giovedì 6 febbraio 2014

Analisi della genesi (2 di 4 )

CAPITOLO VII





Il Diluvio





Quando l’Arca fu pronta secondo il racconto Biblico, il Signore disse a Noè di entrarvi con tutta la sua famiglia; perché là visto giusto davanti a sé, a quell’età.



In merito agli animali da salvare, è da precisare che erano molto di più di quanto comunemente si crede (v. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9), in quanto nel racconto biblico viene ripetutamente precisato questo aspetto, e cioè, una coppia per ogni specie <<immonda>> e sette coppie per ogni specie <>. Ora, a parte il fatto che dubito che l’Arca avesse tale capienza; io mi chiedo come avrebbe fatto Noè a catturare tutti quegli animali nello spazio di sette giorni; si afferma che gli animali vennero da soli nell’Arca.

Mi pare che l’Arca si trovava in una località del Medio Oriente, come avrebbero fatto quegli animali che vivevano in altri continenti ad attraversare gli oceani?



Sempre secondo la Bibbia, Dio avrebbe fatto piovere nel giro di sette giorni, per quaranta giorni e quaranta notti, così facendo, prosegue Dio, avrebbe sterminato ogni cosa che lui avrebbe creato.



Viene precisato che Noè a quel tempo aveva seicento anni, quando cominciò il Diluvio, però non viene precisato a parte l’età di Noè, in che anno, nessun riferimento a questo proposito.



Quindi allo scadere dei sette giorni annunciati, cominciò a piovere.



Viene riprecisato, l’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, precisamente il diciassette, l’anno non viene citato (v. 10 e 11).



Versetti (12, 13, 14, 15, 16). Appena cominciò a piovere, Noè con tutta la sua famiglia e tutti gli animali entrarono nell’Arca.



Una cosa che ho osservato dal primo versetto al (24), è un ripetersi in modo pedante delle stesse cose, un continuo ripetersi di animali mondi e immondi e, mi chiedo come mai un ripetere in modo così ossessivo di fatti che per altro avvennero già. Anche in seguito in altri libri della Bibbia si parla tanto di animali “mondi e immondi”, però non è mai spiegata la vera e sostanziale differenza. Nella Bibbia viene detto, che mangiare carne di animali immondi rendeva impuri, difatti i Musulmani a quanto pare osservano tale precetto, almeno per quanto concerne i maiali, ma perché sono impuri questo non è detto!

Oltre tale estenuante precisazione, viene anche detto che dovevano, praticamente essere salvati un numero preciso di animali.


Il Signore di Noè, un momento prima che cominciasse il Diluvio, a quanto pare era lì davanti a Noè, a spiegargli tutto nei minimi particolari, tutto quanto doveva fare, dandogli ulteriori consigli e suggerimenti di ogni sorta.



Il Diluvio a detta della Bibbia, è durato esattamente quaranta giorni e quaranta notti, se il diluvio iniziò quando Noè aveva seicento anni, alla fine del diluvio Noè doveva avere seicento anni e quaranta giorni, oppure si vuole precisare che Noè aveva seicento anni due mesi e diciassette giorni? Evidentemente no, non può essere così, in quanto sta scritto che quando Noè aveva seicento anni iniziò il Diluvio << il diciassette del secondo mese dell’anno che non viene detto>>. 66



Come mai l’autore del racconto cita ogni insignificante aspetto, ripetendolo fino alla nausea e poi non cita l’anno del Diluvio? La cosa più logica e più evidente, la più importante non è citata neanche una sola volta.



Purtroppo l’assenza di date non è assente solo in questo caso, ma in tutto il libro perciò non è possibile inquadrare con esattezza cronologica di tempo le vicende raccontate. Tali vicende possono essere esistite, come non esistite, od essere state prese, come è più probabile da racconti molto anteriori dallo stesso popolo Ebreo.



Al versetto 17, troviamo infine “il vero inizio” del Diluvio, cominciò a piovere come aveva detto il Signore di Noè, dal versetto 18 al 24, viene fatta tutta la descrizione del Diluvio. E cioè che l’acqua si era alzata di <<quindici cubiti>> che equivale a <>, è precisato nel racconto che tale altezza d’acqua coprì i monti!



Tale affermazione scritta in un libro ritenuto sacro, ritenuto il libro dei libri, mi rende stupefatto e perplesso per simili affermazioni, ma quello che mi stupisce ancor di più è come oggi si può credere ad un racconto del genere, ma vi pare possibile che l’acqua si elevò sette metri sopra le vette più alte del mondo?



E’ stato scientificamente calcolato che se per ipotesi si dovessero sciogliere contemporaneamente tutte e due le calotte di ghiaccio polare, non basterebbero a coprire tutte le terre emerse, mentre nel racconto Biblico è detto che sette metri d’acqua allagarono la terra sino a coprire le montagne.



A proposito di verità Biblica e ricerca scientifica, mi viene in mente una intervista fatta un po di tempo fa, dalla televisione ad un sacerdote. Questo sacerdote era così entusiasta ed euforico nel descrivere la bellezza della Bibbia, dichiarando che era possibile che la Bibbia sia stata scritta da Dio in persona. Non tenendo in considerazione ovviamente che la Bibbia è una raccolta di libri, ove vengono citati i suoi vari autori, che tanti libri non sono stati riconosciuti dalla chiesa in quanto non canonici, che nel tempo da quando è stata scritta, è stata modificata diverse volte, riveduta e corretta; come chiunque può costatare il narratore biblico descrive e ripete

tutta una serie di cose e vicende in modo minuzioso, soffermandosi su aspetti anche alquanto banali. Quindi accenna al fatto che a causa del Diluvio chiunque non era nell’Arca uomini e animali sono morti affogati. Per cui passa ad altro.


Ma come, tutto qui? Sono morti migliaia o milioni di persone, uomini, donne e bambini, una moltitudine di animali, ed il narratore con noncuranza passa al seguito del racconto senza soffermarsi un po’ su quanto era successo, non un accenno sull’ecatombe, sullo sterminio dell’umanità, nessun commento sullo strazio di tanti corpi di uomini, donne, bambini ed animali che giacevano nel fango, non una lacrima, un rimpianto, e tutto questo solo perché il Dio di Noè si era pentito di avere fatto l’uomo?



Seguendo lo sviluppo del racconto è precisato che la permanenza dell’acqua è stata di centocinquanta giorni, più quaranta di pioggia, in tutto l’avvenimento sarebbe durato centonovanta giorni.



Con ciò sarebbe stata descritta la collera di Dio e lo sterminio dell’umanità per mezzo del Diluvio Universale. Difatti è nella ancestrale memoria di tutti i popoli del mondo un grande Diluvio che provocò immani cataclismi e morti…



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Però da quanto ho analizzato dai dati e dal racconto Biblico, l’avvenimento descritto lascia più che perplessi, ritengo quindi che ciò vada analizzato più a fondo e possibilmente con dei riscontri; indagando, vengo a conoscenza che per esempio, per gli “Yezidi un lontano popolo vissuto millenni fa, secondo i loro racconti, in effetti, i diluvi erano stati due”, non uno solo, l’ultimo dei quali, quello di Noè, <>. Anche in antiche tavolette Sumere è riportato il ricordo e le vicende di un grande diluvio accaduto <<13 .000="" a.="" anni="" c.="" di="" gelo="" grande="" inverno="" parla="" quale="" si="" span="" un="">KHARSAG” non aveva mai visto, per qualche tempo la comunità degli Anannage riuscirono a resistere a quel freddo polare, ma sapevano che sarebbero seguiti altri cataclismi. Il tutto sarebbe cominciato a causa dello slittamento della crosta terrestre, ciò sarebbe avvenuto attorno a 16.000 – 17.000 anni fa. L’ultima glaciazione recessiva avvenne attorno all’11.000 – 11.500 anni fa.



Quindi considerando il grande gelo e la previsione di futuri cataclismi, queste comunità si organizzarono per la sopravvivenza, costruirono delle vere e proprie <DERINKUYU, si presume nel 15.000 a.C., nel tardo Paleolitico>>.



Lo slittamento della crosta terrestre avvenuta in quel periodo, non è stata cosa da poco, si è accertato scientificamente che lo spostamento a Nord dell’Emisfero Orientale ha provocato dei cataclismi apocalittici, così come lo spostamento a Sud dell’Emisfero occidentale.



Le popolazioni dell’Asia minore, ma probabilmente non solo loro, venuti a conoscenza di quanto stava avvenendo, si organizzarono per la sopravvivenza, costruendosi delle <> ove vissero per lungo tempo, questo era l’unico modo per ripararsi dalle avversioni climatiche insostenibili, paurosi sconvolgimenti geologici, eruzioni vulcaniche e chissà cos’altro.



Se gli eventi di KHURSAG erano in qualche modo collegati agli sconvolgimenti geologici e alle modificazioni climatiche avvenute verso la fine dell’ultima Era Glaciale, si dovrebbe pensare che questa comunità così progredita fosse stata fondata ben prima dell’undicesimo millennio a.C.




Curiosa coincidenza, in Persia la parola ARK usata per indicare l’imbarcazione di Noè, significa invece& lt;>.



Sembra non esservi dubbio che il cosiddetto <>, trasmessoci dalla letteratura IRANICA si riferisce all’assalto finale dell’ultima ERA GLACIALE, che iniziò attorno al 15.000 anno a.C. e finì in Medio Oriente, forse solo verso l’8.500 – 8.300 a.C. <>.



Al riparo dal grande gelo (in relazione all’Arca) sembra furono messe in salvo <>. Sono cifre ben lontane dalle otto persone salvate da Noè con la sua Arca. Ciò vuol dire che molto probabilmente se è vero che le città sotterranee di Cappadocia risalgono al tardo Paleolitico, sarebbero diventate soggetto di storie e leggende penetrate nella mitologia IRANICA attraverso le tradizioni orali del Kurdistan Orientale.



In tutto il pianeta, si trovano testimonianze che fanno pensare che durante le fasi finali dell’ultima Era Glaciale qualcosa di catastrofico spinse davvero gli uomini a rintanarsi o a inerpicarsi in caverne poste alle cime delle montagne più alte. Inoltre questi cataclismi non erano limitati al Medio Oriente; in una forma o nell’altra si sarebbero presentati praticamente in tutti i paesi della terra, e si sarebbero quindi conservati nei miti e nelle leggende di diverse culture per generazioni.






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Dicevamo quindi, che 13.000 anni fa questi ghiacciai cominciarono a ritirarsi, questo immenso disgelo coincise con un graduale aumento della temperatura di superficie, in coincidenza in tutto il pianeta, esistono inoltre prove inconfutabili che mentre le vecchie calotte di Ghiaccio si scioglievano aumentava il livello delle acque, nuove calotte si andavano formando, una <>, poi un’alluvione, probabilmente causata dal disgelo, che provocò altre distruzioni ciò in conseguenza al graduale cambiamento di clima, questo dovrebbe essere accaduto attorno al 5,500a.C.


Sempre secondo le tribù YEZIDI KURDE, che sottolineano la loro propria discendenza dall’eroe del diluvio, sono convinti che i diluvi sono stati due: il secondo dei quali è quello di Noè, che a loro dire si verificò settemila anni fa.



In sostanza il Grande Diluvio Universale catastrofico sarebbe avvenuto verso l’ultima Era Glaciale, attorno a 15.000 anni fa, il secondo, un “diluvietto” a livello regionale attorno al 5.000 a.C. La memoria collettiva di questi due tragici eventi individuali si sono sovrapposti a miti in un solo Grande Diluvio.



Ora alla luce di quanto sopra, ma volendo si può approfondire, in quanto grazie alle ricerche e ritrovamenti archeologici, non ch’è i riscontri scientifici si è in grado di stabilire come andarono le cose, almeno in linea di massima. Ma il punto è, questo sta a noi deciderlo, sé accettare la versione Biblica, secondo il quale <>, oppure le altre versioni cioè che ci sono stati due diluvi, di cui il primo <>fu quello catastrofico a livello planetario, il secondo “un piccolo diluvio a livello regionale” (anche se non privo della sua drammaticità) in cui in questo caso spicca la figura di Noè, ma la memoria collettiva nel corso dei millenni ha unificato i due drammi distinti in uno solo. Il narratore della Genesi ha raccolto parte di questi ricordi adattandoli alle sue convinzioni e che ci sono presentate nella Bibbia.


Ciò detto si dovrebbe presumere che i Patriarchi, da Iared, Enoc, Matusalemme, Lamec e Noè, sono vissuti verso la fine degli sconvolgimenti dal, 10.500 – 10.000 fino al diluvio di Noè (un quattro mila anni buoni), nell’intermezzo di questo periodo sarebbero successi avvenimenti molto gravi e sconvolgenti.



Nel periodo di vita di Enos, figlio di Set, potrebbe invece corrispondere l’Inizio del <>, e quindi anche i patriarchi Chenan, mahala leel, quest’ultimo sarebbe il padre di Iared.



Purtroppo non si può affermare con precisione quanto successe millenni fa, in quanto come ripeto a dire, ma non solo io, tutti i ricercatori, compresi coloro che sono molto più esperti del sottoscritto.



La maggior parte delle prove e testimonianze sono state distrutte da orde di barbari, guerre e in seguito dalle nascenti religioni Monoteiste.





















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Capitolo VIII





FINE DEL DILUVIO





v.1- Il primo versetto del presente capitolo comincia dicendo che Dio si ricordò di Noè e di tutti gli animali che erano nell’Arca. Ora mi chiedo io, come fa l’autore a dire ciò? L’autore non era certo nell’Arca! Tra lui è Noè c’era solo un lontano e nebuloso ricordo “per sentito dire”, e tanto meno “era nei pensieri del suo Dio”, per cui, come fa ha dire che Dio, <>? O dovremmo pensare che Mosè e il suo Dio, in un momento di confidenza come può succedere tra due amici, ad un certo punto il Signore gli dice a Mosè, “meno male che quando finì il diluvio mi sono ricordato di Noè che stava rinchiuso nell’Arca”? Non credo proprio che Dio fece tale confidenza a Mosè; quindi non mi spiego come Mosè nel suo scritto possa dire una cosa del genere.



Si potrebbe pensare che ciò, sia una cosa banale, o un modo di dire. Personalmente non sono d’accordo, gli scritti Biblici “ non sono un romanzetto” nei suoi racconti da ogni singola parola può dipendere la vita di uno, come di milioni di persone, come è successo fino ad oggi, perciò và soppesata ogni più piccola parola.



Non si possono raccontare storie “per sentito dire”, spacciandole per verità assoluta quando è in gioco la vita


Nel secondo versetto sono usati anche dei termini ancora più apocalittici della stessa tragedia, mah, sarà un modo per impressionare e dare un tono di solennità ad una vicenda tanto ignominiosa? <> Per l’uomo moderno leggere queste parole oggi, datosi una certa conoscenza scientifica risulta forse un po’ banale, per altri magari dei termini che sono letti con superficialità, ma provate ad immaginare quelle persone ignoranti, di quel tempo, che quando magari si sprigionava un fulmine tremavano di paura pensando che fosse la collera Divina. Le fonti dell’abisso, per la concezione che avevano allora del mondo e per i fenomeni naturali che per loro erano invece Divini, credo che parole del genere li facevano tremare di timore. Forza dell’ignoranza e della superstizione, Mosè non riesce a spiegare diversamente tale avvenimento, e già, d'altronde come poteva farlo visto che consideravano tale diluvio come punizione divina. Al termine dei quaranta giorni precisi le cateratte del cielo furono chiuse e la pioggia trattenuta.



Comunque in questi versetti Mosè riesce a spiegare, malgrado non sia presente, racconta (v. 3) tutta la situazione posteriore al diluvio, dicendo che esattamente dopocento cinquanta giorni” le acque cominciarono a scemare, dopo (v.1) che Dio fece passare un vento sopra la terra le acque si posarono.

Proseguendo nel racconto (v.4), è detto con esattezza che: nel diciassettesimo giorno del settimo mese, l’Arca si fermò sopra le montagne di ARARAT… Da quanto è raccontato con un innalzamento di 15 cubiti (equivalenti a sette metri) d’acqua dovuti al Diluvio, dovremmo credere che sette metri d’acqua coprirono i monti di Ararat, e che l’Arca di Noè vi si posò di sopra? Non riesco a trovare le parole per tale assurdità, e tanto per cambiare, ancora non è citato il periodo o l’anno in questione.



Anche nel versetto 5 viene confermato che: tale altezza d’acqua coprì i monti, in quanto dice che le acque andarono scemando fino al decimo mese. Nel primo giorno del decimo mese, le sommità dei monti apparvero. L’anno non viene menzionato.

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Io credo che fra tutte le indicazioni minuziose che sono date in merito a tempi e periodi, l’anno sia quello essenziale, anche se non dava il mese o il giorno esatto ciò aveva poca importanza, ed invece no, l’autore imperterrito continua a dirci tutto fino nei minimi particolari, meno ciò che conta veramente.

Mi rendo conto di questa ripetitività dei versetti o aspetti dei racconti che sono stancanti; ma io non faccio che seguire passo, passo, com’è scritta la Genesi.



E, in capo di quaranta giorni (v.6) Noè aprì la finestra dell’Arca che egli aveva fatto.



Leggendo le pagine della Bibbia, ma non solo, certi racconti mi lasciano senza parole, non certo per la bellezza di questi, bensì per l’ignoranza, ingenuità e infantilismo che c’è nei racconti.


Nei versetti seguenti si racconta che Noè mandava fuori il corvo per appurare se si erano prosciugate le acque sulla terra (v.7, 8, 9, 10), in seguito mandò fuori una colomba; sarei curioso di sapere considerato lo scopo, cosa cambiava tra la colomba ed il corvo, quindi perché cambiare uccello? Comunque anche la colomba ritorno indietro perché non cera posto ove potesse posarsi. La chicca del versetto, la sua delicatezza e amorevole gesto; quando la colomba ritornò, Noè stese la mano fuori dal finestrino e l’accolse a sé dentro l’Arca, chissà perché non viene citato il ritorno del corvo e come fu accolto. Aspettò altri sette giorni e mandò di nuovo una colomba fuori dall’Arca.

E come dissi in precedenza il narratore ci dà pure l’ora, il vespro: ora canonica (al tramontare del sole) la colomba ritornò a lui con un ramo d’ulivo nel becco ed egli comprese che le acque si erano ritirate da sopra la terra (v. 10 e 11). Ora a parte il fatto che non comprendo il vero uso dei volatili, in quanto, dal momento che nell’Arca c’era una finestra, si poteva vedere ad occhio com’era la situazione delle acque ed inoltre l’Arca si sarebbe posata sulle montagne e ciò sarebbe stato facilmente confutabile, quindi appena possibile si poteva uscire dall’Arca anche aspettando che l’acqua defluisse in pianura, trovo questo racconto troppo fantasioso, simbolico, privo di realtà e senso logico, ingenuo e infantile appunto, il senso che poi si vuole dare quando viene detto che Noè comprese che le acque sopra la terra erano defluite, intende per l’appunto sopra tutta la terra! Ma dico, si può veramente pensare che solo perché una colomba esce e dopo un po’ ritorna con un rametto dentro l’Arca si comprende che le acque di tutto il mondo si siano prosciugate? Per saperlo bisognava essere certi che questa colomba si faceva un giro attorno al mondo, cosa poco probabile.



La contraddizione, ma non solo questa che c’è in tutte queste vicende, quella del diluvio è solo un aspetto. È che è da un lato è presentato un “Dio Onnipotente è buono”, e poi c’è tutto uno svolgimento molto umano, “terra, terra”. E’ mi riferisco a tutta questa brodaglia di storia: il diluvio, l’Arca, gli animali puri e impuri, il corvo, il colombo col ramoscello d’ulivo, lo sterminio umano e animale, cadaveri e carogne dappertutto, ecc. Ma non era molto più semplice e alla portata di questo Dio onnipotente creatore del cielo e della terra e di tutto il resto, fare semplicemente uno schiocco di dita e oplà, sparite tutte le cose che non gradiva più?



Nel versetto (12) ci viene detto che Noè aspetto invece altri sette giorni, dopo mandò fuori di nuovo la colomba ed essa non ritornò più a lui.

Quindi veniamo a sapere (v.13 e 14) che nell’anno seicentunesimo di Noè, nel primo giorno del primo mese, dell’anno che non si dice, la terra era asciutta, e Noè per vedere che era asciutta a levato il coperchio (portellone) dell’Arca; ma non poteva intanto vedere dalla finestra? Comunque, nel ventisettesimo giorno del secondo mese dell’anno…………? La terra era asciutta.

Da premettere che la vicenda di Noè che dovrebbe essere accaduta verso il 5.000 a.C. e raccontata da Mosè, si presume attorno al 587 a.C. (presunto periodo della stesura della Genesi) con un lasso di tempo così lungo com’è che Mosè fosse a conoscenza di tutti questi particolari è un mistero, perché da come raccontata questa storia sembra averla vissuta in prima persona.

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Non riesco a capacitarmi del perché Mosè ex principe d’Egitto, quindi uomo istruito, in quanto gli Egizi conoscevano benissimo il calendario, perciò doveva conoscerlo anche Mosè, ma nello scrivere la genesi a omesso tutte le date degli anni, non le ha messe di proposito, o non le conosceva?



Qui di seguito riporto i periodi del diluvio.



1) Quaranta giorni di pioggia. - 40

2) Centocinquanta giorni per defluire le acque. - 150

3) Attesa di sette giorni. - 7

4) Ulteriore attesa prima di uscire dall’Arca. - 7


In tutto, il diluvio dovrebbe essere durato duecento quattro giorni. (204)



Tutte queste minuziose informazioni però non servono a nulla, in quanto se il diluvio e durato 40 o 50 giorni, sé Noè prima di uscire o meno abbia aspettato 7 0 8 giorni, a cosa ci serve saperlo, se poi non si riesce a collocare gli avvenimenti in un periodo databile della storia ?


Sarebbe stato logico che ogni avvenimento avesse una sua data.



Sarebbe stato interessante, visto che Mosè riesce a sapere tanti particolari di vicende molto lontane da lui, che ci dicesse per esempio il numero di morti che ha fatto il diluvio.



E quindi, quando finalmente la terra era tutta asciutta (v.15, 16, 17, 18, 19) è ch’è Noè ebbe constatato ciò, ecco la voce del Signore che gli dice esci fuori dall’Arca, tu, tutti i tuoi familiari, fai uscire anche gli animali, che scorrano per la terra e si moltiplichino; ma come, neanche il tempo di uscire dall’avventura del diluvio, che già Dio vuole che si accoppiano per moltiplicarsi? Comunque, infine Noè con tutti i suoi familiari uscirono dall’Arca.



Forse io sono stato troppo sbrigativo, perché, in effetti, il racconto in merito è più meticoloso. Inoltre non mi spiego tutta l’apprensione di Noè per sapere quando finiva il diluvio, e quando si sarebbe prosciugata la terra, dal momento che appena l’Arca si posò sul suolo del monte Ararat, subito Dio, che già era lì, disse a Noè di uscire dall’Arca, ma mica così in due parole, sarebbe stato troppo semplice e immediato, no, ha dovuto elencare uno per uno persone ed animali e rapportando anche il grado di parentela, capirai con tutta quella gente poteva accadere che si creasse confusione; Se Dio non diceva ha Noè di uscire dall’Arca, quello sarebbe ancora lì?



v. 20 - In questa parte del racconto sta scritto che appena Noè mise piede sulla terra- ferma edificò subito un altare, e fin qui può andare, pietre si trovano ovunque ed in tutte le circostanze. Il versetto afferma che Noè offerse olocausti al Signore, per fare ciò doveva quindi accendere un fuoco, e la legna? Dopo tanto tempo qualunque legno era imbevuto d’acqua, come ha fatto ad accendere il fuoco, avrà preso pezzi dell’Arca? Il seguito dice che Noè prese d’ogni sorta di animali “mondi”, per offrire olocausto al signore, ma come, tanta fatica per portare in salvo quegli animali allo scopo di ripopolare la terra e poi Noè ne scanna diverse specie?






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Testuale v. 21, <>



Certo che questo Dio per essere un puro spirito a molte condizioni materiche, lo vedi e lo senti, mangia e sente anche i profumi.



Mi par di capire che mentre Noè faceva un bell’arrosto, il Signore odorò un buon profumo e per ciò perdonò la “malvagità” dell’uomo.



Vediamo di ricapitolare questo passaggio. Il narratore che ha quel tempo non era presente, è non era neanche nato, perché è nato, millenni dopo (secondo la storia), dice che il Signore <<sentì un odore soave>> come Mosè abbia fatto a sapere della sensazione olfattiva di Dio è un bel mistero, ed oltre a ciò riesce ad interpretare lo stato d’animo e pensiero di Dio, questo non è detto, è il caso che mi sorge qualche dubbio? Inoltre, <> ha capito (che perspicacia) che l’origine della “malvagità” dell’uomo deriva dalla sua giovinezza. Questa me la devo fare spiegare. Comunque sia, ora che ha capito ciò, praticamente dice che non farà più lo stesso errore.


Potrei dire, siamo felici che Dio abbia capito l’errore ma non poteva pensarci prima di sterminare tutta l’umanità?



Nel vangelo sono descritti i sette peccati capitali in cui incappano di frequenti gli uomini, cosa che non dovrebbe succedere ai santi, due di questi peccati sono: l’Ira, e la Gola. Da quando ce stato il peccato di Adamo fino ad ora, mi pare che è stato detto che Iddio si è <<Adirato>>, e poi si sarebbe deliziato fino ad inebriarsi già col solo profumo d’arrosto dell’olocausto offerto da Noè <<Gola>>. Debbo con ciò pensare che tali peccati sono vietati agli uomini in quanto sono <>?



Dopo tutto ciò (v.22), quando Dio finì di deliziarsi, Dio pensò, o affermò che d'ora in poi non ci sarebbero stati più diluvi e catastrofi, e che tutto sarebbe ritornato ad essere regolare, con i suoi tempi i suoi cicli, e che ciò non sarebbe più cessato. Oggi come oggi affermerei che forse non e proprio così, perché di catastrofi naturali ne sono successe, anche se limitati a livello locale, ma sempre morti sono. E’ speriamo che, sia io, che molti altri ricercatori e scienziati ci si sbagli nel prevedere delle situazioni di potenziale cataclisma a livello planetario.



Certo bisogna riconoscere che il racconto Biblico in un certo senso è ben romanzato, una bella storia dove sono evidenziati i personaggi che interessano, il dramma in cui vivono non lì tocca, perché Noè è protetto dal suo Dio. Troppo bella, troppo perfetta per essere vera; difatti non sono sicuro dell’esistenza del <>. Sulla questione del diluvio ci sono altre versioni, scritte su tavolette: Babilonese, Assire, Cananite, Sumeriche, Mesopotamiche, che pongono il diluvio universale ad altra data, e dove il personaggio di spicco è un certo Atra – Hasis; e quando si parlava di purezza non si riferivano ad una “purezza di cuore”, bensì ad una purezza <>, perché pare che gli umani si accoppiassero con delle sottospecie umane degradando la <>.










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