domenica 24 febbraio 2013

Il parlamento può essere incostituzionale ?

23 febbraio 2013 - 19.30 E il prossimo Parlamento potrebbe già essere incostituzionale, ma se così fosse anche tutte le leggi fatte sarebbero incostituzionali e quindi dovrebbero essere abolite e risarcendo gli Italiani per i danni loro arrecati. di Valerio Valentini Il 4 aprile prossimo il TAR del Lazio discuterà un ricorso di incostituzionalità sollevato nei confronti dell'attuale legge elettorale, il famigerato Porcellum. Qualora il giudice dovesse sostenere la validità del ricorso, il verdetto ultimo passerebbe alla Consulta che così, solo pochi mesi dopo l'inizio della nuova legislatura, potrebbe decretare che il nuovo Parlamento e' stato eletto attraverso una legge in conflitto con la nostra Costituzione. Il che sarebbe un fatto di certo non irrilevante, che porterebbe ad un ulteriore screditamento delle istituzioni: come potrebbero i cittadini accettare che, a legiferare secondo i dettami della costituzione, siano deputati e senatori la cui carica è il frutto di un atto incostituzionale? Ovviamente sarebbe logico attendersi, in questo caso, uno scontro assai aspro tra politica e magistratura, i cui risvolti potrebbero essere imprevedibilmente rischiosi. Oppure, sarebbe anche lecito attendersi che non accada un bel niente, dato lo stato di anestesia in cui la maggior parte degli Italiani vegeta, a causa soprattutto di un sistema mediatico che non ha praticamente detto una parola sul fatto che il TAR ha accolto il ricorso di incostituzionalità contro il Porcellum. Ma andiamo con ordine. Per oltre un anno la riforma del Porcellum e' stata un po' come la dieta: la settimana giusta per cominciarla era sempre "la prossima". Tutti criticavano la legge partorita dalla mente fervida di Calderoli, ma poi nessuno si decideva ad abolirla. Forse perché poter nominare deputati e senatori direttamente nelle segrete stanze dei partiti faceva comodi a tutti. Tuttavia, c'è stato qualcuno che ha capito fin dall'inizio che i balletti disgustosi dei politici, e le loro profusioni di "faremo", "provvederemo" e "valuteremo", non avrebbero portato a nulla se non ad un "sarà per la prossima volta". Quel qualcuno è Franco Ragusa, il curatore del sito www.riforme.info. Dopo molti e vani tentativi portati avanti da avvocati e attivisti (i primi risalgono a cinque anni fa), il 29 gennaio scorso il tentativo di Ragusa ha avuto esito positivo, e il suo ricorso è stato accolto. Finalmente un giudice sarà chiamato a rispondere, di fatto, a tre semplici domande: “1) È giusto votare con una legge incostituzionale? 2) Il Porcellum, è incostituzionale o no? 3) Chi se ne deve occupare?”. Ragusa è riuscito in questo intento evidenziando, nel suo ricorso, tutta una serie di argomenti che dimostrano come il giudice non può esimersi dal prendere posizione sul Porcellum in base ai difetti di giurisdizione. Ma perché, fino ad oggi, c’erano stati tanti rinvii e tanti tentennamenti? Perché i giudici avevano sempre ribadito che la legge elettorale non è materia di loro competenza, invitando i cittadini che presentavano i ricorsi a rivolgersi alle Camere. Peccato che quando le Camere sono state interpellate, hanno sempre trovato il modo di non occuparsi della faccenda. La Giunta delle elezioni della Camera ha specificato che il suo compito è solo quello di vagliare proteste relative alla validità dei voti espressi, e che sulle altre questioni non è competente. L’unica speranza, allora, era che fosse la Camera dei Deputati stessa a sollevare la questione di incostituzionalità del Porcellum di fronte alla Consulta, ma anche in questo caso non se ne è fatto nulla, anche perché la Camera, essendo parte in causa in quanto organo estensore della legge elettorale, non poteva proporsi anche come giudice imparziale rispetto all’eventuale incostituzionalità della legge stessa. Ora, finalmente, il TAR ha accolto il ricorso. E dunque non resta che attendere il verdetto del 4 aprile e poi, eventualmente, la pronuncia della Consulta. Resta comunque un oggettivo dato di fatto: che il Parlamento italiano, dopo aver permesso che un obbrobrio antidemocratico come il Porcellum venisse approvato, non ha saputo né voluto migliorare questa legge vergognosa. E questo nonostante proprio nel 2008 la stessa Consulta avesse sottolineato i difetti del Porcellum, definendo “l’assenza di una soglia minima per l’assegnazione del premio di maggioranza” come una “carenza riscontrabile […] nella normativa vigente”. In pratica, la Consulta denunciava il fatto che un partito, riscuotendo il 10% dei consensi elettorali, potesse vedersi assegnato il 55% dei seggi. In cinque anni, dunque, nulla di fatto. A tutto vantaggio, neanche a dirlo, di Berlusconi. Il quale, dato ogni volta per morto e ogni volta puntualmente resuscitato dall’autolesionismo di sinistra, punta adesso a vincere al Senato in un paio di regioni per poter condizionare la stabilità dell’intero parlamento. Tutto questo perché il PD non ha voluto far la voce grossa, durante la permanenza di Monti a Palazzo Chigi, per cambiare la legge di Calderoli, convinto com’era di servirsene alle prossime elezioni. La logica bersaniana era semplice: il Porcellum fa tanto schifo, ma se può tornarmi utile, chissenefrega. Il PD ha così lasciato in vigore una legge antidemocratica e, per fingersi almeno "diversamente democratico", ha organizzato le primarie dei parlamentari. Tanto, poi, correzioni alla composizione delle liste sarebbero sempre state possibili nel chiuso delle stanze di Via del Nazareno. Peccato che adesso sarà proprio il Porcellum a costringere il PD ad una non-vittoria e a rendere necessaria l’alleanza con Monti, con la benedizione di Napolitano e di Bruxelles. Il PD, prendendo spunto da Altan, dovrebbe chiedersi chi è il mandante di tutte le cazzate che fa.

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