sabato 15 agosto 2020

 

Roberto Petrella: «Colleghi medici reagite, scioperate. Giornalisti complici»

 
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È diventato virale un video del dottor Roberto Petrella, un ginecologo di Teramo, che ha esposto il suo pensiero in merito al coronavirus.

Il video del dottore teramano ha superato un milione di visualizzazioni e nei commenti, più di tremila, quelli favorevoli sono davvero tanti.

I medici che si espongono con disappunto in questa seconda fase sono aumentati notevolmente. Anche quelli più noti, presenti spesso in TV, cominciano a raccontare cose diverse da quelle “ufficiali”.

A parlare stavolta è il dottor Roberto Petrella, che l’anno scorso è stato radiato dall’Ordine dei Medici all’età di 73 anni, mentre era già in pensione.

La motivazione risiede nella sua posizione contraria alla vaccinazione contro l’Hpv (papilloma virus) che, in molti casi, ritiene inutile e anche dannosa.

Alcuni, probabilmente, si soffermeranno su questo aspetto, dimenticando che Petrella ha svolto la professione medica per decenni.

Il ginecologo ha affermato: «Medici e virologi ogni giorno vanno in televisione a raccontare ca**te e bugie per creare panico. È ora di mandare a casa tutti questi signori e consulenti pagati profumatamente che ci hanno tenuti chiusi in galera. Non ce la facciamo più».

Si domanda perché ci siano sempre le stesse persone e quale sia il motivo per cui medici e scienziati come Stefano MontanariGiulio TarroGiuseppe De DonnoPasquale Mario Bacco, non siano mai stati invitati a dare il loro punto di vista.

Roberto Petrella ha scritto una lettera alla Regione Abruzzo

«Io mi vergogno di essere stato rappresentato, in questa emergenza sanitaria, da medici in televisione che hanno detto stron**te e creato ansia. Qui può venire fuori una rivoluzione», ha continuato Petrella.

Si è poi rivolto anche alle forze dell’ordine che in questo periodo sono state protagoniste di diversi spiacevoli episodi«Con quale coscienza fate una multa da 500 euro alla povera gente!»

Non manca di trattare uno dei temi più discussi di questa fase. «La mascherina, oltre a creare le complicanze ormai note, predispone al cancro. Ma il fatto più grave è che voi state programmando di obbligare i bambini a metterle a scuola».

Il dottor Petrella ha poi aggiunto: «Ci sarà la guerra. Avete capito scienziati dei miei piedi, virologi delle mie scarpe? Riaprite tutto, non succede nulla».

Circa due settimane fa il medico abruzzese ha inviato una lettera raccomandata al presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio e per conoscenza all’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì, alla Procura della Repubblica di Teramo, al Comando dei Carabinieri di Teramo e al Direttore Generale della ASL di Teramo. L’oggetto della raccomandata è l’obbligatorietà dell’uso delle mascherine per questa emergenza.

Petrella a proposito dell’emergenza ha dichiarato: «L’avete creato voi il panico, non c’è nessuna emergenza. Il virus tornerà a ottobre perché voi avete detto che è già pronto il vaccino».

Il medico su questo aspetto è molto titubante perché per fare un vaccino ci vogliono anni e farne uno su un virus che è così mutevole è impensabile: «Colleghi medici reagite, scioperate».

La mascherina è dannosa e lede i diritti

Nella lettera il dottore ha scritto: «Non intendo utilizzare la suddetta mascherina, perlomeno negli spazi aperti e con sufficiente distanziamento dalle altre persone».

Petrella ha poi toccato il tema legale: «Essendo la mascherina un presidio medico chirurgico non la si può imporre, pena violazione dell’articolo 32 della Costituzione e della Convenzione di Oviedo sottoscritta dall’Italia».

Inoltre ha aggiunto: «In base alla legge anti-terrorismo e all’articolo 85 TULPS (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza): “È vietato circolare travisati, ovvero col volto non identificabile”».

Poi Petrella ha sfiorato il tema del corretto utilizzo delle mascherine che andrebbero cambiate più volte al giorno per avere un’azione efficace: «Voi lo fate? Se vedete un anziano dopo la cambiate subito?»

«Limita l’atto fisiologico, primario ed essenziale per la vita, ovvero la respirazione. La mancanza di una libera e sana respirazione è incompatibile con un ottimale stato di salute che rappresenta il bene primario di ciascun individuo, ben ampiamente tutelato dalla Costituzione e dalle leggi 848/55 e dalla legge 881/77».

«Perché voi giornalisti non dite niente su queste cose? Siete complici. La gente sta reagendo, non ne può più. Non campa, non ha più soldi. Verranno a Roma».

Petrella invita tutti a inviare questa lettera alla propria Regione

Sempre riprendendo il testo: «È immediatamente comprensibile che all’interno dello spazio compreso tra il viso e la mascherina si crei rapidamente un accumulo di aria viziata ipercapnica e maggiormente satura di microbi, virus, batteri e funghi contenuti all’interno della cavità orale. Aumenta così la possibilità di sviluppare patologie della basse vie respiratorie».

Inoltre ha fatto notare nella raccomandata che c’è la possibilità di disperdere dell’aria attraverso le vie di fuga tra la mascherina e il volto che si creano sopra, sotto e di lato: «E quindi a che ca**o serve?»

«L’uso prolungato della mascherina nei mesi comporta, per i motivi sopra esposti, l’aumento dell’acidosi tissutale che, come ormai è ben noto, predispone all’insorgenza del cancro», ha continuato Petrella.

«L’imposizione della mascherina è lesiva della dignità dell’individuo, rappresenta metaforicamente un bavaglio, un simbolo di schiavitù». Anche queste sono parole contenuta nella lettera inviata al presidente della Regione Abruzzo.

«Con il processo di Norimberga, per la prima volta nella storia, si sancisce che nessuna legge può essere lesiva della dignità dell’uomo. È, nella gerarchia delle leggi, superiore a qualsiasi legge. Non si può fare finta di ignorarlo».

Petrella ha poi concluso la lettura della lettera: «Se a seguito di questa comunicazione verrà adottata un’azione oppressiva nei miei confronti, per obbligarmi all’uso della mascherina in tutte le situazioni di stazionamento fuori casa, intraprenderò azioni legali a tutela dei miei diritti e della mia salute».

Infine il medico abruzzese ha invitato tutti a inviare ai propri presidenti di Regione questa lettera per farsi sentire e salvare il futuro.

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