è solo leggermente negativo, mentre quello della Spagna è negativo per il 92% del PIL. 3. Il Debito pubblico e privato è 260% del PIL, simile alla Germania e molto inferiore rispetto alla Francia, la Spagna o il Regno Unito. La ricchezza privata e’ di € 8,6 trilioni di dollari: gli italiani sono più ricchi pro capite rispetto tedeschi. 4. L’elevato tasso di risparmio e di ricchezza privata in Italia, significa che qualsiasi shock sui tassi porterebbe a maggiori pagamenti a obbligazionisti italiani,e quindi alla fine gli effetti resterebbero principalemente nel paese. Oggi i principali detentori del debito pubblico italiano sono le banche italiane e privati. aaass4 5. L’Italia è prima nell’indicatore di lungo termine indicatore del FMI sulla sostenibilita’ del debito: 4.1, davanti alla Germania 4,6, Francia 7,9, Regno Unito 13,3, Giappone 14,3, e negli Stati Uniti 17. Un approccio alternativo per il debito a lungo termine, compreso il debito implicito (tramite promesse pensionistiche, ecc), mostra una situazione ancora migliore per l’Italia. 6. Un forte aumento di interesse nominale (se succede davvero) dopo l’uscita dall’euro dell’Italia, farebbe molti meno danni in Italia che non in Spagna, perché il livello di indebitamento privato in Spagna è molto più alto che in Italia. 7. Una crisi degli stati periferici d’europa con esplulsione dall’euro, con i loro 100 milioni di persone, non avrebbe impatti mondiali. 8. Il rischio principale di un’uscita dall’euro per i paesi periferici, è un deficit di capitale per le banche periferiche: il rischio sarà limitato pero’ per l’Italia . L’ EMS garantira’ in modo temporaneo un finanziamento a breve per alcune banche italiane, in cambio l’Italia promettera’ di non fare default sul suo debito . Il Debito di diritto italiano dovrebbe essere trasferito in Nuova Lira, con un conseguente taglio implicito per i mutuatari straniero. aaass5 9. L’esposizione bancario tedesco con l’Italia s’e’ fortemente ridotto durante la crisi; ora il grosso dei rischi della Germania sono legati all’EMS. 10. Come sappiamo tutti, le banche tedesche sono riuscite a scaricare il loro “rischio PIIGS” sulla bilancia Target2, sulla Bundesbank, cioè il contribuente tedesco. Pertanto, il rischio di una ricapitalizzazione delle banche tedesche è ormai trascurabile dal punto di vista dei contribuenti tedeschi. Dopo le operazioni di LTRO 2012, i titoli di Stato italiani sono oggi detenuti dalle banche italiane o individui italiani. 11 . Se l’Italia uscisse dall’euro, di certo essa vorra’ rimanere un membro della comunità internazionale, per cui difficilmente fara’ default, ma semplicemente ripaghera’ i debiti in Lire. Parliamo quindi di una svalutazione, e quindi di una perdita del 15-20%. A luglio 2012 l’Italia aveva 274 miliardi di € di partecipazione Target2. Per cui, la Nuova Lira implicherebbe una perdita di 40-50 miliardi € per il settore pubblico tedesco, solo il 2 % del PIL tedesco . CONCLUSIONI Noi pensiamo che l’Italia, a differenza dell’Argentina nel 2001 e nella Spagna di oggi, sopravviverebbe senza particolari problemi ad un uscita dall’Euro e dal cambio fisso. Vista l’opinione pubblica e politica in Italia e in Germania questo scenario ha una certa probabilità di accadere nei prossimi 2-3 anni. Un nuovo compito per l’ESM sarà quello di sostenere le possibili ricadute temporanee sulle banche dei paesi periferici, dopo l’uscita dell’Italia dall’euro. L’euro si rivalutera’ fortemente dopo l’uscita dei periferici, e l’economia italiana ed europea si riprenderanno abbastanza rapidamente . Se l’Italia, tuttavia, non lascia la zona euro, l’Italia e la Germania corrono il rischio di lunga recessione , in cui sia i consumatori che le imprese cercano di ridurre il debito e di consumare meno: i tedeschi nel timore di futuri debiti legati all’ESM, gli italiani in risposta alle infinite misure di austerità. Quindi l’uscita Euro italiana dovrebbe davvero aiutare la zona euro.

Gioco d'azzardo Endrizzi M5S: ecco i politici finanziati da società di g...


L'inciucio ventennale tra PD e PDL: ecco le carte segrete!


M5S Parlamento in Piazza. Paola Taverna: Siamo in guerra! (+playlist)


venerdì 11 ottobre 2013

Internet, corte di Strasburgo: “Siti responsabili per i commenti pubblicati” - Il Fatto Quotidiano

Internet, corte di Strasburgo: “Siti responsabili per i commenti pubblicati” - Il Fatto Quotidiano
MESSAGGI OFFENSIVI E ALTRO SE QUALCUNO LI FA IN MODO ANONOMO CI SARA' PURE UNA RAGIONE COSI' COME I MESSAGGI IN QUANTO TALE, I "REGIMI" DOVREBBERO PRENDERE ATTO DELLO SCONTENTO DELLA GENTE MA LORO SE NE FOTTONO E CERCANO SEMPRE DI PUNIRE E REPRIMERE, ALLA FACCIA DELLA LIBERTA' DI PAROLA.

giovedì 10 ottobre 2013

La vitamina B17

Nel 1950, dopo molti anni di ricerche, un appassionato biochimico di nome Ernest T. Krebs, Jr. isolò una nuova vitamina, cui diede la sigla di B-17 e chiamò Laetrile. Man mano passarono gli anni, in migliaia di persone si convinsero che la vitamina di Krebs fosse un modo concreto per controllare il cancro, e questa convinzione oggi è sempre più diffusa e radicata. La vitamina B-17 si trova in natura ed è gratuita: è contenuta in pesche, mele, uva, albicocche, lamponi, fragole, prugne e more. Basta mangiare una dose adeguata di questi frutti, in modo continuo nel tempo, per beneficiare degli effetti anti-cancro di questa vitamina. Eppure, in molti sono ancora diffidenti… Il perché è presto detto. Negli anni Cinquanta, dopo la scoperta di Krebs, le multinazionali cercarono in qualche modo di brevettare la vitamina B-17 e così lanciarono una propaganda senza precedenti per screditare la scoperta, nonostante vi siano prove scientifiche in abbondanza sugli effetti di questa vitamina sulla salute umana ed in particolar modo per lottare contro il cancro. La ragione di questa battaglia della medicina ortodossa contro i rimedi naturali è spiegata nel libro di G. Edward Griffin “Un mondo senza Cancro”, che indica come la risposta non sia da ricercare nella scienza, ma nella politica che detta di nascosto l’agenda dei poteri economici del pianeta e di coloro che sono ai vertici dell’establishment della medicina. Ogni anno migliaia di Americani viaggiano in Messico per ricevere la terapia a base di Vitamina B-17; negli ospedali messicani, infatti, si somministrano terapie a base di cibo (come del resto nella medicina tradizionale cinese). Questo pelleggrinaggio avvinene perché la terapia è stata soppressa negli Stati Uniti. A molti di loro erano stati diagnosticati pochi mesi di vita, ma coloro che hanno usato la terapia a base di vitamina B-17 sono ancora vivi e vegeti e stanno vivendo le loro vite normalmente. Nonostante l’evidenza il Laetrile viene considerato una “truffa” e i casi di queste persone catalogati come remissioni spontanee della malattia. Invece, non si riesce nemmeno a tentare delle critiche serie sugli “effetti collaterali” di terapie ben più violente e invasive come la kemioteramia, la chirurgia o i bombardamenti localizzati delle cellule. Chi ha provato la terapia a base di Vitamina B-17 ha riportato di sentire un maggior senso di benessere generalizzato, una visione più ottimista della vita, crescita dell’appetito, di peso e, di frequente, di aver riacquistato un colorito naturale, contro a una diminuzione del dolore e del fetore causato dal cancro. Sono migliaia i casi in cui la remissione di tutti i sintomi del cancro sono stati confermati. Per generazioni nel nostre nonne hanno preparato le loro conserve di frutta pestando attentamente i semi delle pugne, delle mele, delle albicocche, e delle ciliegie, così come di altre piante della famiglia delle rosacee, per aggiungerle e mischiarle alla frutta. Forse non sapevano che cosa stavano facendo, ma tutti i semi di questi frutti sono una risorsa potentissima di vitamina B-17. Nei tropici la vitamina B-17 si trova in grandi quantità nella cassava (o tapioca). Così come secoli fa si è potuto combattere lo scorbuto adottando una dieta che contribuisse a fornire all’organismo un’adeguata quantità di vitamina C, c’è chi pensa anche che lo stesso possa essere ottenuto con la Vitamina B-17 per far sparire il cancro. Per maggiori informazioni su questa affascinante teoria, vi invito a leggere il libro sopra citato. Buona lettura!
Nel 1950, dopo molti anni di ricerche, un appassionato biochimico di nome Ernest T. Krebs, Jr. isolò una nuova vitamina, cui diede la sigla di B-17 e chiamò Laetrile. Man mano passarono gli anni, in migliaia di persone si convinsero che la vitamina di Krebs fosse un modo concreto per controllare il cancro, e questa convinzione oggi è sempre più diffusa e radicata. La vitamina B-17 si trova in natura ed è gratuita: è contenuta in pesche, mele, uva, albicocche, lamponi, fragole, prugne e more. Basta mangiare una dose adeguata di questi frutti, in modo continuo nel tempo, per beneficiare degli effetti anti-cancro di questa vitamina. Eppure, in molti sono ancora diffidenti… Il perché è presto detto. Negli anni Cinquanta, dopo la scoperta di Krebs, le multinazionali cercarono in qualche modo di brevettare la vitamina B-17 e così lanciarono una propaganda senza precedenti per screditare la scoperta, nonostante vi siano prove scientifiche in abbondanza sugli effetti di questa vitamina sulla salute umana ed in particolar modo per lottare contro il cancro. La ragione di questa battaglia della medicina ortodossa contro i rimedi naturali è spiegata nel libro di G. Edward Griffin “Un mondo senza Cancro”, che indica come la risposta non sia da ricercare nella scienza, ma nella politica che detta di nascosto l’agenda dei poteri economici del pianeta e di coloro che sono ai vertici dell’establishment della medicina. Ogni anno migliaia di Americani viaggiano in Messico per ricevere la terapia a base di Vitamina B-17; negli ospedali messicani, infatti, si somministrano terapie a base di cibo (come del resto nella medicina tradizionale cinese). Questo pelleggrinaggio avvinene perché la terapia è stata soppressa negli Stati Uniti. A molti di loro erano stati diagnosticati pochi mesi di vita, ma coloro che hanno usato la terapia a base di vitamina B-17 sono ancora vivi e vegeti e stanno vivendo le loro vite normalmente. Nonostante l’evidenza il Laetrile viene considerato una “truffa” e i casi di queste persone catalogati come remissioni spontanee della malattia. Invece, non si riesce nemmeno a tentare delle critiche serie sugli “effetti collaterali” di terapie ben più violente e invasive come la kemioteramia, la chirurgia o i bombardamenti localizzati delle cellule. Chi ha provato la terapia a base di Vitamina B-17 ha riportato di sentire un maggior senso di benessere generalizzato, una visione più ottimista della vita, crescita dell’appetito, di peso e, di frequente, di aver riacquistato un colorito naturale, contro a una diminuzione del dolore e del fetore causato dal cancro. Sono migliaia i casi in cui la remissione di tutti i sintomi del cancro sono stati confermati. Per generazioni nel nostre nonne hanno preparato le loro conserve di frutta pestando attentamente i semi delle pugne, delle mele, delle albicocche, e delle ciliegie, così come di altre piante della famiglia delle rosacee, per aggiungerle e mischiarle alla frutta. Forse non sapevano che cosa stavano facendo, ma tutti i semi di questi frutti sono una risorsa potentissima di vitamina B-17. Nei tropici la vitamina B-17 si trova in grandi quantità nella cassava (o tapioca). Così come secoli fa si è potuto combattere lo scorbuto adottando una dieta che contribuisse a fornire all’organismo un’adeguata quantità di vitamina C, c’è chi pensa anche che lo stesso possa essere ottenuto con la Vitamina B-17 per far sparire il cancro. Per maggiori informazioni su questa affascinante teoria, vi invito a leggere il libro sopra citato. Buona lettura!

La guerra contro il cancro è stata vinta.

La guerra contro il Cancro è stata definitivamente vinta cinquant’anni fa, ma nessun medico oncologo-ospedaliero ve lo confesserà mai. In realtà, la storia della “scoperta della cura del cancro” è vecchia, molto più vecchia, vecchia di almeno 150 anni, o forse più, volendo risalire fino a Ippocrate di Kos e a ciò che dicevano i medici romani già nel Secondo Secolo Dopo Cristo…. Phillip Day, nel suo libro “Cancro, se vuoi la vita prepara la verità”, Credence Publications, 2003, riprende gran parte del lavoro fatto dal grande scienziato americano Ernest Krebs, con le sue riscoperte in merito all’utilizzo della vitamina B17 nella cura del cancro. Ciò che segue sono appunti parzialmente tratti da diversi testi fra cui il libro di Phillip Day, di cui comunque, da parte dell’autore del presente lavoro, dott. Giuseppe Nacci, non si condivide la teoria trofoblastica come noxa eziopatogenetica, preferendo invece ritenere il tumore come una “semplice conseguenza di carenze vitaminiche protratte nel tempo con successiva impossibilità da parte delle cellule vecchie di andare incontro alla normale apoptosi per carenza estrema di vitamine adatte al normale funzionamento apoptotico insito nel sistema del DNA”. In questa luce, la vitamina B17 è una vitamina naturale di “seconda linea” che interviene quando le vitamine naturali (vedi capitolo 5: “vitamine NATURALI che fanno suicidare i tumori”) risultano essere insufficienti a tenere sotto controllo il turn-over cellulare, e cloni di cellule maligne hanno iniziato a formarsi nell’organismo, eludendo, almeno in parte, le difese immunitarie normalmente preposte, in primis nei linfonodi prossimali al tumore, come i linfociti Natural Killer (vedi Quinta Dichiarazione d’Intesa). La storia “moderna” della vitamina B17 iniziò nel 1830, quando due scienziati francesi, Roubiquet e Bontron-Chariand, purificarono per la prima volta una strana vitamina, a cui fu dato il nome di Amigdalina o vitamina B17. Sette anni dopo, due scienziati tedeschi, Von Liebig e Woehier, scoprirono che questa strana vitamina, normalmente contenuta in tutti i semi della frutta (ad eccezione degli agrumi) poteva essere scomposta da uno specifico enzima, e soltanto da esso, in ioni-Cianuro, Benzaldeide e Glucosio. Il passaggio all’uomo, per terapie medico-oncologiche, seguì di pari passo, essendo anche nota nella Medicina Classica Occidentale l’utilizzo dei semi amari della frutta per la cura di una strana malattia metabolica, a quel tempo molto rara, chiamata “cancro”, ma che era conosciuta fin dall’antichità: ad esempio, nel Secondo Secolo Dopo Cristo i medici romani si erano accorti che il cancro era frequente nella popolazione povera di Roma e non di coloro che vivevano nelle campagne, ed avevano messo in relazione questa strana malattia con un’alimentazione troppo proteica e amidacea (legumi iperproteici come le lenticchie e pane povero di cattiva qualità). Già allora era anche nota a tutti i medici romani la famosa affermazione di Ippocrate di Kos, fondatore della Medicina Classica Occidentale, in merito alle cure del cancro: “…il cancro non si cura con il ferro del chirurgo, ma con la dieta vegetariana e le erbe mediche… Così come era anche ben nota un’altra grande massima del grande medico greco: “… fa che la medicina sia il tuo cibo, e che il cibo sia la tua medicina…” (Nota dell’autore del presente lavoro, dott. Giuseppe Nacci: personalmente si ritiene che se il paziente tumorale è in grave pericolo di vita immediata, l’intervento chirurgico debba sempre essere eseguito; sicuramente, ai tempi di Ippocrate la chirurgia non era paragonabile a quella attuale). Così, quindici anni dopo le prime esperienze scientifiche francesi, nel 1845, la rivista medico-scientifica francese “Gazette Medicale de Paris”, (1845, No. 13, pp.: 577-582) (VEDI ALLEGATO: “Gazette Medicale de Paris”) e, successivamente, anche quella tedesca “Journal Chirurgie und Augenheilkunde”(1846, No. 35, pp.: 7-28), (VEDI ALLEGATO : Dr. TH. INOSMETZEFF) descrissero il primo caso di terapia metabolica con vitamina B17 per la “cura del cancro”, ad opera del medico russo Inosmetzeff, professore presso l’Università Imperiale di Tutte le Russie di Mosca: la terapia era stata eseguita su un ventenne tumorale, e la terapia era consistita in 46 grammi di Amigdalina somministrata per 3 mesi; il grande medico russo aveva curato anche una donna di 48 anni, con estese metastasi da cancro ovarico, e questa donna, nel 1845, risultava essere ancora viva dopo ben 11 anni dalla terapia metabolica con Amigdalina: in entrambi i casi, il dott. Inosmetzeff affermò di non aver notato mai effetti collaterali da parte della vitamina scoperta dai francesi nel 1830 e meglio caratterizzata dai tedeschi nel 1837. Ma fu soltanto più di un secolo dopo, nel 1950, che uno scrupoloso ricercatore americano, Ernest Krebs, iniziò a curare di nuovo il cancro con questa strana vitamina, che, dopo averla fatta bollire, evaporare in alcool, e quindi decantare in piccoli cristalli bianchi, ribattezzò “Laetrile”. La parola “Laetrile” è un acronimo della parola “LAEvomandeloniTRILE-glucoside. Essa è quasi equivalente all’Amigdalina naturalmente contenuta nei semini amari della frutta, con l’unica differenza di una molecola in meno di glucosio. Infatti la sua struttura chimica è: D-1 mandelonitrile-beta-glucuronide, mentre l’Amigdalina è D-mandelonitrile-bi-glucoside. Esistono almeno una dozzina di altri glucosidi cianogenetici (nitrosilidi) simili all’Amigdalina, contenuti in ortaggi, frutta (compresi i limoni), cassava, legumi e cereali (Oke: “the role of hydrocyanic acid in nutrition”, in “World Review of Nutrition and Dietetics”, Vol. II, Bourne G.H., ed. Basel : S.Karger, 1969, pp.: 170-198; Krebs E.: “The Nitrilosides in Plants and Animals”, New Rochelle : Arlington House, 1974, pp.: 145-164). (VEDI ALLEGATO: The Nitrilosides in Plants and Animals). Nota: al capitolo 5 (“Piante che fanno suicidare il cancro”) sono riportate diverse di queste piante ricche di vitamina B17, accanto anche alla menzione di un altro centinaio di vitamine con funzioni simili (induzione di morte in cellule tumorali, senza danno alle cellule sane), anche se con meccanismo diverso (attivazione delle endonucleasi e apoptosi della cellula tumorale stessa per frammentazione del suo stesso DNA). La vitamina B 17 è una molecola stabile, chimicamente inerte e non nociva se assunta nelle giuste quantità appropriate e sotto controllo medico. Il dosaggio iniziale raccomandato nell’adulto è di 4-5 semini amari al giorno se semini amari di albicocca (quantità maggiori o minori se di altro frutto) per la prima settimana, salendo o meno di dosaggio nella settimane successive, a discrezione del medico, fino a raggiungere valori che devono essere accuratamente calcolati in funzione dell’emi-vita biologica della vitamina B17, delle analisi urinarie (presenza di Tiocianato di sodio e di acido ippurico in quantità tale da far presumere un superamento della soglia-limite ritenuta compatibile per la terapia in atto), della massa ematica e corporea del paziente, della buona o cattiva funzionalità epatica, renale e di altri organi, della possibile colliquazione massiccia della massa tumorale con possibile exitus per blocco renale irreversibile, etc…. La farmaco-cinetica della vitamina B17 è complessa e di essa bisogna tenerne conto. In letteratura medica e/o fitoterapica sono stati riportati episodi di avvelenamento mortale in bambini dopo ingestione di cibo particolarmente ricco di vitamina B17, come bacche di piante particolari, in genere non abitualmente consumate nelle tradizioni alimentari delle varie culture del mondo (ma estremamente interessanti quindi per la cura del cancro), oppure mandorle amare, notoriamente molto più ricche di vitamina B17 dei semini amari di albicocca. Il decesso nei bambini è più facile a causa della più elevata concentrazione di vitamina B17 che si ha nei soggetti di piccola corporatura come il bambino rispetto all’adulto, della più piccola massa del fegato, organo elettivo per la detossificazione ematica da vitamina B17, e forse da una minor capacità funzionale degli enzimi epatici. Personalmente si è provato ad ingerire quantità sempre più crescenti di semini amari triturati di albicocca, di ciliegia, uva, anguria, melone, etc… riscontrando in una sola occasione un po’ di nausea e cefalea: la causa di tale episodio fu, in base a studio retrospettivo della quantità di vitamina B17 ingerita da chi scrive, nel non aver rispettato la curva farmaco–cinetica stimata per un emi-dimezzamento biologico di 80 minuti, curva facilmente ricavabile da testi vari. Sempre dietro valutazione medica, si deve interrompere il trattamento di tanto in tanto; i semini devono essere ben masticati o precedentemente triturati; la terapia dev’essere immediatamente sospesa in caso di nausea; i semini non devono mai essere assunti tutti assieme, ma distribuiti nell’arco dell’intera giornata; è utile assumerli a stomaco pieno, allo scopo di evitare l’idrolisi parziale della vitamina a opera dell’acido cloridrico. In merito ai semini amari di albicocca, è vietato assumerne più di sei semini nello spazio di tempo di un’ora, pur in condizioni di salute ottimale; per i semini di pesca, il dosaggio orario non deve essere superiore al mezzo semino… L’avvelenamento da vitamina B17 non è l’unico possibile; anche altre vitamine naturali, assunte in quantità eccessiva, possono condurre a morte: ad esempio, in testi di medicina è ancora riportato l’episodio avvenuto ai primi anni del XX secolo, quando esploratori artici morirono di intossicazione da vitamina A dopo aver mangiato grandi quantità di fegato di orso polare, abbattuto mesi prima per ragioni di sostentamento alimentare. L’unica vitamina che sembrerebbe esente da pericoli di intossicazione sarebbe la vitamina C, la cui quantità può anche superare i cinquanta grammi giornalieri. Ritornando alla vitamina B17, Krebs scoprì che il composto reagisce all’enzima Beta-glucosidasi: quest’ultimo è caratteristico di molti tumori, ed è praticamente assente nelle cellule sane; in tale reazione, l’enzima scinde l’innocua vitamina B17 in due potenti veleni: ioni-Cianuro e Benzaldeide, quest’ultimo un potente analgesico (anti-dolorifico). Queste due sostanze, prodotte in piccole quantità dalle stesse cellule tumorali, si combinano allora fra loro all’interno stesso delle cellule tumorali, producendo una sostanza estremamente tossica che uccide la cellula stessa in una sorta di pseudo-apoptosi. Piccole quantità di questo veleno possono risultare quindi ancora attive, dopo la morte della cellula tumorale, e passare in circolo, essendo il tumore, generalmente, ben vascolarizzato in periferia. Viceversa, le cellule sane contengono un altro enzima, la Rodanese , il quale è presente nelle cellule in quantità inversamente proporzionale alla Beta-glucosidasi; se la B 17 entra in contatto con le cellule sane, la Rodanese neutralizza gli ioni-Cianuro e ossida la Benzaldeide. I due prodotti di derivazione così ottenuti, il Tiocianato e l’acido benzoico, sono invece addirittura benefici per il nutrimento delle cellule sane; l’eventuale eccesso di tali prodotti secondari viene eliminato per via urinaria. Diventa pertanto chiaro che l’enzima Beta-glucosidasi produce ioni-Cianuro dai cibi nitrilosidi; si noti che gli ioni-Cianuro devono essere liberati dall’involucro della vitamina B17 o dal suo derivato Laetrile. Gli ioni-Cianuro non sono presenti liberamente nel cibo; vengono prodotti solo all’interno della cellula tumorale stessa perché solo al suo interno esiste l’enzima specifico (Beta-glucosidasi). Nel 1947, Fishman e Aniyan così scrivevano sull’importante rivista medica Journal Biol. Chem. (Fishman W: The presence of high beta-glucuronidase activity in cancer tissue, J. Biol. Chem No. 169, pp.: 449-450 VEDI ALLEGATO: Fishman 1947): “…in tessuti prelevati da carcinomi maligni (cancri) di vari organi, compresi seno, utero, stomaco, pareti intestinali ed esofago, è stata rilevata un’attività della beta-glucosidasi da 2 a 36 volte superiore rispetto ai tessuti adiacenti non interessati…. Metastasi dei linfonodi derivanti da cancri originatisi in vari organi contenevano beta-glucosidasi in concentrazioni più elevate rispetto ai linfonodi non interessati..”. Sulla prestigiosa rivista Science, sempre in quell’anno (Fishman W: A comparison of beta-glucoronidase activity of normal, tumor and lymph node surgical patients, Science, No. 106, pp.: 66-67, 1947), essi aggiungevano: “… la Beta-glucosidasi elevata è probabilmente una caratteristica propria delle cellule tumorali…” Krebs, nel suo libro “Nitrilosides (Laetriles)”, alle pagine 189-204, dichiara: “Oltre agli alti livelli di Beta-glucosidasi, le lesioni maligne sono caratterizzate da una generalizzata e profonda carenza di Rodanese, come riferito da Homberger, Mendel, Rodney e Bowman. Rosenthal riferì di una diminuzione pari all’80% della Rodanese in tessuti tumorali epatici, ed una simile diminuzione fu rilevata nelle invasioni leucemiche dei tessuti…”. Il ricercatore James South (VEDI ALLEGATO: http://fiocco59.altervista.org/27novembre.htm JAMES SOUTH) spiega la biochimica essenziale di ciò che accade quando una persona si alimenta con cibi nitrilosodici o assume la B 17 sotto forma farmaceutica, sia come Laetrile che come Amigdalina: ".Queste due proprietà delle cellule tumorali (un eccesso di Beta-glucosidasi, che disgrega il Laetrile ed una deficienza di Rodanese, per la disintossicazione dell'acido cianidrico, sono chiamate in causa come spiegazione sia del perché il Laetrile uccida le cellule tumorali e del perché esso non risulti preferibilmente disgregato dalle cellule tumorali in ioni-Cianuro, Benzaldeide e zucchero. Le cellule tumorali saranno di conseguenza avvelenate, dato che le cellule tumorali sono carenti dell'enzima Rodanese, dotato di azione disintossicante dall'acido cianidrico. Se dell'acido cianidrico fuoriesce dalle cellule tumorali, le cellule adiacenti normali saranno in grado di disintossicarsi da esso attraverso il loro enzima Rodanese.". Sempre però che le quantità non eccedano le capacità del fegato e di altri organi di depurare il sangue da tale veleno indesiderato: in tal senso è compito del medico curante, dalle analisi del sangue, dall'esame clinico del paziente, valutare l'andamento della terapia metabolica. Il Prof Marco Tasca, Primario del Reparto Radiologico dell'Ospedale Civile di Sanremo, in un suo lavoro del 1958, sottopose ventuno pazienti italiani terminali (3 seminomi, 4 mammella, 1 utero, 2 laringe, 7 polmone, 1 esofago, 2 stomaco, 1 Hodgkin) a terapia con Laetrile, mediante iniezioni intramuscolari, riscontrando buona tolleranza al farmaco, miglioramento delle condizioni cliniche dei pazienti per tutto il periodo di cura, e con ripresa della patologia neoplastica soltanto dopo un mese, in media, dalla definitiva sospensione della terapia. Due sole furono le complicanze da lui indicate: l'emorragia e l'ittero. La prima verosimilmente legata al distacco di escare necrotiche, il secondo per azione tossica diretta sulle cellule epatiche, evenienza comunque rara (5% della sua casististica) Importante anche considerare il pericolo della liberazione di acido cianidrico dalla vitamina B17 assorbita a livello gastrico, a differenza invece della quasi sostanziale non pericolosità del Laetrile iniettato per via parenchimale, così come indicato nelle prime valutazioni di Morrone nel 1962, che già verificava, su 10 casi clinici presi in esame, la buona efficacia clinica di questa vitamina, che addirittura risolve il fetore dei carcinomi mammari ulcerati all'esterno, con remissione clinica in tutti i casi clinici considerati (Morrone J.: Chemotherapy of inoperable Cancer. Preliminary report of 10 cases trated with Laetrile, Exp. Med. Surg., 20, pp.: 299-308, 1962, VEDI ALLEGATO: http://fiocco59.altervista.org/27novembre.htm Morrone). L’enzima Rodanese demolisce l’acido cianidrico per produrre una sostanza non tossica: il Tiocianato. Come nota Oke nel suo testo: “The role of Hydrocyanic acid in nutrition, in World Review of Nutrition and Dietetics, Vo. 11, pp.: 170-198, Karger, Basel/New York, 1969, (VEDI ALLEGATO: OKE) “… la Rodanese è largamente distribuita in tutti i tessuti, presentando le concentrazioni più alte nel fegato. Il processo di disintossicazione può dunque aver luogo in tutte le parti del corpo, ma il fegato sarà l’organo cardine. Quando l’acido cianidrico (Cianuro) viene convertito in acido tiocianico (Tiocianato), si ottiene una riduzione della tossicità di almeno 200 volte…”. Quando la Beta-glucosidasi disgrega il Laetrile, viene rilasciato nell’interno della cellula tumorale Benzaldeide e ioni-Cianuro. Numerosi studi sull’uomo hanno utilizzato lo stesso Benzaldeide come farmaco anti-cancro (Kochi M.: Antitumor activity of Benzhaldehyde, Cancer Research, 64, pp.: 21-23, 1980); Kochi M.: Antitumor activity of Benzhaldehyde Derivative, Cancer Research, 69, pp.: 533, 1985). Kochi M: Inhibition of experimental pulmonary metastasis in mice by b-cyclodextrin-benzaldehyde, Journal of Cancer Research and Clinical Oncology , vol. 112, No. 3, 1986, pp.: 216-220, VEDI ALLEGATO: anti-tumor activity of benzhaldehyde). Kochi così afferma fin dal 1980: “ …non sono stati rilevati effetti tossici, inclusi disturbi ematologici o biochimici, anche in caso di ripetute somministrazioni prolungate di Benzaldeide…” Tatsumura utilizzò una dose totale media di 393 grammi di un analogo della Benzaldeide, che si riconvertiva poi in Benzaldeide, ed ottenne un tasso di risposta positiva pari a circa la metà dei 24 pazienti sottoposti al trattamento: “…Un attento monitoraggio non dimostrò alcun effetto nocivo da parte del farmaco a dosi tanto elevate. Una completa liquefazione necrotica del tumore fu riscontrata in 2 su 3 casi nei quali è stato possibile effettuare un esame istologico…”. (Tatsumura T.: 4,6-O-Benzylidene-glucopyranose (BG) in the treatment of solid malignant tumour –an extended Phase I Study, Br. J. Cancer, 62, pp.: 436-439, 1990 VEDI ALLEGATO: Tatsumura). Dean Burk dichiarò nel 1971, nel corso del Settimo Congresso Internazionale di Chemioterapia a Praga: “Test in vitro su carcinoma ascitico di Ehrlich (un tipo di cultura di cellule tumorali) hanno rilevato che, se il solo acido cianidrico ha ucciso l’uno per cento delle cellule e il solo Benzaldeide ne ha ucciso il 20 per cento, la combinazione dei due è stata efficace su tutte le cellule: Amigdalina e Beta-glucosidasi insieme, sono anche state efficaci nell’eliminazione del 100 per cento delle cellule di tumore ascitico, causata dalla liberazione delle due sostanze chimiche stesse…” (Griffin, G. Edward, World Without Cancer). Ma già nel 1950, Krebs capì di aver urtato interessi economici molto grandi: le Multinazionali chemio-farmaceutiche, impossibilitate ad ottenere una registrazione o a rivendicare diritti esclusivi sulla vitamina B17, lanciarono una lunga campagna denigratoria contro i semini amari di albicocca, convincendo così l’intera popolazione americana della loro supposta pericolosità. Attualmente, la spesa per il cancro ammonta a circa un decimo della spesa sanitaria totale negli Stati Uniti e, secondo i dati dell’American Cancer Society, la spesa totale per il cancro, diretta e indiretta, per ospedali, medici, infermiere, oncologi, ricerche di laboratorio, ammonta ad oltre 100 miliardi di dollari l’anno. La Chemio-Terapia è comunque un fallimento, come ben dimostrato in molti lavori, fra cui, quello recente, di Morgan (Morgan G.: The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult malignancies, Clinical Oncol., 2004, 16, pp.: 549-560 vedi ALLEGATO: MORGAN) In questo lavoro scientifico australiano, pubblicato nel 2004, furono presi in esame dieci anni di statistiche mediche australiane e americane (gennaio 1994-gennaio 2004) sui risultati della CHEMIO nella cura del cancro. The Contribution of Cytotoxic Chemotherapy to 5-year Survival in Adult Malignancies I risultati sono catastrofici: la media dei pazienti sottoposti alla chemio, che risultano essere ancora vivi dopo 5 anni dall’inizio del trattamento “terapeutico”, è del solo 2%. L’articolo è molto semplice come impostazione e, sia in tabella 1 (pag. 551) che in tabella 2 (pag. 552), sono riportate, in ultima colonna, le percentuali di sopravvissuti alla CHEMIO dopo 5 anni dall’inizio del trattamento per ogni singolo tipo di tumore dei 22 considerati, percentuali che qui si riassumono lievemente arrotondate e per gruppi dei tipi più comuni di cancro. Tipo di tumore Percentuale di sopravissuti cancro del pancreas, cancro dell’ utero, cancro della prostata, cancro della vescica, cancro del rene, Melanoma, Sarcoma e Mieloma Multiplo: 0% (zero per cento) cancro dello stomaco e del colon: 1% (uno per cento) cancro della mammella e del polmone: 2% (due per cento) cancro del colon retto : 3 - 5% (tre - cinque per cento) tumori al cervello: 4 – 5% (quattro – cinque per cento) cancro dell’esofago : 5% (cinque per cento) cancro dell’ovaio: 9% (nove per cento) linfoma NON Hodgkin: 10% (dieci per cento) cancro della cervice uterina: 12% (dodici per cento) Seminoma del testicolo e Linfoma di Hodgkin: 40% (quaranta per cento) In Australia: su 72.903 casi di cancro considerati, trattati con chemioterapia, sono sopravissuti a 5 anni solo 1.690 pazienti, pari ad una percentuale del 2,3% In America: su 154.971 casi di cancro considerati, trattati con chemioterapia, sono sopravissuti a 5 anni solo 3.306 pazienti, pari ad una percentuale del 2,1% Conflitto d’interessi delle Multinazionali chemio-farmaceutiche Il Daily Express del 6 agosto 2000, così commentava il conflitto d’interessi delle Multinazionali chemio-farmaceutiche con gli organi governativi deputati alla salvaguardia della salute pubblica: “I dirigenti del Committee on Safety of Medicines (Comitato per la sicurezza dei farmaci) e la Medicines Commission (Commissione del Farmaco), hanno investimenti personali nell’industria farmaceutica: eppure tali comitati sono i soli a decidere per quali farmaci è permessa la commercializzazione e per quali no…”. Secondo il rapporto, almeno i due terzi dei 248 esperti che partecipano alla Medicines Commission hanno legami finanziari con l’industria farmaceutica: “…. ad esempio, al momento della stesura di un rapporto, uno dei membri per la regolamentazione dei farmaci, il dott. …OMISSIS…, possedeva azioni per un valore di 110.000 sterline della …OMISSIS...; un altro, il dott. …OMISSIS…, possedeva azioni di un’altra azienda, la … OMISSIS …, per un valore di 115.000 sterline; un altro ancora, il dott. …OMISSIS…, aveva un totale di 30.000 sterline impegnate in azioni della ….OMISSIS…, della …OMISSIS…., e della ….OMISSIS…. Il compito di quest’ultimo medico comprendeva l’esame dei casi nei quali un farmaco deve essere ritirato dal mercato per motivi di sicurezza…”. Sempre il quotidiano inglese aggiungeva le dichiarazioni di un ex-dirigente: “…Le Multinazionali chemio-farmaceutiche si danno molto da fare per costruire forti legami. Il loro obiettivo è di arrivarti il più vicino possibile; si tratta di una lobby estremamente potente dal momento che dispone di risorse illimitate. Le industrie chemio-farmaceutiche offrono ai membri del CSM (Committee on Safety of Medicines) viaggi all’estero per partecipare a conferenze, consistenti fondi per la ricerca, tali da mantenere un intero dipartimento universitario al lavoro per anni, e consulenze che possono arrotondare l’umile stipendio accademico…”. E’ quindi facile capire perché le terapie nutrizionali e la medicina preventiva costituiscano una così grave minaccia per la Malattia-che -sostiene-l’Industria-della-Salute, e perché esse non siano praticamente mai utilizzate come terapia principale. Per far superare ad un farmaco la burocrazia legislativa, in America, possono servire oltre 200 milioni di dollari. Nota: in merito alle procedure di approvazione di un nuovo farmaco, vedi anche: Jan Eibenschutz: “Le procedure FDA per l’approvazione di un nuovo medicamento”, Amersham, The Health Science Group. Chi potrà mai riuscire a risarcire un tale importo con una vitamina o un trattamento erboristico che non possono essere brevettati? E qui sta il problema che provoca uno stallo nella capacità della Sanità occidentale di arrestare le malattie proprie di questa parte di mondo. La maggior parte delle malattie attuali (Cancro, Infarto, Ictus, Diabete, Alzheimer, Sclerosi Multipla, Parkinson, Osteoporosi, etc…) sono malattie cronico-degenerative dovute a carenze vitaminiche, e pertanto non possono essere curate con farmaci brevettati di sintesi chimica. Ma le sostanze chimiche brevettate costituiscono il baluardo dell’infinita potenza e ricchezza della Medicina chimica occidentale, che adesso pensa addirittura a brevettare le stesse piante modificandone il patrimonio genetico stesso (Organismi Geneticamente Modificati) con il risultato di minare la base stessa della nostra biochimica (VEDI ALLEGATI: healg213.pdf; La Minaccia OGM al TERZO CONGRESSO MONDIALE di Medicina Integrata di Roccamorice ; The Threat of Genetically Modified Organisms ; La minaccia degli Organismi Geneticamente Modificati ; La menace des Organismes Genetiquement Modifies ). La brama di profitti è la reale ragione per la quale i medici non ricevono istruzione sulla Nutrizione. I veri rimedi e i metodi di prevenzione, infatti, non hanno valore commerciale. Quando negli anni ‘70 la notizia della sorprendente efficacia della B17 nel trattamento del cancro attraverso la terapia nutrizionale di Krebs e Gerson riprese nuovamente a diffondersi in America, le società farmaceutiche e il sistema medico ortodosso si mobilitarono una seconda volta, volendo considerare la vitamina B17, questa volta, come un “farmaco” e che pertanto doveva essere registrato prima che il suo uso venisse ufficialmente approvato. Il presidente Nixon fu inondato da decine di migliaia di petizioni di cittadini provenienti da ogni parte degli Stati Uniti; il suo consulente, Benno Schmidt, fu incaricato dello spinoso problema, e pertanto iniziò a consultarsi con i medici esperti di cancro: tutti erano molto convinti nel condannare il Laetrile, ma nessuno riuscì a fornire a Schmidt l’evidenza scientifica che essa non fosse efficace (Heinerman J.: “An Encyclopedia of Nature’s Vitamins and Minarals”, Prentice Hall, 1998). Sebbene si annunciasse al mondo che il Laetrile era inutile, si diffuse però in tutta l’America un movimento spontaneo con centinaia di filiali in tutta l’America che, a turno, tenevano incontri pubblici, conferenze stampa ed esercitavano pressione sui comitati legislativi statali per richiedere la legalizzazione della vitamina B17 . Si formò così il “Committee for Freedom of Choice in Cancer Therapy”. I maggiori attacchi all’utilizzo della vitamina B17 e alla terapia nutrizionale simil-gersoniana vennero dalle organizzazioni che erano strettamente affiliate con le Multinazionali chemio-farmaceutiche, che avrebbero avuto molto da perdere se una vitamina da pochi dollari e uno stile di vita e alimentare di tipo “biologico” fossero diventati noti al pubblico come la risposta più efficace per sconfiggere il cancro (Mullins E: “Murder by injection”, VEDI ALLEGATO: Murder By Injection ). Esse erano: Food and Drug Administration (FDA), la American Cancer Society, il National Cancer Institute, l’American Council on Science and Health (Consiglio americano sulla Scienza e la Sanità ), il Consumer Health Fraud and Quackwatch Inc. (Consiglio Nazionale ed Organismo di Controllo contro le Frodi Sanitarie). Tali organismi di controllo si mobilitarono contro la liberalizzazione della vitamina B17 per il semplice motivo che l’industria dei farmaci contro il cancro vale undici miliardi di dollari (Moss R.: “Questioning chemotherapy: a critique of the use of toxic drugs in the treatment of cancer”, Equinox press, 1995, ISBN 188192525x) Alla fine, la storia la scrissero i vincitori: venne approvata una legge che bandiva il commercio del Laetrile/Amigdalina per il trattamento del cancro in tutti gli USA. Attualmente, il trattamento del cancro con Laetrile è vietato in America, per legge, anche se praticato da medici. Ciò spiega il motivo per cui decine di migliaia di cittadini americani si fanno curare in costose cliniche private costruite appena oltre il confine messicano, alle Bahamas, e in altri luoghi, ove si recano, ufficialmente, “per villeggiatura” (VEDI ALLEGATO : “Mexican Clinics”). Ad esempio, il dott. Francisco Contreras, attuale amministratore dell’ospedale Oasis of Hope di Tijuana (VEDI ALLEGATO: Contreras), Messico, in 35 anni di attività ha curato oltre 60.000 pazienti con la terapia nutrizionale vegetariana e vitamina B17 associata. Il dott. Ernesto Contreras che utilizza il Laetrile dal 1963, ha affermato: “…Gran parte dei cancri maggiormente frequenti, come il cancro del polmone, del seno, del colon, delle ovaie, dello stomaco, dell’esofago, della prostata e i linfomi, migliorano notevolmente con il Laetrile…”. Aspetti clinici della terapia con Laetrile (vit. B 17) per endovena Attualmente è vietato per legge tale procedura terapeutica, sia in Usa che in altri paesi. Ma in un lavoro del 1962 (Morrone J.: Chemotherapy of inoperable Cancer. Preliminary report of 10 cases trated with Laetrile, Exp. Med. Surg., 20, pp.: 299-308, 1962, VEDI ALLEGATO: Morrone), in dieci casi clinici in stadio avanzato di cancro, non trattati con Chemio, si dimostrò la buona efficacia clinica di questa vitamina, con remissione clinica di tutti i casi clinici considerati. Si presero in considerazione DIECI casi di tumore avanzato, con metastasi, senza possibilità di condurre a buon fine interventi chirurgici: Primo caso: Donna di 62 anni, di 118 libbre di peso, alta 62 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ). PAO (Pressione Arteriosa Omerale) = 144/95 millimetri di Mercurio. Affetta da adenocarcinoma di entrambe le mammelle con metastasi ossee al cranio, al rachide e alle pelvi. Presentava adenopatie ad entrambi gli inguini. Era stata operata di mastectomia bilaterale 18 anni prima. Non aveva mai fatto Chemio-Terapia, ma solo Radio-Terapia. Durante gli ultimi 6 mesi la paziente presentava dolori alla schiena, sull’intero rachide spinale, alle pelvi, alle coscie e alle gambe. Era incapace di sdraiarsi e doveva dormire su una sedia. La paziente doveva assumere Codeina e altri analgesisici ogni 2-3 ore. Il Laetrile le fu subito iniettato in vena, al dosaggio di 1 grammo: in 5 minuti la PAO scese di 12 millimetri di Mercurio, ma senza altri effetti collaterali. Il giorno successivo stava meglio, e i dolori si erano ridotti; l’appetito le era ritornato. In 1 mese la paziente ricevette 6 iniezioni di Laetrile: 4 da 1 grammo e 2 da 2 grammi . Durante il periodo di trattamento la paziente ritornò a casa, libera dai dolori, smettendo di assumere la Codeina , e prendendo soltanto 10 grani di Aspirina al bisogno o durante la notte per dormire. Nell’ultimo esame risultò completamente libera dai dolori. L’emocromo dimostrò infine incremento sia dei globuli rossi che dell’emoglobina. Secondo caso: Uomo di 74 anni, 163 libbre di peso, alto 62 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ), PAO = 188/100 millimetri di Mercurio. Diagnosi di carcinoma inoperabile del polmone sinistro con metastasi in sede mediastinica. Mai eseguita Chemio-Terapia. Durante gli ultimi mesi, prima del ricovero, il paziente presentava tosse, dolore costante al torace, dispnea, sangue espettorato con la tosse, anoressia, perdita di peso ( 15 libbre ). Gli esami X-Ray dimostravano una massa sul lato sinistro del polmone. Broncoscopia e biopsia stabilivano la diagnosi di carcinoma del polmone. Una toracotomia esplorativa dimostrava un carcinoma estensivo del polmone sinistro con metastasi e lesioni alla pleura, diaframma, aorta, pericardio e mediastino: la condizione fu considerata inoperabile. Il dolore era così costante e severo che il paziente prendeva Meperidina e Codeina ogni 2-3 ore. Quando fu ascoltato per la sua malattia (anamnesi), egli aveva una così grande difficoltà a parlare e a respirare, che la sua storia clinica fu raccontata dalla moglie. L’esame medico rilevò sclere itteriche, congiuntive pallide, ingrandimento e dolenzia delle ghiandole cervicali e sopraclaveari, debolezza, edema dalle caviglie alle ginocchia. Il Laetrile, al dosaggio di 1 grammo , fu iniettato in vena. In 5 minuti la PAO scese di 28 millimetri di Mercurio, ma senza alcun segno di shock o di altri effetti avversi. Diversi giorni dopo, dopo la seconda iniezione intravenosa di 1 grammo di Laetrile, la PAO scese di 15 millimetri di Mercurio, ma senza alcun effetto collaterale, tranne una sensazione di prurito e di tensione alla spalla sinistra. Una settimana dopo, sia il dolore, sia la dispnea, sia l’edema erano sensibilmente diminuiti. Il colore cutaneo e l’aspetto generale erano migliorati. In un periodo di 7 settimane il paziente ricevette 16 iniezioni di Laetrile: 7 da 1 grammo 6 da 1,5 grammi , e 3 da 2 grammi . Il dolore era ridotto e l’appetito si era incrementato, ma senza aumento di peso del paziente. L’assunzione di Meperidina e di Codeina si era fatta discontinua. Terzo caso: Donna di 40 anni, 113 libbre di peso, alta 61 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ). PAO = 140/90 millimetri di Mercurio. Diagnosi di carcinoma della mammella sinistra infiltrante i linfonodi ascellari, con metastasi al fegato. Mastectomia e Radio-Terapia in passato. Mai eseguita Chemio-Terapia. Negli ultimi 6 mesi precedenti il ricovero, la paziente accusava dolore molto severo all’addome e alla schiena. Meperidina, Morfina e Oppio erano richiesti al bisogno. Laetrile, al dosaggio di 1 grammo fu iniettato in vena. In 5 minuti la PAO scese di 10 millimetri di Mercurio, ma senza effetti collaterali apparenti. Il giorno successivo non vi era più dolore. Una seconda iniezione di Laetrile, da 1 grammo , fu ripetuta, determinando una caduta della PAO di 12 millimetri di Mercurio. In un periodo di 4 settimane la paziente ricevette 12 iniezioni di Laetrile, 10 da 1 grammo e 2 da 1,5 grammi . Il dolore si ridusse sensibilmente, e bastava un solo dosaggio di analgesico oppioide al momento di andare a dormire. Il morale e l’appettito migliorarono sensibilmente, ma non il peso della paziente. L’emocromo dimostrò un incremento nella conta dei globuli rossi e dell’emoglobina. Quarto caso: Donna di 38 anni, 155 libbre di peso, 62 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ) d’altezza PAO = 160/90 millimetri di Mercurio. Diagnosi di adenocarcinoma della mammella sinistra con carcinomatosi. Sottoposta in passato a mastectomia, Radio-Terapia e castrazione. La paziente giunge con grave dolore alla spina dorsale, al torace, alle pelvi, alle gambe, alle braccia e alle mani. Esami X-Ray confermano la diagnosi di carcinoma metastatizzato. L’adenopatia era presente. Codeina, Meperidina e Oppio erano richiesti per il controllo del dolore. Il Laetrile, al dosaggio di 1 grammo , fu iniettato in vena. Non furono osservati effetti collaterali avversi. Nei giorni successivi il dolore si ridusse e l’appettito aumentò, assieme alle condizioni generali della paziente. Una seconda iniezione endovenosa di Laetrile, da 1 grammo , fu fatta successivamente in quei giorni: in 5 minuti la PAO scese di 16 millimetri di Mercurio, ma senza altri effetti collaterali avversi. Tre giorni dopo la paziente riferì che il dolore era considerevolmente diminuito e che adesso necessitava di un dosaggio minimo di oppioidi. In un periodo di 18 giorni ella ricevette 8 iniezioni di Laetrile, 5 da 1 grammo , 2 da 1,5 grammi e 1 da 2 grammi . Durante il periodo di terapia, la paziente dimostrò un progressivo miglioramento e il dolore si fece molto lieve. Gli oppioidi non furono più somministrati. Il morale divenne eccellente. Non si osservarono altri effetticollaterali dopo le iniezioni. L’emocromo dimostrò un miglioramento nella conta dei globuli rossi e dell’emoglobina. Quinto caso: Ragazzo di 20 anni, 200 libbre di peso, alto 69 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ) PAO = 114/70 millimetri di Mercurio. Diagnosi di linfoma di Hodgkin. Diagnosticato in base a biopsia eseguita su ghiandola cervicale ingrandita. Impiegata Radio-Terapia. Il paziente accusava debolezza, capogiri e dolori all’ascella e all’inguine. I linfonodi ascellari e inguinali erano palpatoriamente ingranditi. Le congiuntive e le sclere erano pallide e itteriche. Il Laetrile, al dosaggio di 1 grammo , fu iniettato in endovena. In 10 minuti la PAO scese di 6 millimetri di Mercurio, ma senza altri effetti collaterali. Quattro giorni dopo il paziente riferì di sentirsi più attivo, con miglior appetito, e di non aver sofferto di altri effetti collaterali. Una iniezione di Laetrile, al dosaggio di 1 grammo , fu ripetuta pochi giorni dopo: la PAO scese di 4 millimetri di Mercurio, ma senza altri effetti collaterali. In un periodo di 4-5 mesi, la paziente ricevette 19 iniezioni di Laetrile, 5 da 1 grammo , e 14 da 2 grammi . Durante il periodo di terapia, i dolori al collo e all’inguine cessarono e scomparve l’adenopatia. Il paziente divenne euforico e migliorò il suo stato generale. Non furono osservati altri effetti collaterali avversi dopo le iniezioni. I valori ematici del sangue migliorarono sensibilmente. Sesto caso: Donna di 37 anni, 190 libbre di peso, alta 66 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ). PAO = 280/110 millimetri di Mercurio. Sia la madre che la sorella erano morte di cancro al seno. Sottoposta in precedenza a mastectomia radicale (sinistra). Diagnosi di adeno-carcinoma infiltrante della mammella sinistra e metastasi all’ascella sinistra con masserelle nodulari multiple secernenti. La principale complicanza era un severo dolore sul lato sinistro, che necessitava dell’uso di Codeina, e da un cattivo odore proveniente dalle masse nodulari secernenti dell’ascella sinistra. Il controllo di queste complicanze era basato sull’utilizzo a giorni alterni di Oppio e di Meperidina. La spalla e il braccio sinistro erano doloranti e tumefatti. La pelle era arrossata e traslucida. La circonferenza del braccio sinistro misurava circa 20 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ), ed era comparata alla circonferenza del braccio destro ( 13 pollici ). Adenopatie erano presenti sull’intera ascella sinistra e in area sopraclaveare, ad entrambi i lati del collo e alla mammella destra. Il fegato era palpabile e dolente alla palpazione. Entrambi i lati del torace erano dolenti alla palpazione e particolarmente doloranti sotto i colpi di tosse. Il Laetrile, al dosaggio di 1 grammo , fu iniettato per endovena. In cinque minuti la PAO scese di 38 millimetri di Mercurio, ma senza altri effetti collaterali. Il giorno successivo la paziente ricevette una seconda iniezione di Laetrile. Il dolore e la tosse iniziarono a diminuire e così pure vi era meno materiale secernente dalle masserelle nodulari dell’ascella sinistra. Comunque, la paziente riferì una sensazione di calore e di prurito nell’area malata. Dopo la terza iniezione, il dolore si era alleggerito e lo sgradevole odore (fetor) era scomparso. Dopo la quarta iniezione, lo spurgo di materiale era completamente cessato e l’area era libera da odori cattivi. Croste multiple ricoprivano le masserelle in via di guarigione. L’infiammazione e l’indurimento delle masserelle erano completamente sparite. La struttura della pelle e del braccio sinistro era ritornata normale. In un periodo di 5 mesi, la paziente ricevette 50 iniezioni di Laetrile, 9 da 1 grammo , 39 da 2 grammi , e 2 da 2,5 grammi . L’immediata caduta della PAO era controllata con Fenilefrina da 0,3 milligrammi, usata simultaneamente al Laetrile. Durante il periodo di trattamento la paziente ritornò al lavoro. Il dolore e la tosse erano scomparsi. Il materiale organico escrescente dalle masserelle nodulari cessò, e così pure l’odore (fetor). La circonferenza del braccio sinistro si era ridotto da circa 20 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ) a 17 pollici , indicazione di una minore tumefazione. Oppioidi per controllare il dolore e la tosse non furono più richiesti. Non furono osservati altri effetti avversi dopo ciascuna iniezione. In questo caso il trattamento con Laetrile continuò da 7 luglio 1961 fino al maggio del 1962. In questo lungo periodo di dieci mesi, la paziente ricevette 133 iniezioni di Laetrile, due volte alla settimana o più spesso. Confrontando prima e dopo le analisi del sangue, si dimostrò un definitivo incremento del numero dei globuli rossi e dell’emoglobina. Le adenopatie e le tumefazioni regredirono di una considerevole estensione. Settimo caso. Ragazzo di 21 anni, 149 libbre di peso, alto 170 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ). PAO = 110/70 millimetri di Mercurio. Diagnosi di Linfoma di Hodgkin. Una massa era presente davanti all’orecchio destro, ed era ritornato dopo 4 anni di apparente remissione; quando era stato rimosso, era stato diagnosticato come Linfoma di Hodgkin; un linfonodo duro, dolorante e ingrandito era adesso presente nella regione sterno-cleidomastoidea, e misurava 3 x 2 centimetri . Laetrile da 1 grammo fu iniettato in endovena. La PAO scese di 4 mm di Mercurio ma senza ulteriori effetti avversi. Tre giorni dopo il linfonodo si era ridotto di volume, si era fatto soffice, ed era meno dolorante. Dopo il sesto giorno tutti i dolori cessarono. In un periodo di 4 mesi, egli ricevette 27 iniezioni di Laetrile, 10 da 1 grammo e 17 da 2 grammi . Non si osservarono effetti avversi. Una iniezione, fatta direttamente nella massa tumorale, fu seguita da prurito e dolore locale. Durante il periodo di trattamento il paziente ritornò al collegio. Il dolore era assente, l’appetito buono, il peso incrementato di 13 libbre , e lo stato generale eccellente. I valori ematici, sotto terapia con Laetrile, erano migliorati. Ottavo caso. Uomo di 66 anni, 120 libbre di peso, alto 68 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ), PAO = 188/98 millimetri di Mercurio. Diagnosi di cancro inoperabile della prostata con possibile metastasi al fegato. L’Emoglobina era di 10 grammi / 100 cc (millilitri) di sangue. Il paziente lamentava nicturia, ematuria, nausea, vomito, e severo dolore agli inguini e alle cosce. Codeina e Meperidina erano richieste al bisogno. La pelle e le sclere degli occhi erano itterici. Aveva dolore da adenopatie ad entrambi gli inguini. Laetrile da 1 grammo fu iniettato per endovena. In sette minuti la PAO scese di 68 millimetri di Mercurio, e la pelle divenne calda e umida di sudore. Il paziente appariva in procinto di shock, ma rispose prontamente all’iniezione di Fenilefrina. Il giorno dopo fu ripetuta l’iniezione di Laetrile. La PAO scese di 10 millimetri di Mercurio, ma non ci furono reazioni di shock. Dopo la seconda iniezione, i dolori cessarono e l’impiego degli oppiacei non divenne più obbligatorio. Nausea e vomito si alleggerirono, e anche l’itterizia si ridusse. In un periodo di 4 giorni egli ricevette tre iniezioni di Laetrile da 1 grammo . Durante questo periodo egli non ebbe più dolore e gli oppioidi furono assunti in maniera discontinua. Il sanguinamento dalle urine cessò. Nausea e vomito si alleggerirono, e l’itterizia diminuì ancora. L’emocromo e le analisi delle urine non mostrarono variazioni. Nono caso. Donna di 65 anni, 110 libbre di peso, alto 66 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ), PAO = 160/90 millimetri di Mercurio. Diagnosi di adeno-carcinoma del pancreas e dell’omento. Emoglobina : 11,5 grammi/100 cc (millilitri) di sangue. Il fegato era palpabile e noduli dolenti si estendevano fino a 3 pollici ( 1 pollice = 25 millimetri ) sotto il margine costale. Durante i precedenti sette mesi prima del ricovero, la paziente aveva sofferto estremi dolori e aveva perso 20 libbre di peso. La Meperidina era richiesta al bisogno. Ella era emaciata, spossata, itterica e inabile a stare senza assistenza. Il Laetrile da 1 grammo fu iniettato in endovena. Non ci furono effetti avversi. Una seconda iniezione fu fatta 4 giorni dopo. Il dolore fu parzialmente risolto e il dosaggio della Meperidina fu ridotto. I valori ematici e urinari non mostrarono cambiamenti sotto terapia con Laetrile. Decimo caso. Ragazzo di 17 anni, 140 libbre di peso, alto 71 pollici , PAO = 110/70. Diagnosi di Linfoma di Hodgkin, con metastasi al torace. Durante gli ultimi tre mesi prima del ricovero, una grande massa era cresciuta nella regione sopraclaveare sinistra e aveva raggiunto le dimensioni di un quarto di una arancia. Il paziente lamentava dolore ad entrambe le ascelle, spossatezza, nausea e anoressia. Aveva perso 25 libbre ed era itterico. La biopsia confermò la diagnosi. I linfonodi ascellari erano ingranditi, specialmente sul lato destro. X-Ray mostravano il progressivo ingrandimento nel torace della massa nodulare. Laetrile da 1 grammo fu iniettato per endovena. In 5 minuti la PAO scese di 6 millimetri di Mercurio ma senza altri apparenti effetti. Esaminando il paziente 2 giorni dopo, si notò che la massa al collo era più soffice e più piccola. In 5 giorni si ridusse di circa la metà rispetto alle dimensioni originali, si fece ancora più soffice e divenne mobile. I linfonodi ascellari erano adesso appena palpabili. Egli era libero da dolori e l’appetito era ritornato. In un periodo di 5 mesi ricevette 36 iniezioni di Laetrile, 19 da 1 grammo e 17 da 2 grammi . Non ci furono reazioni avverse. Durante il periodo di trattamento non ci fu dolore e non ci fu ingrandimento della massa sopraclaveare. L’appetito aumentò e il paziente mise su 24 libbre . Ritornò ai suoi studi. L’emocromo dimostrò un netto incremento dei globuli rossi e dell’emoglobina. Casistiche Interessanti, risultano essere quindi i confronti della ”Medicina Classica Fitoterapica” a base soprattutto di vitamina B17 (ma anche di alimentazione deprivata di proteine, vitamina B12, di glucosio e di Sodio, rispetto invece alle ”moderne” terapie anti-tumorali, tutte a base di Chemioterapia, Radioterapia e Chirurgia. Si riporta, a tale scopo, un’indagine retrospettiva sulla cura del Melanoma attuato dalla “Terapia Gerson” confrontata con “Terapie Convenzionali” (Chirurgia, Radioterapia, Chemioterapia). Una indagine di questo tipo fu condotta in USA prendendo in esame pazienti affetti da Melanoma e che erano sopravvissuti per almeno 5 anni dall’inizio della terapia. Tale periodo di tempo fu preso come termine, poiché corrispondente al periodo terminato il quale i pazienti vengono considerati ”curati” secondo i ricercatori oncologici dell’American Cancer Society. L’indagine retrospettiva metteva a confronto dati di sopravvivenza di malati di Melanoma che avevano aderito ai protocolli della terapia Gerson (in totale 153 casi di pazienti gersoniani), confrontandoli con l’indice di sopravvivenza fissato a cinque anni delle terapie convenzionali attualmente in uso, e cioè Chirurgia, Radioterapia e Chemioterapia, derivati su dati estrapolati dalla letteratura medica su 16.229 casi (pazienti convenzionali). Questi ultimi ebbero percentuali di sopravvivenza di gran lunga inferiori a quelli trattati con la terapia Gerson, morendo in genere entro 1 anno, rispetto invece ai pazienti gersoniani, per i quali la percentuale di sopravvivenza a cinque anni fu di quasi il 70% (in realtà fu del 69%). Tale indagine retrospettiva sul melanoma fu condotta dai membri del Gerson Institut e da membri del Cancer Prevention and control Program dell’Università della California, entrambi situati a San Diego. Questa indagine retrospettiva descriveva tutti i pazienti, anche quelli che non risposero alla terapia Gerson, e includeva i Melanomi di Grado Primo e Secondo (cioè Melanomi localizzati), di Grado Terzo A e Terzo B (cioè con metastasi localizzate), di Grado Quarto A (metastasi diffuse nei linfonodi, nella pelle, e nei tessuti subcutanei) e di Grado Quarto B (metastasi negli organi viscerali). Nel settembre del 1995 una rivista medica specializzata pubblicò questo lavoro con l’articolo ”Aspettativa di vita a cinque anni in pazienti affetti da Melanoma curati con la terapia dietetica secondo il metodo del dott Gerson: un’indagine retrospettiva” (Hildebrand, G.L.: Five year survival rates of melanoma patients treated by diet therapy after the manner of Gerson: a retrospective review, in Alternative Therapies, vol.1[4], september 1995, pp. 29-37. VEDI ALLEGATO: “MELANOMA”) Dall’indagine retrospettiva risultò che per tutti i pazienti affetti da Melanoma di Grado Primo e Secondo (14 pazienti gersoniani e 15.798 pazienti convenzionali cioè trattati con tecniche tradizionali (Balch, C.M.: Cutaneous melanoma: prognosis and treatment results word wide, in Semin. Surg. Oncol., No.8, 1992, pp. 400-414), risultò che il 100% dei pazienti gersoniani era ancora vivo dopo 5 anni, contro invece il 79% dei pazienti convenzionali. Sempre dalla stessa indagine retrospettiva risultò che per i pazienti affetti da Melanoma di Grado Terzo (cioè con metastasi localizzate), costituiti da 17 pazienti gersoniani e 103 pazienti convenzionali, questi ultimi curati presso la clinica tedesca Fachklinik Hornheide (Drepper, H.: The prognosis of patients with stage III melanoma: prospective long term study of 286 patients of the Fachlinik Hornheide, in: Cancer, vol. 71, 1993, pp.1239-1246), risultò che l’82% dei pazienti gersoniani era ancora vivo dopo 5 anni, contro invece il 39% dei pazienti in terapia convenzionale. Sempre dalla stessa indagine retrospettiva risultò che per i pazienti affetti da melanoma di Grado Terzo A e di Grado Terzo B, costituiti da 33 pazienti gersoniani e 134 pazienti in terapia convenzionale, questi ultimi curati presso la clinica tedesca Fachklinik Hornheide (Drepper, H.: The prognosis of patients with stage III melanoma: prospective long term study of 286 patients of the Fachlinik Hornheide, in: Cancer, vol. 71, 1993, pp.1239-1246), risultò che il 71% dei pazienti gersoniani era ancora vivo dopo 5 anni, contro invece il 41% dei pazienti in terapia convenzionale. Sempre dalla stessa indagine retrospettiva risultò che per i pazienti affetti da Melanoma di Grado Quarto A, costituiti da 18 pazienti gersoniani e 194 pazienti in terapia convenzionale studiati dall’Eastern Cooperative Oncology Group (Ryan L.: Prognostic factors in metastatic melanoma, in: Cancer, vol. 71, 1993, pp. 2995-3005), ), risultò che il 39% dei pazienti gersoniani era ancora vivo dopo 5 anni, contro invece il 6% dei pazienti in terapia convenzionale. La percentuale di sopravvivenza per il Melanoma di Grado Quarto B non fu valutata. Infine, dei 153 pazienti gersoniani arruolati nello studio, 71 di essi non figurano nelle liste finali, poiché mancanti di dati di follow up, o perchè morirono per cause estranee al Melanoma, o perché smisero di tenersi in contatto con i ricercatori. In un altro lavoro, del 1962 (Morrone J.: Chemotherapy of inoperable Cancer. Preliminary report of 10 cases trated with Laetrile, Exp. Med. Surg., 20, pp.: 299-308, 1962, VEDI ALLEGATO: Morrone), in dieci casi clinici in stadio avanzato di cancro, non trattati con Chemio, si dimostrò la buona efficacia clinica della vitamina B17, che addirittura dimostrava di risolvere il caratteristico “fetor“ dei carcinomi mammari ulcerati all’esterno, con remissione clinica di tutti i casi clinici considerati. Nel 1994, il prof. Binzen pubblicò i risultati da lui ottenuti trattando i pazienti con Laetrile negli anni 1974-1991. Su una casistica comprendente 180 pazienti che presentavano cancro primario (non metastatizzato e circoscritto ad un singolo organo o tessuto), 131 erano ancora vivi nel 1991, data in cui veniva pubblicato il rapporto. A quel tempo, 58 pazienti erano stati seguiti per un periodo dai 2 a 4 anni, mentre 80 di essi avevano avuto un follow-up medico per un periodo di 5-18 anni. Dei 42 pazienti che erano deceduti nel 1991, 23 erano morti a causa del cancro contratto, 12 per “cause non connesse” e 7 per “cause sconosciute” (Binzel E.P.: “Alive and Well”, VEDI ALLEGATO: “Alive and Well “). Tra i pazienti che presentavano metastatizzazione, 32 su 108 erano morti della loro malattia, 6 per “cause non connesse”, e 9 per “cause sconosciute”. Dei 61 pazienti ancora vivi nel 1991, 30 avevano avuto un follow-up medico di 2-4 anni, 31 erano stati seguiti per un periodo di 5-18 anni. Da un’altra casistica, quella del dott. John A. Richardson, del 1976, risultano documentati oltre 6.000 casi che dimostrano un effetto positivo della vitamina B17 contro il cancro. Esistono 4.800 casi documentati e attentamente studiati dal dott. Ernesto Contreras, selezionati fra circa 10.000 cartelle cliniche raccolte in 14 anni di esperienze con il Laetrile, cartelle cliniche che salgono a circa 100.000 considerando anche i casi clinici osservati fino all’anno 2000. Parte di questa casistica è disponibile alla clinica Oasis of Hope di Tijuana (VEDI ALLEGATO: Contreras). Il dott. Paul Wedel dell’Oregon, anche lui guarito dal cancro con vitamina B17 e dieta simil-gersoniana, ha documentato circa 4.000 casi di trattamento metabolico. Altri 1.000 casi sono stati documentati dal dott. Manuel Navarro dell’Università Santo Tomas di Manila, Filippine. Addirittura, lo stesso governo messicano, sotto la guida del dott. Mario Soto de Leon, direttore medico della Cydel Clinic di Tijuana, sta monitorando circa cento pazienti in terapia metabolica simil-gersoniana con vitamina B17. In Germania, il dott. Hans Nieper ha documentato circa 1.000 casi (http://www.mwt.net/~drbrewer) Interessante considerare che casi clinici come quelli del sig. Glen Rutherford del Kansas, guariti completamente a Tijuana, sono inseriti negli archivi dei tribunali come “cure”. Curiosamente, anche personaggi politici di una certa rilevanza, come l’ex-presidente americano Reagan asserirono più volte il diritto di scegliere liberamente il Laetrile come trattamento per il cancro (“Mike Blair: Reagan reaffirms Laetrile backing. Even as federal bureaucrats were tryng to bury Laetrile with a rigged report, President Reagan was reasserting his view that people should be free to use the substance….”). Se il cancro appare misterioso e spaventoso, è perchè la società lo ha confezionato in questo modo. Ma la realtà è che il genere umano è stato sempre afflitto nel passato da malattie, quelle che la Storia ricorda come “incurabili” e che queste furono sconfitte dalla semplice modifica dell’alimentazione e da una semplice vitamina. Il cancro, quindi, non è altro che una malattia metabolica, cronico-degenerativa, dovuta alla carenza cronica di vitamine naturali fra cui, soprattutto, la vitamina B17. Ricordiamo le altre malattie “incurabili”: Scorbuto (tasso di mortalità variabile, debellata dalla vitamina C); Pellagra (tasso di mortalità del 97%; debellata dalla Niacina o vitamina B3); Anemia perniciosa (tasso di mortalità del 99%, debellata dalla vitamina B12 e dall’acido folico); Beri Beri (tasso di mortalità del 99%, debellata dalla Tiamina o vitamina B1); inShare. Plus