giovedì 16 giugno 2011

Se l'Europa si perde la grecia.

Da Il Riformista del 10 dicembre 2009
La Grecia spaventa l’Europa. Con l’abbassamento del giudizio da parte della società di rating Fitch, cresce il rischio di quello che tecnicamente si definisce un fallimento sovrano. Aumentano anche i timori sull’incidenza della vicenda sull’euro, penalizzato nei cambi. Il premier George Papandreu ha spiegato che «la crisi minaccia la nostra sovranità». Ma ha poi aggiunto che «l’economia greca è in terapia intensiva». Il ministro delle Finanze, George Papaconstantinou, ha cercato di tranquillizzare i cittadini: «Contiamo sulle nostre forze, non aspettiamo l’arrivo di un salvatore».
Intanto, il nuovo punteggio di rating stabilito da Fitch, BBB+ con outlook negativo, ha prodotto le prime ripercussioni sulla stabilità economica europea. Fra i primi colpiti dal declassamento greco c’è la Spagna, il cui giudizio di stabilità è stato messo sotto osservazione da Standard & Poor’s. Ma hanno sofferto anche le Borse europee, spinte dal calo di Atene (-3,36 per cento) e Madrid (-2,35 per cento). Nel complesso, gli analisti concordano sull’aumento del rischio sistemico.
Situazione greca. I numeri sullo stato congiunturale non sono positivi. Il deficit pubblico per il 2009 è pari al 12,7 per cento del Prodotto interno lordo (Pil). Il rapporto fra debito e Pil toccherà quota 125 per cento nel 2010. Nonostante questi valori, la crescita economica non è peggiore rispetto agli altri Paesi, meno 0,3 per cento nel terzo trimestre 2009. Il problema principale è la credibilità statale, in costante diminuzione. I piani di stimolo per sopperire alle passività finanziarie conseguenti la crisi subprime non hanno avuto gli effetti sperati. In più, il rendimento dei titoli di Stato decennali è cresciuto fino a toccare quota 5,39 per cento, contro il 3,04 per cento dei Bund tedeschi e il 3,73 per cento dei Btp italiani. Questo elemento ha contribuito a ridurre la fiducia degli investitori, che stanno penalizzando i buoni del tesoro scegliendo altri prodotti con un rischio inferiore.
Rating. L’abbassamento è arrivato non solo a causa della condizione dei conti pubblici, in peggioramento. Il giudizio delle società di rating è stato anche rivisto in base alle tensioni socio-politiche che stanno imperversando nel paese. Secondo Fitch, la prima a effettuare il taglio del rating, «la bassa credibilità delle istituzioni finanziarie e il clima politico hanno contribuito a peggiorare le previsioni per un riequilibrio degli assetti ellenici». Opinione simile quella di Standard & Poor’s che per voce dell’analista Marko Mrsnik si è detta critica: «Le valutazioni sulla Grecia sono state messe sul CreditWatch negativo per riflettere il nostro punto di vista sull’improbabilità dei piani delineati dal nuovo governo in merito al risanamento fiscale». Non ci sono grandi rischi sistemici per Moody’s. Arnaud Marès, vice presidente del Sovereign risk group della società di rating, ha spiegato che «il rischio che il governo greco non possa risanare il debito esistente o rifinanziare il proprio deficit nei prossimi anni non è sostanzialmente diverso rispetto a quello degli altri stati della zona Euro». Attualmente per Moody’s la Grecia ha un rating A1, ma il 29 ottobre scorso è stato iniziato il periodo di osservazione bimestrale per una possibile revisione al ribasso.
Rischi per l’Ue. Un eventuale default sovrano ellenico potrebbe avere ripercussioni su tutti gli altri paesi europei. Il motivo è semplice. Dal momento che anche Atene aderisce alla moneta unica, il suo fallimento causerebbe una lacuna nel capitale della Banca centrale europea (Bce), di cui la Banca di Grecia è sottoscrittrice all’1,9649 per cento. A fronte di questo tutte le altre banche centrali nazionali avrebbero l’obbligo di ripristinare l’assetto monetario della Bce. Ciò significa un’iniezione di liquidità per compensare i 113,2 milioni di euro che rappresentano la quota della Banca di Grecia nella Bce. Inoltre, c’è il rischio su tutti gli asset governativi detenuti dagli altri Stati. Quello che è certo è che l’esperienza greca sta influenzando l’andamento dell’Euro, che ha ridotto il suo valore contro il dollaro di alcuni punti, chiudendo a 1,4730 dopo un minimo di 1,4670. A testimonianza della pericolosità dell’economia pubblica greca, i Credit default swap (le polizze assicurative contro il fallimento di un asset) sulla Grecia sono aumentati di 23,28 punti base nell’arco di 24 ore, toccando quota 232.58 punti. In altre parole l’assicurazione contro il default di un titolo obbligazionario greco quinquennale costa 232 mila dollari. Il timore è che questo valore possa aumentare ancora se il governo di Atene non fornirà sufficienti garanzie nei prossimi giorni.
Reazioni. La risposta al problema greco è stata controversa. Il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha detto che «la situazione in Grecia è molto difficile, molto difficile». Per Trichet sta iniziando un periodo di mutamento nell’economia di Atene: «Ci sono in previsione misure molto coraggiose e molto difficili, ma assolutamente necessarie da prendere». Anche Axel Weber, presidente della Bundesbank, avverte che «la situazione è più grave di quello che si può pensare». D’accordo Joaquin Almunia, commissario Ue agli Affari economici e monetari. Per lui il governo ellenico «è caldamente esortato ad adottare misure supplementari per risanare il debito pubblico». Nel complesso, Almunia si è detto «molto preoccupato» per la stabilità nell’Eurozona. Diversa l’opinione del presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, secondo cui «non c’è alcun segnale di bancarotta in relazione alla Grecia».
Situazioni simili. Ieri è arrivata anche per la Spagna la revisione al ribasso. Standard & Poor’s, sebbene abbia confermato lo status AA+, ha messo un outlook negativo su Madrid. Per ora non c’è in previsione un downgrading, ma non è da escludere che possa arrivare entro il primo trimestre 2010. Sotto osservazione ci sono anche Islanda, Irlanda e Regno Unito, fra le nazioni più colpite dalla crisi finanziaria. Per tutte e tre la pesantezza dei conti pubblici e l’incertezza sulle vie d’uscita dalla recessione sono gli elementi che hanno inciso sul rating.

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