lunedì 26 marzo 2012

idee LIBRE friends LIBRE news Recensioni segnalazioni Denaro per noi, non contro di noi: tutti a lezione da Wray

Decenni di crisi e di stentata sopravvivenza grazie all’aiuto dello Stato. Poi arriva l’uomo di Detroit, e che fa? Appena la Fiat rialza la testa, anziché rilanciare il lavoro, ne approfitta per demolire cinquant’anni di diritti: fine dell’umanesimo operaio. E’ la globalizzazione, si giustifica Marchionne. La dittatura della finanza: un padrone remoto che emana diktat e impone contratti-capestro, prendere o lasciare. Il tutto, nell’assordante impotenza della politica, ridotta a subire gli ordini impartiti dai tecnocrati di Bruxelles, i maggiordomi dei veri padroni del mondo: le grandi multinazionali, il super-potere finanziario che ricatta popoli interi con lo spettro del debito. Come se ne esce? In un solo modo: recuperando sovranità. A cominciare dalla moneta: non più un cappio al collo, ma una leva formidabile a nostra completa disposizione, progettata per il nostro benessere dal nostro maggiore “sindacato”: lo Stato.

E’ la premessa della Mmt, Modern Money Theory: la teoria della moneta moderna, messa a punto dagli economisti americani che hanno guidato la resurrezione dell’Argentina sprofondata nella catastrofe e poi ribellatasi al giogo del Fondo Monetario Internazionale. La sostiene con entusiasmo Paolo Barnard, spigoloso giornalista e saggista da anni impegnato nella denuncia di quello che chiama “il più grande crimine” della storia moderna: la riduzione in sostanziale schiavitù dei cittadini-lavoratori progressivamente globalizzati. Secondo Barnard, la piena occupazione era possibile: bastava adottare le soluzioni di Keynes, il primo ad accorgersi che solo lo Stato, attraverso la spesa sociale strategica, avrebbe potuto distribuire benessere a piene mani. Prosperità durevole, per tutti? Possibile, se la ragione sociale non è il profitto. Ma se lo Stato finisce per essere a sua volta “privatizzato” da chi invece punta solo al profitto, allora non c’è scampo. Specie se lo Stato perde anche la sua arma fondamentale: la moneta.

Era il lontano 1943, e un francese di nome François Perroux si esprimeva senza reticenze. Già allora, mentre il mondo se la vedeva ancora con le armate di Hitler, monsieur Perroux spingeva lo sguardo molto avanti: sosteneva che, allo Stato, bisognava riuscire a togliere la sua ragion d’essere, cioè la capacità di spendere denaro, a deficit, in favore dei cittadini. Un disegno di lunghissimo respiro, concepito dalle oligarchie planetarie sconfitte dall’avanzata delle democrazie figlie della rivoluzione industriale. Da una parte il super-potere già terriero e padronale, dall’altra la nuova politica democratica, i partiti, i sindacati, le legislazioni sociali. Negli anni ’60 e ’70, sotto la spinta potente delle riforme popolari in tutto l’Occidente, il super-potere ha davvero tremato, temendo di perdere per sempre i propri antichi privilegi. Poi, negli anni ’80, ha scatenato la sua riscossa storica, riuscendo a “rimettere in riga” cittadini e lavoratori: troppi diritti ne stavano facendo una maggioranza pericolosa, autonoma, determinata, democratica. Che andava fermata.

Barnard denuncia una sorta di golpe mondiale, le cui strutture-chiave sono il Wto, la Commissione Trilelaterale, il gruppo Bilderberg. Il quartier generale di Wall Street, i vertici mondiali dell’industria e della finanza. Che avrebbero letteralmente ingabbiato l’Europa, preparando il dramma che oggi invade la cronaca: governi legittimi rassegnati all’impotenza, trattati-capestro come quelli di Maastricht e di Lisbona. Imputato principale: l’Unione Europea non democratica. E a monte, un peccato originale: l’euro. Non in quanto moneta comune, ma in quanto moneta privata: moneta che gli Stati europei non possono stampare, ma sono costretti a farsi prestare a caro prezzo dalla Bce, la banca centrale anch’essa privata, dominata dai super-padroni del pianeta e destinata, per statuto, a non essere “prestatore di ultima istanza”. Per chi lavora, la Bce? Non per noi, ma per i suoi veri azionisti: i super-proprietari della Terra, signori del nostro futuro.

A partire dallo choc per la crisi greca, la parola sovranità ormai domina il dibattito tra le voci più critiche: mentre il fantasma della politica si lascia commissariare dal “governo tecnico” di turno, sotto i colpi del “rigore” che colpisce tutti – dagli operai di Marchionne ai precari, alle famiglie, ai pensionati – il problema del recupero di sovranità si va facendo evidente, palese, assillante. E’ in pericolo il futuro della comunità nazionale, governata attraverso elezioni democratiche: ormai lo Stato è scavalcato, a monte, da decisioni remote, imposte da tecnocrati non-eletti. Decisioni spesso oscure e in ogni caso rovinose per i cittadini. Lo Stato è ridotto all’impotenza, dice Barnard, perché si è realizzato il sogno teorizzato da quel francese, Perroux, e dai suoi sodali: neutralizzare i popoli, privandoli del loro “sindacato” istituzionale. Come? Sottraendogli il portafoglio, il potere di spesa. Massima perversione: privatizzare la moneta, unica vera ragion d’essere del potere pubblico.

Meglio ripartire da lì, allora, per tentare di salvarsi davvero: come ha fatto, ad esempio, l’Argentina. Ricette: quelle indicate da Premi Nobel ed economisti come Stiglitz e Krugman, che bocciano – come crudeli e inutili – le sofferenze “tecniche” imposte da ricette come quelle di Monti, basate sull’austerità. Quello che propone Barnard è un seminario di studio: tutti a lezione dai professori americani della Modern Money Theory. Il giornalista ha lanciato un appello dal suo cliccatissimo sito Internet: sono aperte le adesioni, on line, per organizzare una due-giorni con Randall Wray, Stephanie Kelton, Warren Mosler, Marshall Auerback, William Black. Prestigiosi accademici statunitensi, in prima linea contro la grande menzogna che ha creato la nuova schiavitù: solo una nuova moneta, pubblica e statale, può ricostruire un’economia salva-vite, salva-nazioni, salva-democrazie.

In questa clamorosa iniziativa, Barnard spende il suo acuminato carisma polemico, frustrato dall’assenza di soluzioni pratiche immediate, data la spaventosa latitanza della politica. A chi lo segue, il giornalista bolognese (co-fondatore di “Report”) offre una sponda concreta sul versante che predilige: studiare, per meglio imparare a difendersi. In modo da non faticare, domani, a smontare dogmi e teorie che pretendono di discendere dalla fisiologia inevitabile del mondo. Non è così: se siamo nei guai è perché qualcuno l’ha voluto. E il primo passo per uscirne è la conquista di un nuovo alfabeto della verità, da declinare in moneta sonante: la Modern Money Theory è la soluzione. Significa: restituire il denaro agli Stati, in modo che tornino a fare il proprio dovere: spenderlo per noi, con investimenti strategici che producano lavoro, sicurezza e futuro, anziché disperazione e depressione.

(Sul sito di Paolo Barnard le adesioni on-line per il forum formativo di due giorni, in Italia, con i prestigiosi economisti americani della Modern Money Theory).

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