domenica 14 agosto 2016

Lettera docente a Giannini diventa virale

Lettera docente a Giannini diventa virale: “Un pugno di mosche in mano




Dopo il messaggio inviato a Matteo Renzi, pubblichiamo la lettera aperta del professor Fabio Bocci, già apparsa sul sito lettera43.it
In questo caso la missiva è diretta al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini.
Cara ministra Stefania Giannini,
mi chiamo Fabio Bocci e sono professore associato di Didattica e pedagogia speciale presso il Dipartimento di Scienze della formazione all’Università Roma Tre.
Insegno fin dall’inizio della mia carriera al corso di laurea in Scienze della formazione primaria e in questi anni, inoltre, ho coordinato la classe di Concorso A036, sia per i Tfa (Tirocinio formativo attivo) sia per i Pas (Percorsi abilitanti speciali), avendo anche l’insegnamento e la responsabilità dei Crediti formativi universitari di area pedagogica e didattica. Ho inoltre insegnato al Corso di specializzazione per il sostegno (anche per i docenti esuberati) e ai diversi Master realizzati in accordo con il Miur (disturbi specifici di apprendimento, autismo).
riforma scuola Renzi Giannini
UNA VITA PER LA FORMAZIONE. Ho quindi dedicato alla formazione degli insegnanti molto tempo e molte risorse, ‘sottraendolo/e’ (secondo una certa attuale e stingente logica speculativa) ad aspetti oggi ritenuti molto più ‘appetibili’ sul piano della carriera accademica.
L’ho fatto e continuerò a farlo, convinto come sono (da ‘uomo delle istituzioni’ quale mi sento di essere) che occorra sempre mettere in primo piano il bene e l’interesse comune rispetto al proprio e, di conseguenza, in qualità di docente universitario (in modo particolare di pedagogia) ho sempre ritenuto e ritengo ineludibile dedicare energie non solo alla didattica ma alla formazione degli insegnanti.
Le lascio quindi immaginare il mio stato d’animo nell’apprendere – sia da fonti dirette, ossia ex studenti e corsisti, sia dai media e dai social – l’esito nefasto che si sta delineando nell’attuale concorso a cattedra.
TRA IL 70 E IL 90% DI BOCCIATI. Il numero di ‘bocciati’, ovvero non ammessi alla prova orale, oscilla tra il 70 e il 90% (cifre che, ripeto, sono approssimative perché attendiamo dati ufficiali come richiesto da diversi colleghi al Miur).
Da alcuni dati che ho a disposizione so – ad esempio – che nella classe di concorso A18 in Calabria si arriva al 100% dei bocciati, in Liguria al 96%, nel Lazio al 92%.
Se così fosse, come sembra essere, ci troveremmo dinanzi a una débâcle di proporzioni gigantesche.
Ora, prendo atto del fatto che nel nostro Paese è prassi, per dimostrare che si è efficienti, ricorrere a misure drastiche, che si configurano spesso in ‘ecatombi’ di candidati in occasione di concorsi di varia natura che nella scuola e nell’università, chissà perché, assumono sempre le sembianze di episodi biblici (veda alla voce concorsone). È accaduto, ad esempio, nella Abilitazione scientifica nazionale (Asn) per i docenti universitari, con episodi di bocciature senza senso e, addirittura, di esclusioni all’idoneità a dir poco scandalose (con tanto di ricorsi eccetera).
TRE POSSIBILI CAUSE. Ma non è di questo che voglio parlare e neppure desidero aprire un fronte (che andrebbe aperto, soprattutto da parte del ministero) sulla questione commissari (chi sono? Cosa li qualifica a essere tali? eccetera) e su quella dei criteri di valutazione (chi li ha stabiliti? Come, quando? Come sono stati divulgati? Come sono state corrette le prove? E come sono state redatte? Che relazione c’è tra costruzione delle prove e criteri per valutarle? Lo hanno fatto le stesse persone?… e così via).
Mi interrogo invece, ad alta voce e coinvolgendola, cara ministra Giannini, su quelle che potrebbero essere le cause di tale scenario (intendo quello delle bocciature).

1. I candidati bocciati erano impreparati e immeritevoli

È plausibile.
E tuttavia mi chiedo e Le chiedo. Questi candidati sono stati selezionati sulla base di una selezione pubblica di accesso con tre step, il primo dei quali – nel caso dei Tfa – con ‘test preselettivo’ redatto (con tanto di situazioni a dir poco imbarazzanti per gli errori commessi) dallo stesso ministero.
LI ABBIAMO SELEZIONATI MALE? Ci stiamo dicendo, cara ministra, che questi candidati che abbiamo così attentamente selezionato (voi ministero e noi università) per farli accedere al Tfa sono stati selezionati male?
Se così non fosse qualcosa non torna.
SONO DIVENTATI DEI BROCCHI? Perché o erano ‘brocchi’ (come sembra emergere dalle bocciature al concorso) e quindi abbiamo sbagliato (prima voi e poi noi) ad ammetterli, oppure, se non erano brocchi (perché voi e noi abbiamo fatto le cose per bene), lo sono per forza di cose diventati durante, nel mentre, ossia a causa della formazione ricevuta.
E veniamo qui al secondo punto.

2. La causa è stata la formazione svolta dalle università

Plausibile.
Però, mi chiedo e le chiedo: il format e la struttura dei corsi (dal corso di laurea in Scienze della formazione primaria ai Tfa, dai Pas al Corso del sostegno) è strutturato dal ministero, ossia dal legislatore (vedi L. 249/2010 a seguire fino alla 107/2015 con la delega al governo e i tavoli per il riordino).
CORSI INADEGUATI. Se presupponiamo (e perché non dovremmo farlo) l’adeguatezza dei format ministeriali e la ‘validità’ (in termini di adeguatezza) dei test e delle prove selettive di ammissione (perché anche per il corso di laura in Scienze della formazione primaria e per il sostegno si accede a numero chiuso) e stante ciò le prove del concorso hanno sancito questa valanga di bocciati, dobbiamo supporre che i contenuti erogati durante il Tfa e la preparazione dei docenti universitari preposti e degli esperti non siano stati all’altezza del compito richiesto.
Non sto qui a difendere categorie o quant’altro.
MESSE IN CAMPO LE MIGLIORI RISORSE. Per esperienza diretta, però, posso dirle che sono state messe in campo le migliori risorse dell’accademia, professori titolati e anche motivati a insegnare in questi corsi e chi si è investito nella formazione degli insegnanti lo ha fatto con dedizione e cura (talvolta ritenuta anche eccessiva, per troppa serietà).
Detto ciò (l’esperienza personale diretta o indiretta che sia è, come ben sappiamo, fenomenologicamente limitata a ciò che si dà, nel momento in cui si dà, nei limiti in cui si dà… ) tutto può essere, figuriamoci.
Però, anche qui c’è un però.
COSÌ SI DISCREDITA IL SISTEMA ACCADEMICO. Affermare che le università (che in questo caso, essendo coinvolte tutte, rappresentano l’Università italiana) non sono in grado di preparare i futuri docenti è dare adito a un discredito del nostro sistema accademico che a me – non so a lei ma immagino proprio di sì – incute un certo sgomento.
Oppure, rigirando la cosiddetta frittata, dovremmo o potremmo presupporre che i format in sé erano errati (o non adeguati allo scopo).
Ma allo stesso modo ho difficoltà a screditare con supponenza il lavoro del legislatore e di chi predispone i curricoli di questi corsi.
E comunque sia, così facendo si cadrebbe in quella tipica cultura delle colpe che tanto piace a chi alimenta polemiche da rotocalco ma che poco aiutano nelle analisi accurate.
Forse, mi permetta ministra Giannini, si è verificato un (purtroppo) consueto corto circuito nell’iter.
Per cui una cosa immaginata per uno scopo (il format) ha poi cambiato rotta in itinere (ossia nell’applicazione, dovuta anche al non verificarsi di certe condizioni… ad esempio i Tfa come fase transitoria in vista di lauree magistrali abilitanti mai realizzate?) e chi ha poi dato atto alla valutazione conclusiva (chi ha pensato le prove e i contenuti del concorso e gli stessi commissari del concorso) si è trovato completamente scollegato dallo/con lo scopo iniziale.
Il tutto accompagnato dal fatto che scuola e università (e, dunque, la formazione degli insegnanti) vivono da diversi anni stagioni di cambiamenti radicali (annunciati, varati, ritirati, mezzo realizzati, ecc…) legati alle alterne vicende della politica e dei governi sempre volitivi nel riformare ciò che era stato appena riformato.
Non so cosa ne pensi lei di questa possibilità.

3. Suggestioni complottiste

Sorvolo, perché lo ritengo poco plausibile, il sospetto (che registro come nota che circola) che ci sia addirittura – proprio in ragione della sindrome da riformismo di cui ho appena detto − un preciso disegno dietro le innumerevoli bocciature: dimostrare l’inefficacia della attuale formazione degli insegnanti (esito di una riforma voluta da un certo governo) per accreditare ciò che si sta proponendo come innovativo (dall’attuale governo).
UNA COCENTE SCONFITTA. Concludo dicendo che sono impressionato da tutto quello che sta avvenendo e non posso non chiedermi quali responsabilità abbiamo noi tutti e se ci sono possibilità di porre rimedio a quella che vedo delinearsi e palesarsi come una grande, cocente sconfitta del sistema formativo italiano, ossia del nostro Paese.
Una sconfitta che mi addolora ma che, soprattutto, stanno pagando sulla loro pelle persone che hanno dedicato anni e anni a formarsi, con investimenti di risorse ingenti (a proposito quanto ci sta costando tutto questo sciupio?), seguendo le indicazioni che noi (voi e noi) gli abbiamo dato.
GIOVANI CON UN PUGNO DI MOSCHE IN MANO. Persone, rappresentanti la nostra cosiddetta meglio gioventù (perché, mi consenta, chi studia e si forma altrimenti cosa rappresenta?) che andrebbero premiate e che invece si ritrovano alla fine della fiera (moltissimi di loro dopo anni e anni di ‘precariato’) con un pugno di mosche (e forse neppure quelle) in mano.
Faccio mia – e non posso fare altrimenti − l’amarezza e anche, per l’ennesima volta, quel senso di disorientamento verso le istituzioni che loro stanno provando.
Una cosa che mi addolora profondamente e credo e immagino addolori moltissimo anche lei, onorevole ministra Giannini.
Un caro saluto e buon lavoro
Fabio Bocci

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