domenica 11 agosto 2013

Da J.P. Morgan l’ordine: troppo socialismo nella Costituzione, cambiatela?

Pubblicato 9 agosto 2013 - 16.47. - Da Paolo Becchi J.P. Morgan Quanto è successo in queste ultime settimane è incredibile. Per cambiare la Costituzione s’incomincia anzitutto cambiando le regole previste all’uopo dalla stessa Costituzione e a difendere le nostre istituzioni democratiche sono soltanto i giovani del M5S, novelli deputati. Tutte le forze del M5S sono tese a bloccare il colpo di mano che il Governo si appresta ad attuare con l’approvazione del disegno di legge costituzionale da cui prenderà avvio la „controriforma“ delle nostre istituzioni democratiche. Si sta manifestando un’ideale continuità tra i giovani partigiani di un tempo, che con le armi e il sangue costruirono la Repubblica, e i nuovi giovani partigiani pentastellati che cercano oggi di difenderla. Ben inteso, la Costituzione andrebbe qui e là migliorata (basti pensare a quelle forme di democrazia diretta che andrebbero sicuramente potenziate, ad esempio con l’introduzione di referendum propositivi), ma non distrutta a colpi di picconate come s’intende invece fare. La rivoluzione permanente secondo Lev Trotsky serviva a spiegare le dinamiche di trasformazione politico-sociale durante i processi rivoluzionari nei paesi arretrati. Il colpo di Stato permanente serve a spiegare la stessa cosa durante i processi controrivoluzionari nei paesi sviluppati. E così approfittando del clima vacanziero con il silenzio complice dei tradizionali organi d’informazione si voleva prima della chiusura estiva del Parlamento discutere il disegno di legge presentato dal Governo Letta per l’istituzione del Comitato parlamentare per le riforme costituzionali. Si tratta dell’ormai noto Comitato di 20 deputati e 20 senatori che sarà chiamato a “definire” il progetto di modifica e revisione della Costituzione italiana, «in staffetta», come ha detto Quagliarello, con la cosiddetta “Commissione dei Saggi” che già, solerte, ha cominciato i suoi lavori. Il tutto senza che ci sia alcuna disposizione della nostra Costituzione che preveda l’istituzione di una tale commissione. Perché proprio nei giorni caldi d’estate? Forse perché il disegno di legge non apre ad una revisione costituzionale, ma ad una violazione della Costituzione. Tutto si nasconde nell’art. 2 del Ddl (Competenze e lavori del Comitato). In esso si legge, anzitutto, che il Comitato esaminerà i progetti di «legge ordinaria di riforma dei sistemi elettorali». Strano: nella revisione costituzionale si discuterà della legge elettorale, che è però una legge ordinaria. Perché? La risposta è semplice: spostando – in modo del tutto illegittimo – la questione della legge elettorale all’interno della «revisione» della Costituzione, si bloccava ogni iniziativa di riforma elettorale immediata. Questo significa che i partiti non intendevano cambiare nell’immediato il Porcellum. E per evitare che il M5S potesse sostenere l’opposizione ad esso in Parlamento, presentando proposte di legge elettorale alternative, si era deciso di obbligare a rinviare ogni discussione sulla legge elettorale all’ interno della riforma costituzionale. Dopo la condanna di Berlusconi ecco che tutti si sono messi a parlare di legge elettorale… Ma consideriamo un po’ più da vicino il Disegno di Legge. Nello stesso articolo 2 si legge che il Comitato dei quaranta „esamina i progetti di legge in questione“. Esamina ? Sì, perché, anche se il disegno di legge costituzionale non può dirlo esplicitamente, ad elaborare le modifiche della Costituzione saranno i „saggi“, i quali neppure una volta vengono nominati in tutto il disegno di legge, dal momento che essi sono del tutto estranei alla procedura di revisione costituzionale prevista dal nostro ordinamento. Insomma i saggi elaborano e il comitato si riduce ad esaminare quanto fatto da persone che sono prive di qualsiasi mandato popolare, essendo state unicamente nominate dal Presidente del Consiglio. Dulcis in fundo: la revisione costituzionale sarà relativa agli articoli e ai titoli della parte seconda della Costituzione «afferenti alle materie della forma di Stato, della forma di Governo e del bicameralismo». Si modificherà la Costituzione, in altri termini, sia nelle disposizioni riguardanti la forma di Governo (e il bicameralismo) sia in quelle concernenti la forma di Stato. Si tratta di un errore materiale, di una “svista”? O il Governo Letta ha realmente intenzione di modificare la forma di Stato, oltre che quella di Governo? Non saremo più una Repubblica, ma una Monarchia? Dopo la rielezione di Napolitano, in effetti, si ha l’impressione di aver di fatto già superato la forma repubblicana. L’art. 139 della Costituzione non dice però chiaramente che proprio la forma di Stato repubblicana non può essere modificata? O forse s’intende il passaggio ad una Repubblica federale, e non più «una e indivisibile», come vuole l’art. 5 Cost., anch’esso ritenuto immodificabile dalla Corte Costituzionale? Quali che siano le intenzioni del Governo Letta, il mutamento della forma di Stato non è una «revisione» costituzionale, ma l’instaurazione di un nuovo ordine costituzionale nascosto dietro una formale modifica della Costituzione precedente. È il potere costituito che, in modo illegittimo, diviene potere costituente. È il colpo di Stato definitivo. Sotto le vesti della mera revisione si vorrebbe instaurare una nuova Costituzione. Sotto un’apparente continuità di ordinamenti giuridici si mira ad un sostanziale mutamento del regime politico. È davvero un peccato che la nostra Costituzione non preveda, come quella tedesca (art. 20), il diritto di resistenza, da parte di ciascun cittadino, «contro chiunque si appresti a sopprimere il regime costituzionale vigente, se non sia possibile alcun altro rimedio». Noi non abbiamo questo diritto a cui appellarci. Abbiamo, però, un MoVimento che, compatto più che mai, sta cercando di bloccare il tentativo in atto di scardinare l’ordine democratico del Paese. Come mai questa svolta autoritaria? La risposta anche in questo caso è semplice. Perché ce lo impongono le direttive della finanza mondiale. È apparso di recente un documento della J.P. Morgan, in cui si legge: “le costituzioni europee, nate dall’esperienza della lotta al fascismo, mostrano una forte influenza delle idee socialiste“. Liberatevi delle vostre costituzioni, ci chiede il grande colosso finanziario americano: ci sono troppe tutele dei diritti dei lavoratori, troppa «licenza di protestare». La linea dettata dall’oligarchia finanziaria internazionale è chiara e il Governo Letta la sta applicando alla lettera, sbarazzandosi della nostra Costituzione antifascista e democratica. La crisi bisogna farla pagare ai lavoratori diminuendo i loro salari e togliendo loro persino la possibilità di protestare. C ‘è da augurarsi che la condanna di Berlusconi condanni al fallimento anche questo attacco alla Costituzione.

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