domenica 25 settembre 2011

Riaffermiamo la sovranità sulla moneta e sul credito

ICHIARAZIONE DI PAOLO RAIMONDI, PRESIDENTE DEL MOVIMENTO INTERNAZIONALE PER I DIRITTI CIVILI – SOLIDARIETA’

Riaffermiamo la sovranità sulla moneta e sul credito
Tratto da Movimento internazionale per i diritti civili - Solidarietà
www.movisol.org/moneta.htm

Roma, 12 agosto – Le polemiche sulla figura del governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio porgono urgentemente il problema non tanto del suo mandato a termine, quanto del fatto che la banca centrale è un istituto che dovrebbe applicare esclusivamente una politica decisa dallo stato sovrano, mentre invece è controllato e abusato dai privati. Il problema della nazionalizzazione, o statalizzazione che dir si voglia, della banca centrale è a questo punto non più procrastinabile, assieme a quello di approntare serie strategie di rientro dall'Euro che non siano le sciocche provocazioni di chi propone un ritorno alla Lira senza collocare questa proposta nel contesto di un piano di credito produttivo per gli investimenti.
Se l’Italia, così come ogni altra nazione, non possiede e non difende la sovranità della moneta e del credito, allora non può dirsi veramente indipendente e sovrana ed è dunque incapace di lottare per la crescita e lo sviluppo al servizio del bene comune dei suoi cittadini. Oggi la Banca d’Italia è un sedicente ente di diritto pubblico costituito nella forma di una normale società per azioni la cui stragrande maggioranza è nelle mani di interessi privati, banche private e compagnie di assicurazioni private. Più del 65% delle sue azioni sono detenute da solo tre banche: Gruppo Intesa, San Paolo IMI e Capitalia. Poi vengono altre, tra cui le Assicurazioni Generali con più del 6%. Questo è prima di tutto in aperta violazione della Costituzione Italiana.

La Costituzione
L’art. 1 della Costituzione dice che “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, per cui la sovranità monetaria è parte integrante e inscindibile di quella dello stato nazionale e non può essere delegata ad interessi bancari privati, tanto meno può diventare proprietà di interessi privati.
L’Art. 3 aggiunge che: "E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” Senza disporre delle leve della moneta, del credito e dell’economia, qualunque governo, a prescindere dal suo orientamento politico, non sarà mai in grado di realizzare questo compito di sviluppo e giustizia economica e sociale.
L’Art. 47 sottolinea che “ La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. Anche in questo caso la cosa non è possibile giacché la Banca d’Italia, controllata da interessi privati, non può che rispondere, soprattutto nelle decisioni strategiche, agli indirizzi e agli interessi dei proprietari.

Il complotto del Britannia
La totale e definitiva privatizzazione della Banca d’Italia, che è persino una violazione dello statuto della stessa banca centrale, è stata il frutto del processo di speculazione contro la lira e di forzata privatizzazione del settore a partecipazione statale italiano iniziato nel 1992. In quell’anno avvenne una vera e propria rivoluzione giacobina in tutti i settore della vita pubblica italiana. In economia, il famoso “complotto del Britannia”, la yacht della regina Elisabetta II d’Inghilterra, dove l’elite finanziaria della City di Londra si incontrò con la controparte italiana guidata dall’allora direttore generale del Tesoro, Mario Draghi, oggi alla testa di una della più aggressive finanziarie internazionali, diede il via alla svendita. Poco dopo, a settembre, gli speculatori internazionali guidati dal finanziere americano George Soros, fecero crollare la lira e la svendita continuò a prezzi stracciati. Queste manovre furono allora denunciate energicamente dal Movimento Solidarietà.
Ma anche prima, dietro il paravento dell’ideologia liberista secondo cui le banche centrali dovrebbero essere indipendenti dallo stato per poter svolgere “meglio” il ruolo di controllore della moneta, si celava la volontà della finanza di sottrarre allo stato la sovranità sulla moneta.
La Banca d’Italia ha sempre funzionato come il “gendarme dell’inflazione”, mai come propulsore di sviluppo e investimenti. E’ per questa ragione che negli anni Ottanta si arrivò al divorzio tra la banca centrale e il Tesoro.
Già allora il Movimento Solidarietà aveva animato una battaglia parlamentare per bloccare questa politica.

A Maastricht è stata svenduta l'Europa
A partire dal 1992 è iniziata la sottomissione dell’Europa al Trattato di Maastricht, concepito per sottoporre le diverse nazioni ad una totale dittatura monetarista al servizio degli interessi dei banchieri. La burocrazia sovranazionale di Bruxelles ha seguito una politica volta a distruggere le ragioni e gli ideali dei padri fondatori di un’Europa unita e solidale, fatta di stati nazionali sovrani, tra i quali ricordiamo Mattei, De Gasperi, De Gaulle, Adenauer e Schumann.
In tal modo questa burocrazia sottraeva la sovranità sulla moneta per imporre delle politiche di austerità e di stupidi e incompetenti automatismi sui bilanci bloccando il motore economico dell’Europa e con esso gli investimenti in nuove tecnologie e in nuove e moderne infrastrutture.
Il Movimento Solidarietà si fece promotore già nel 1996 di una campagna contro questi programmi presentando anche un esposto, “Il Trattato di Maastricht viola la Costituzione Italiana ”, alla Corte Costituzionale e in altre sedi.
Oggi Maastricht si sta sgretolando perché le fondamenta su cui è stato costruito sono marce. Quando si dice che un palazzo crolla perché l’architettura era sbagliata non vuol dire che non si vogliono più costruire nuove case. Se si vuole realizzare un progetto che veramente corrisponda ai bisogni e agli interessi della gente, bisogna avere anche il coraggio di abbandonare tempestivamente le strutture che ci stanno crollando addosso. Dopo il no francese e olandese al referendum sulla costituzione europea -- un no che in realtà è rivolto ai dettami di Maastricht -- ora la Germania è scossa da una profondissima crisi economica e politica provocata dai diktat di Bruxelles e della Banca Centrale Europea.

L'euro: realtà e pretesti
Helga Zepp-LaRouche, presidente del Movimento Solidarietà tedesco, si presenta al voto del 18 settembre con un programma coraggioso e d’avanguardia che merita il sostegno di ogni forza politica sana in Europa: uscita unilaterale dal Trattato di Maastricht e dall’Unione Monetaria Europea, ritorno al marco come moneta nazionale per poter lanciare investimenti statali e quindi la piena occupazione, eliminando così il dissesto economico evidente nelle cifre della disoccupazione, il cui totale è ormai arrivato intorno ai 9 milioni, e continuare ad usare l’euro solo come moneta di conto nelle transazioni tra i diversi paesi. Su questa questione occorre essere chiari: non si litiga su "euro si" "euro no", ma occorre convenire sulla necessità di disporre di una moneta con cui uno stato sovrano può varare piani di sviluppo.
Al più tardi, il prossimo aprile avremo le elezioni politiche in Italia per eleggere il nuovo governo. L’euro e la questione Banca d’Italia stanno diventando argomenti di scontro sulla testa della gente, ma non per una politica seria. Berlusconi ha già lanciato il suo slogan populista “No all’euro di Prodi” per sfruttare la rabbia dei cittadini vessati da un’inflazione che il suo governo ha sempre camuffato e negato. La coalizione di centrosinistra di Prodi e Rutelli si lascia ammaliare dallo speculatore internazionale George Soros, un vero terrorista finanziario che vanta interessi enormi anche nella “liberalizzazione” della droga. Al contempo si vuole decisamente ignorare il fatto che ci troviamo nella fase finale del collasso del sistema liberistico e finanziario e che la globalizzazione versa in uno stato di bancarotta totale, mentre in America infuria lo scontro decisivo tra chi sta cercando di fermare i neoconservatori di Cheney-Bush e coloro che spingono per pericolose fughe in avanti sul fronte militare.

Come ripristinare la sovranità economica del paese
Il Movimento Solidarità è decisamente impegnato a combattere in prima fila per riaffermare la sovranità dello stato sulla moneta e sul credito nel Parlamento italiano e in tutte le altre istituzioni. Insieme a tutti quei politici, di differenti schieramenti, sensibili allo sviluppo e alla giustizia economica e sociale, noi presenteremo una mozione per riportare la Banca d’Italia sotto il controllo dello stato e per trasformarla da fautrice di tagli e di austerità in una Banca Nazionale, erogatrice di crediti per lo sviluppo produttivo, secondo le direttive di Alexander Hamilton, uno dei padri fondatori della Rivoluzione Americana e dell’America repubblicana, affrancata dal colonialismo dell’impero britannico.
Lo stato e il governo italiani potranno contare sulla nuova Banca d’Italia come fondo di emissione di nuovi crediti per centinaia di miliardi di attuali euro all’anno, a lungo termine e a bassi tassi di interessi, a sostegno di investimenti produttivi nelle infrastrutture e nella ricerca miranti ad accrescere la produttività. I cittadini e le istituzioni dovranno anche essere preparati a ristabilire la sovranità sulla moneta nazionale perchè capovolgimenti nella situazione economica e politica internazionale e in Europa potrebbero richiederlo anche in situazioni che potranno apparire drammatiche. Sarebbe politicamente irresponsabile evitare di porre problemi di questo tipo. Affrontare il problema della disoccupazione e dell’arretratezza tecnologica e infrastrutturale di base è la sfida immediata per partecipare contemporaneamente agli investimenti e allo sviluppo dell’intera regione eurasiatica, il cosiddetto Ponte di Sviluppo Eurasiatico. Occorrerà approntare in Italia, in Europa e in Eurasia un “New Deal”, nella tradizione della politica con cui il presidente Franklin D. Roosevelt portò gli Stati Uniti fuori dalla depressione degli anni Trenta, che in linea di principio fu la stessa politica con cui l’Italia, dopo il 1945, diede vita alla sua ricostruzione e alla sua crescita.
Un programma di questo tipo sarà integrato nella battaglia internazionale per una Nuova Bretton Woods, come proposta dall’economista e politico americano Lyndon LaRouche. Un nuovo e più giusto sistema monetario e finanziario internazionale che metta fuori legge la speculazione e le bolle finanziarie e crei le condizioni di stabilità tra le monete per rilanciare l’economia e la cooperazione internazionale. Il 6 aprile la maggioranza della Camera dei Deputati ha già approvato una mozione, alla cui stesura ha contribuito direttamente il Movimento Solidarietà, che impegna il governo a prendere tutte le iniziative necessarie a livello internazionale per arrivare alla convocazione di una conferenza di capi di stato e di governo per definire a creare una Nuova Bretton Woods e un Nuovo Ordine Economico Mondiale Giusto


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