domenica 15 aprile 2012

PERCHÉ NON FACCIAMO LA RIVOLUZIONE?

Leggendo la stampa o ascoltando radio e tv rimango esterrefatto dalla qualità della società in cui viviamo. Gli scandali sono continui, le ingiustizie istituzionalizzate, i privilegi ai potenti consolidati ed intoccabili. Sono fatti che balzano gli occhi di chi vuole conoscerli a ritmo quotidiano. Ma la maggioranza dei cittadini cosa fa? Nulla o quasi nulla; pare quasi rassegnata ed impotente ed è come assuefatta dal ritmo della pioggia di notizie che testimoniano incessantemente la realtà dell'assunto.

Mi chiedo perché mai, in una situazione del genere, nessuno riesca a canalizzare il disagio che, almeno teoricamente, dovrebbe essere diffusissimo e pronto solo ad essere sfruttato. L'opposizione ovviamente non sa fare il suo mestiere, dato che non è in grado di sfruttare ed indirizzare l'indignazione generale. Ma, forse, questa indignazione non è organizzabile per il semplice fatto che non è tale perché, come detto, l'assuefazione acquieta e toglie slancio ad ogni reazione umana e logica ad una situazione del genere. Dove siano finiti lo spirito di giustizia, di equità ed il sempre sbandierato "stato di diritto" di cui parla da sempre la nostra retorica storica non saprei dire, se non ipotizzando che non esistono più (o forse non sono mai esistiti), assorbiti dal maledetto quieto vivere, dall'interesse personale, dal menefreghismo, dalla partigianeria, dalla rassegnazione generalizzata.

Se è vero tutto questo – e vorrei che qualcuno mi smentisse – credo sia doveroso ammettere che noi italiani siamo diventati tutti una manica di vigliacchi (partendo ovviamente dal sottoscritto), perché per molto, ma molto meno in proporzione sono scoppiate in passato rivoluzioni, soprattutto quando lo spirito civico era praticamente inesistente. Dove sono oggi i capipopolo che organizzarono i veri moti contro il potere? Semplice: non ci sono, a ben pensarci, perché sono loro il potere. Qui stiamo parlando di nessun diritto per chi cerca lavoro a fronte delle maxi tutele per chi lo ha già, come altrettanto dicasi delle inesistenti tutele previdenziali per i futuri pensionati. I veri traditori di queste categorie sono proprio i sindacati che per avere tessere e voti in termini politici si disinteressano elegantemente del domani, preferendo tutelare il loro potere attuale che altrimenti sarebbe scalfito prima ed abbattuto poi. Veri traditori e vigliacchi che, mascherando il tutto col pretesto della difesa dei diritti acquisiti, pugnalano alle spalle le categorie che dicono di difendere e che sono i veri nemici dei lavoratori, dato che non rispondono dinnanzi a nulla, perché nessuno li ha eletti, se non la categoria dei pensionati attuali che rappresenta la grande maggioranza dei loro iscritti. Il loro potere è superiore a quello del Parlamento che deve rispondere a tutti gli elettori. È passata Tangentopoli, la classe politica si è almeno riciclata, ma i leader sindacali sono sempre lì, inamovibili, se non dietro loro richiesta. Ed i privilegi? Non esiste una normativa sul lavoro in questo paese che non abbia avuto l'imprimatur da loro, dato che solo distribuendo privilegi potevano mantenere e mantengono il loro potere. Allo stesso modo i sovrani medioevali distribuivano prebende e favori alla nobiltà che garantiva loro fedeltà (naturalmente non autentica, ma acquistata!)

E che dire della giustizia che è in grado di fare la voce grossa con i deboli, ma non con i potenti? E del fisco che fa il prepotente con i dipendenti e fa finta di fare la guerra ai grandi evasori. Sì, fa finta, perché di là della propaganda la tanto sbandierata lotta all'evasione non ha prodotto risultati tangibili.

Ecco perché, anche per colpa mia, mi vergogno di essere nato e vissuto in un paese in cui all'inizio del terzo millennio esiste una situazione del genere. Non solo, ma la faccia tosta è talmente senza limiti che coloro che hanno creato una situazione del genere sono oggi coloro che dovrebbero risolverla. Questo è il vero scandalo del nostro paese e noi bene o male lo tolleriamo, rendendoci complici dei nostri carnefici. In fondo questo è quello che ci meritiamo e di cui col passare del tempo dovremo sempre più accettare, perché in questo paese manca una grande cosa: la conseguenza pratica dello sdegno causato dall'ingiustizia e dai comportamenti criminali della classe politica. È vero: sono e siamo dei pusillanimi che abbiamo il dovere di subire questa situazione perché non siamo in grado di rifiutarla.



Giuliano Benini

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