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martedì 12 giugno 2012

Ma siamo carnivori ?

Pubblicato da Petrus Marotta alle 05:39 Nessun commento:
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La svizzera vaticana

“Tutto è cominciato quando ho chiesto di avere notizie sui conti che non erano intestati ai prelati”, scrive in un corposo dossier Ettore Gotti Tedeschi che, nonostante fosse il mega-presidente dell’Istituto per le Opere di Religione dal 23 settembre 2009, ignorava del tutto a chi fossero gli intestatari dei conti della santa banca.
E’ davvero difficile, però, credere che il “santo” banchiere Ettore dalla fulgida armatura e dalla carriera sfolgorante, fosse tanto ingenuo da non sapere.  Ora si sveglia e chiede! Vuole sapere. Dopo anni e , soprattutto, dopo essere stato defenestrato, ora vuole sapere perché e percome nelle casse dello IOR ci sono, a suo dire, depositi riconducibili a politici, faccendieri, costruttori, alti funzionari dello Stato, prestanome di boss mafiosi e, come emerge da un’inchiesta avviata dalla procura di Trapani, addirittura anche del latitante Matteo Messina Denaro.
E’ possibile mai che tutto questo potesse sfuggire al grande economista chiamato nel 2008 dal cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone per gestire la finanza in rosso (per più di 15 milioni di euro) del Governatorato della Città del Vaticano? Poteva essere così poco accorto colui che ha contribuito anche alla stesura dell’enciclica Caritas in veritate di Papa Benedetto XVI? Era così sprovveduto chi ha ricoperto la carica di consigliere d’amministrazione del Sanpaolo IMI  grazie alla nomina del ministro Giulio Tremonti? Poteva avere gli occhi così foderati prosciutto il consigliere per “i problemi economico-finanziari ed etici nei sistemi internazionali“? Non si mai accorto di ciò che accedeva sotto il suo naso l’attuale consigliere d’amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti?  Delle due una: o Gotti Tedeschi era incompetente, perciò non meritevole dei tanti incarichi di grande responsabilità a lui conferiti (cosa che ci sentiamo di escludere visto il suo curriculum); oppure sapeva tutto e ci marciava (cosa che riteniamo più probabile, almeno a naso).
In ogni modo, non sta a noi stabilire eventuali colpe, responsabilità e misfatti. Il Vaticano, per il momento, si dice sereno. Anzi, aspetta fiducioso che l’organismo di controllo europeo Moneyval si esprima circa l’ammissione della Santa Sede nella cosiddetta “white list”, i paesi che rispettano le normative internazionali in termini di antiriciclaggio.
Ma noi curiosi, e anche un po’ malpensanti, vorremmo delle risposte alle tante domande che ci frullano in testa. Per esempio, vorremmo sapere, nel caso davvero politici, faccendieri e alti funzionari dello Stato custodiscano i loro capitali nella banca vaticana, cosa succederà loro? Se la caveranno o dovranno rispondere dei reati di fuga di capitali all’estero ed evasione fiscale visto che il Vaticano è uno Stato straniero? Sapremo mai gli intrecci che ci sono tra la criminalità organizzata, che si serve dello IOR e seppellisce i suoi morti nelle Chiese, e il Vaticano? Ma soprattutto, cadrà mai qualche testa “santa”?
Gotti Tedeschi, il banchiere di Dio e la sensibilità del Papa

Tags: banca, benedetto XVI, Ettore Gotti Tedeschi, evasione fiscale, fuga di capitali, giulio tremonti, ior,Istituto per le opere di religione, Tarcisio Bertone, vaticano
Scritto martedì, 12 giugno 2012 alle 10:42 nella categoria Attualità, Mondo, Popoli e politiche. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, o fare un trackback dal tuo sito
Pubblicato da Petrus Marotta alle 05:30 Nessun commento:
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Scie chimiche e modificazione genetica

MARTEDÌ 12 GIUGNO 2012

Scie chimiche e modificazioni genetiche

In articoli come “Mutanti”, “La questione silicio”, “Scie chimiche e homo novus”, “Morgellons: singolari correlazioni”, avevamo già affrontato il tema dell’ibridazione genetica che risulta essere uno degli obiettivi precipui delle operazioni chimico-biologiche. Pubblichiamo ora una ricerca molto avanzata, tratta dal libro “Uomini o dei?”, in cui è indagato tale inquietante risvolto. Lo studio, le cui conclusioni, a nostro parere, sono plausibili, è la riprova che le ipotesi formulate tempo fa trovano delle precise corrispondenze, dei significativi riscontri, purché si intenda investigare senza pregiudizi. Ringraziamo l'amicoTheAntitanker per la preziosa segnalazione. 

Da qualche decennio è in atto un’operazione d'irrorazione tramite aerei privi di insegne (ma anche per mezzo di velivoli non identificabili come aerei) e sorvolanti zone al di fuori d’ogni rotta, di ampie porzioni di cielo, tramite una sostanza biancastra che a prima vista è confondibile coi gas di scarico. Tale scia (persistente o meno, n.d.r.) si espande e riempie nel giro di qualche ora vaste porzioni di cielo. Talvolta i velivoli agiscono in gruppo, disegnando varie forme geometriche (anche circolari) e spesso griglie. Le autorità bollano tutto come fantasie, mentre alcuni studiosi indipendenti, analizzando la composizione chimica di tali scie, hanno rinvenuto elementi più o meno tossici all’inalazione come alluminio, bario e silicio.

Scopi dell’irrorazione sembrano essere aumentare la conducibilità e, contemporaneamente, ridurre l'umidità atmosferica per facilitare le trasmissioni militari, influire negativamente sul metabolismo umano per portare utili alle multinazionali farmaceutiche e tentare dicontrollare il clima.

Il motivo principale, però, sarebbe ibridare l’uomo. Il silicio sarà trattato più avanti, mentre i motivi per cui sono impiegati il bario e l’alluminiosono chiariti di seguito. Il bario è un metallo molle di colore bianco argento che non si trova mai puro in natura a causa della sua forte reattività con l'ossigeno dell’aria e con l'acqua. All'aria rapidamente si ossida trovandosi comunemente sotto forma di ossido di Bario (BaO). 

Si definisce idratazione l'interazione fra l'acqua ed una sostanza disciolta in essa, per cui si può disciogliere Ba in atmosfera (dove si trova l’acqua sotto forma di vapore acqueo), idratando quindi Ba e ottenendo idrossido di bario Ba(OH)2. La formula della reazione è Ba+2(H2O) -> Ba(OH)2+H2. L’idrossido di bario è esattamente il composto riscontrato nelle scie chimiche.

Le formule degli idrossidi sono sempre caratterizzate dalla presenza di uno o più raggruppamenti OH (gruppo ossidrile), che presenta una valenza pari a 1. La formula di un idrossido è sempre costituita da un solo atomo di metallo (in questo caso Ba) seguito da tanti raggruppamenti OH quant'è la valenza del metallo (che è 2), per cui l’idrossido di Bario Ba(OH)2 ha valenza -2, tendendo quindi a legarsi a 2 atomi di H per originare 2 molecole d’acqua, il che lo rende una base molto forte. A temperatura ambiente si presenta come una massa cristallina bianca semitranslucida inodora, molto caustica e tossica.

La foto seguente evidenzia un effetto d’iridescenza dato dal Ba(OH)2.

Dato che è una delle basi più forti, l’idrossido di bario può essere usato in una idrolisi alcalina (o basica che dir si voglia). I perossidi sono composti chimici contenenti il gruppo caratteristico formato da due atomi di ossigeno uniti da un legame covalente semplice (legame O-O). Essi contengono un atomo di ossigeno in più rispetto agli ossidi corrispondenti: infatti il legame covalente tra i due ossigeni crea una sorta di competizione tra le nuvole elettroniche dei due ossigeni, portante il loro numero di ossidazione da -2 (numero di ossidazione dell'ossigeno nella quasi totalità dei suoi composti) a -1. Il più comune di essi è il perossido di Idrogeno, meglio noto come "acqua ossigenata", di formula H2O2, della quale è ben nota l'aggressività in quanto potente disinfettante per uso esterno pur in concentrazione bassa. Il perossido (o biossido) di Bario ha formula BaO2.

L'alluminio puro in polvere è facilmente infiammabile all'aria e molto reattivo in acqua, con produzione di Idrogeno. Esso entra nel metabolismo cerebrale provocando l’Alzheimer e demenza precoce.

Nelle scie chimiche riscontriamo prevalentemente idrossido di bario, alluminio, composti organici e silicio, che svolgerebbero le operazioni di modifica dell’R.N.A. con creazione di un aggancio esterno e di modifica del D.N.A. con innesto di silicio. 

Analizzando la parte dell’agroglifo di Chilbolton che riguarda un presunto D.N.A. anomalo, si nota il filamento a sinistra che presenta 6 coppie per giro, diversamente da un filamento standard che ne presenta 10. La rappresentazione spaziale di tale filamento si giustifica, se esso è polimerizzato in 2’5' diversamente dal normale 3’5’. Il D.N.A. non può esistere in tale forma perché il suo zucchero (deossiribosio) manca dell’O in posizione 2’ necessario per procedere all’idrolisi alcalina e quindi per ottenere il legame 2’5’. Il filamento è quindi un R.N.A.alternativo al 3’5’, che chiamerò RNA 2’5’.

Talune ricerche pubblicate mostrano che un RNA2’5’ formerà una doppia spirale, ma tende a rimanere a filamento singolo. Altre ricerche investigano l’uso di RNA2’5’ come agente antivirale. Ricordo che gli esperimenti sull’origine della vita condotti da Leslie Orgel negli anni ‘80 del XX secolo indicarono che l’R.N.A. polimerizza sovente in due forme differenti, vale a dire 2’5’ e 3’5’, e non esistono certezze sul motivo per cui la forma 3’5’ sembra prevalere.

Il RNA2’5' potrebbe rappresentare un’alternativa all’RNA3’5’ o al D.N.A. esistente sulla Terra. Gli acidi nucleici 2’5’ sono menzionati raramente nella letteratura e da nessuna parte è riportato che formano una spirale a filamento singolo con 6 basi per giro.

La logica alla base dell’intervento genetico è quella di fornire un aggancio esterno alla genetica, per cui occorre un R.N.A., perché esso può polimerizzare sia in forma 2’5’ che 3’5’ e quindi è in grado di fornire un’entrata/uscita. Il suo zucchero (il ribosio) ha cioè due mani disponibili in corrispondenza del carbonio in posizione 2’ e 3’, diversamente dal D.N.A. che dispone del solo carbonio in 3’. Nell’ R.N.A. il carbonio in 3’ è quello esterno alla struttura e per questo candidato a fungere da link, mentre il carbonio in 2’ garantirà la struttura del filamento. Occorre quindi idrolizzare alcalinamente l’R.N.A., mentre il D.N.A. può mantenersi, originando così una struttura ibrida formata da un filamento di D.N.A. normale e uno di R.N.A. modificato, che è quanto si riscontra nell’agroglifo di Chilbolton.

L’idrossido di Bario BA(OH)2 opera l'idrolisi alcalina della catena R.N.A. ottenendo appunto un R.N.A. 2'5', dopodiché rimane il bario in forma pura non assimilabile dall'organismo che viene espulso.

L'alluminio reagisce con l'acqua della reazione idrolitica, fornendo Idrogeno che si combina col gruppo OH in posizione 3' lasciando scoperto il C in 3’.

Ora al C3' un enzima apposito (il materiale genetico rinvenuto nelle scie chimiche) fissa il silicio in un legame SiC al carburo di silicio o carborundum ed un ulteriore idrogeno completa la valenza del silicio, rendendolo stabile.

Il risultato è C3'-Si-H.

In pratica il C2' serve alla polimerizzazione, mentre il C3' serve ad un eventuale collegamento esterno in tre modalità differenti:

1) si può adescare H, avendo a disposizione Si con 3 legami;
2) si può usare Si così com'è, in quanto ha valenza 4 (in figura sono evidenziate le possibili ulteriori valenze);
3) si può attuare una vulcanizzazione perossidica a temperatura ambiente (quella del corpo umano!), dove l’alluminio svolge la funzione di catalizzatore metallico come sostituto di stagno o platino, tra il SiH dell’R.N.A. ed un polimero siliconico.

Probabilmente si possono usare più modalità contemporaneamente per collegare una strumentazione esterna (nanorobot, computers, interfacce), trasmettere/ricevere tramite il silicio (onde radio, localizzazione satellitare), caricare informazione genetica con un viron (per modificare il D.N.A. normale oppure intervenire geneticamente in qualsivoglia maniera, come prospettato nel nanocomputer molecolare di Shapiro dove si può associare informazione genetica all’R.N.A.).

È’ da tener presente che già un R.N.A. generico, per sua natura instabile a causa del doppio ossidrile in C2’ e in C3’, può funzionare bene, quando esegue gli ordini del D.N.A. senza variazioni; interpretare gli ordini del D.N.A. in maniera errata (cioè incontrollata); causare la rottura della catena stessa dell’R.N.A. e quindi autodistruggersi, aprendosi nei suoi filamenti. Se ne deduce la possibilità d’uso come arma biologica già in forma non modificata e l’intervento esposto rende bene l’idea del possibile uso da parte di un’élite scientifico-militare.

L'argomento non è stato trattato, ma anche i cibi O.G.M. potrebbero giocare un ruolo non secondario nel programmare il D.N.A. con istruzioni note solo agli artefici.

Per quanto riguarda il D.N.A., l’idrossido di bario BA(OH)2 denatura il D.N.A. (cioè separa i due filamenti) e depolimerizza la singola catena (cioè la interrompe), idrolizzando (cioè acquisendo atomi di H che si combinano con la sua doppia valenza OH, generando acqua). A seguito della denaturazione (la separazione dei filamenti), uno dei filamenti può accoppiarsi con l’R.N.A. modificato.

L’azione dell’idrossido può essere fatale per il D.N.A. e questo sembra non auspicabile per i manipolatori, ma comunque si gioca coi grandi numeri e l’importante è che si abbia un qualche risultato. Tutto questo non è compiuto in laboratorio con campioni certi, dosaggi certi e controllando minuziosamente la reazione, ma è eseguito sul campo tramite le scie chimiche dove tanti sono i fattori difficilmente controllabili che intervengono. Pur tuttavia vi sono delle condizioni necessarie da soddisfare.

L’idrossido di bario è un ossidante talmente potente che, a contatto con D.N.A./R.N.A., tende a distruggerli. Porto ad esempio un altro potente ossidante, il perossido d’Idrogeno comunemente chiamato acqua ossigenata. Questa nelle tecniche cosmetiche tricologiche aggredisce la cheratina del capello rendendolo biondo, mentre molto diluito serve come disinfettante.

Così l’idrossido di bario viene grandemente rarefatto quando precipita al suolo a seguito d’irrorazione con le scie chimiche ed il suo effetto è diluito in modo tale che può agire sull’R.N.A. e magari risparmiare il D.N.A., oppure distruggere malauguratamente il D.N.A., senza provocare la morte istantanea dell’organismo. Il suo è cioè un effetto incisivo ma blando quanto basta.

Il problema maggiore si pone nei riguardi dell’alluminio perché esso, diversamente dal bario, si accumula nell’organismo e lo sottolinea il verificarsi di sindromi ad esso collegate.

Non tutti gli acidi nucleici subiscono l'inserzione di silicio, inserzione che forse non è necessaria o auspicabile; questo viene eseguito convenientemente dall'enzima.

Ipoteticamente la struttura in esame D.N.A./R.N.A. 2’5-Si si riprodurrebbe attraverso una fase di duplicazione nella quale i due filamenti si dividono. Il filamento D.N.A. in un processo di trascrizione crea un filamento R.N.A. uguale a sé stesso, cioè un R.N.A. normale che può essere successivamente manipolato. Il filamento RNA2’5’-Si, secondo un processo di trascrizione inversa, si accoppia con un filamento D.N.A., fornendogli la propria informazione, contrariamente a quanto succede nella trascrizione dove è il D.N.A. a fornire l’informazione per la creazione di un nuovo filamento.

Il risultato è di nuovo la struttura DNA/RNA2’5’-Si.

Una conseguenza di tutto questo potrebbe essere la sindrome di Morgellons (più diffusa in quei paesi, come gli Stati Uniti d’America, in cui il consumo di cibi transgenici è maggiore, n.d.r.).


Studio tratto dal libro: Uomini o dei?

Pubblicato da Petrus Marotta alle 05:23 Nessun commento:
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Le aziende che hanno sponsorizzato il massacro degli animali

  • Europei 2012: le aziende che hanno sponsorizzato il massacro dei randagi
    In vista degli europei di calcio 2012, iniziati da qualche giorno, le autorità ucraine hanno deciso di 'ripulire' le strade uccidendo i randagi: ben 300.000 i cani che sono stati uccisi. Malgrado la strage perpetrata, sono molte le multinazionali che hanno sponsorizzato l'evento sportivo. Si tratta di grandi aziende, se acquistiamo i loro prodotti a nostra volta le sosteniamo.
    di Andrea Romeo - 12 Giugno 2012

    In vista degli europei di calcio 2012, iniziati da qualche giorno, le autorità ucraine hanno deciso di 'ripulire' le strade massacrando i randagi
    In questi giorni sono iniziati gli europei di calcio 2012. Quest'anno, per imbandire il banchetto degli squali capitalisti, in Ucraina sono stati uccisi ben 300.000 cani randagi. A chi addossare la colpa non si sa, perché tutti giocano allo scarica barile: i governi, la UEFA, i calciatori, tutti. 

    Rimane il fatto che 300.000 esseri viventi della specie canis lupus familaris – la specie eletta a migliore amica dell'uomo - hanno perso la vita per far sì che persone mascherate coi simboli degli stati europei si divertissero a ubriacarsi e lanciarsi ingiurie gli uni contro gli altri ammassati in arene che sparano loro messaggi pubblicitari, dalle magliette dei calciatori ai bordi del campo fino ai dirigibili in cielo con tanto di scritta McDonald's. Il tutto ovviamente ripreso da miriadi di telecamere, perché uno spettacolo come questo è degno di essere visto da tutti. 

    Certamente la cosa non poteva passare inosservata. Uccidere 300.000 cani con così tanta non chalance solo per permettere a dei fanatici di seguire altri fanatici mentre rincorrono una palla, è segno che sul serio la nostra società stia toccando il fondo, e l'ultima nostra speranza è che toccare il fondale possa darci uno slancio per risalire a galla, anche se la cosa sembra utopica e chissà comunque cosa il fondale abbia ancora in serbo per noi. Qui non si parla più di essere animalisti o meno, qui si parla di buon senso. 

    Alle masse la cosa non interessa minimamente, prese come sono a fare il loro dovere di consumatori e di 'nazionalisti per un giorno', anche quando vengono da paesi in cui lo stato è ormai assente, come il nostro per esempio. Qualcuno sostiene che non vi fosse alternativa: l'alternativa c'era eccome! Bastava, ad esempio, dire al governo dell'Ucraina che se non avessero risolto la questione del randagismo non avrebbero svolto gli Europei nel loro paese, evidentemente non pronto a tale manifestazione.

    Malgrado la strage perpetrata, sono molte le multinazionali che hanno sponsorizzato l'evento sportivo
    A parte questo, a tutti coloro con un po' di sensibilità per la questione che rinunceranno a guardare gli europei di calcio, vuoi perché disgustati dall'accaduto oppure perché non interessati minimamente all'evento, riporto la lista delle multinazionali e delle aziende che hanno messo il loro marchio nonostante la carneficina avvenuta nei confronti dei nostri amici a quattro zampe. 

    È importante che la leggiate a prescindere se guarderete o meno gli europei di calcio, perché prima che segnassi le aziende che finanziano questo circo, ad esempio alcuni miei amici compravano la birra Carlsberg e adesso – a prescindere se continueranno a seguire gli europei di calcio – non la bevono più. Prender coscienza e muoversi di conseguenza è l'unico modo di far sentire la nostra disapprovazione (dato che vi erano metodi più soft di 'ripulire' le città degli europei) ad un evento che ciecamente viene comunque portato avanti, cascasse il mondo. 

    In prima fila abbiamo dunque la Hiundai e Kia-Motors e la Jaguar, quindi se proprio dovete acquistare un'automobile (nonostante la crisi) potreste pensare di ripiegare sulla buona e vecchia FIAT o su una bicicletta. Abbiamo quindi le onnipresenti McDonald e Coca-cola (a me sembra incredibile che quello che si auto-definisce 'homo sapiens' possa ancora alimentare certe multinazionali). Quindi la birra Carlsberg (ci sono altre 22.000 alternative migliori), la Vodka WSD. Abbiamo poi il Powerade e la Nivea, quella dei prodotti per la pulizia del corpo. Vi è l'Adidas, e qui capisco fortemente la difficoltà nel boicottare una marca tanto chic. Quindi Continental e Castrol, Sharp e Canon, la T-mobile e l'Orange, i cellulari Samsung, la Vodafone e la Telecom. Abbiamo diverse banche: Unicredit, la Bank Pekao, Mastercard. Vi è infine una marca di tabacco, la Djarum. 

    Abbiamo il potere di modellare la realtà, che ciascuno rifletta e si muova di conseguenza in base a quelle che sono le proprie idee a riguardo. 

    "La dinamica televisiva vuole che ci si concentri sul quiz o sul notiziario, per poi rilassarsi durante lo spot e far sì che questo faccia il suo dovere"
    Tempo fa, in una trasmissione televisiva tedesca (un talk show per essere precisi) in cui si parlava di violenza in TV con delle mamme che incolpavano la TV stessa di essere cattivo esempio per i propri figli, invitarono anche un politico che entrò in trasmissione con in mano un detersivo e, dopo aver salutato gli ospiti, affermò: “Vedete? Questa è una delle aziende che finanzia le trasmissioni violente che i vostri figli guardano. Non volete che i vostri figli guardino queste trasmissioni? Non comprate più questo prodotto”. Il ragionamento del saggio tedesco non faceva una grinza. 

    Capita sovente di sentire persone lamentarsi di Emilio Fede o della Fininvest in generale (i famosi anti-berlusconiani), eppure non fanno che guardare le TV del loro più acerrimo nemico, dai reality show a Zelig, dal calcio fino alle gambe delle soubrette di turno, senza spirito critico alcuno. Una volta, prendendo esempio da questo signore tedesco, mi presi la briga di seguire per una settimana intera le TV della Fininvest e stilai una lista dei prodotti che le finanziavano (e che quindi finanziavano Berlusconi) giusto per mettere alla prova queste persone così tanto alternative, e un bel giorno diedi la lista ai borbottanti anti-sistema e 'anti-regime telecratico' e, emulando lo 'sketch' del saggio tedesco, affermai: “volete che Berlusconi e la sua TV crollino? Ecco, questa è la lista delle aziende che lo finanziano. Se volete infliggere un danno a Berlusconi non comprate più questi prodotti”, dissi loro. 

    Vi erano praticamente tutti i marchi principali a livello nazionale di pasta, merendine, formaggi, e chi più ne ha più ne metta, onnipresenti negli scaffali di tutti gli italiani, così come Coca-cola, Mcdonald, liquori vari, sofficini, ricariche per cellulari, elettrodomestici (spesso inutili), prodotti per bellezza, etc. I miei interlocutori preferirono tacere per riprendere le lamentele più in là, ma senza mai mutare minimamente le loro abitudini di consumatori, senza rinunciare alla amata Coca-cola (tanto per dirne una).

    "Bisogna guardare attivamente le pubblicità, capire chi sta dietro il teatrino dello spettacolo e se lo spettacolo ci disgusta eventualmente boicottare il tutto"
    Anni e anni di televisione ma nessuno ne ha ancora afferrato le dinamiche elementari. Tutti criticano la TV e sostengono di aver compreso tutto di questa, eppure non riescono a capire che il mezzo televisivo coincida con la pubblicità, ovvero l'unica cosa che conti veramente, la vera padrona: il resto è a sostegno delle aziende sponsor. La dinamica televisiva vuole che ci si concentri sul quiz o sul notiziario, per poi rilassarsi durante lo spot e far sì che questo faccia il suo dovere, che compia la sua missione di entrarci nel cervello in modo soft per piazzare il prodotto nella mente degli incoscienti. 

    La pubblicità è volatile, nessuno la vede veramente, nessuno afferma 'ah bene, questa azienda sta sponsorizzando questa o quella trasmissione o linea politica', e gli uomini al servizio delle industrie fanno di tutto per distogliere lo sguardo dai loro padroni (o sponsor che dir si voglia). Si sta concentrati ad insultare l'Emilio Fede di turno e appena partono i consigli per gli acquisti, come per magia, il giullare scompare e ci si rilassa perché lo spot appare come un momento non importante, sembra lì quasi per caso, dimenticando che sfondo e figura si alternano ed entrambi hanno un ruolo ben preciso nella comunicazione in quanto atto globale: nei media nulla è a caso. 

    Proviamo a ribaltare la prospettiva: i media sono innanzitutto la pubblicità che è la figura principale, le industrie che possiedono e gestiscono quello spazio che, tra uno spot e l'altro, lanciano spezzoni di film che fungono da sfondo o fanno informazione in base a quelle che sono le loro ideologie. Bisogna dunque guardare attivamente le pubblicità, capire chi sta dietro il teatrino dello spettacolo e se lo spettacolo ci disgusta eventualmente boicottare il tutto.

    L'arma più potente che il cittadino ha è sicuramente la non-partecipazione. Il fascismo obbligava i propri cittadini a votare perché sapeva che così facendo automaticamente legittimava il proprio potere in tal modo formalmente riconosciuto. La battaglia che portava avanti Gandhi era proprio quella della non-violenza ovvero la non-collaborazione. Se i cittadini sono informati e scaltri, possono girare la frittata come vogliono loro perché ciascuno di noi ha – a meno che non si viva in una dittatura diretta - un potere, il potere di scegliere di non-partecipare, di boicottare. Diceva Gaber che 'la libertà è partecipazione' che include (e presuppone) anche la libertà di non-partecipare. 

    Attenzione però, boicottare non implica un semplice ruolo passivo. Boicottare significa innanzitutto avere un ruolo attivo nel capire chi e che cosa boicottare, altrimenti si finisce per essere 'boicottisti incoscienti'. Se non ti garba Berlusconi devi guardare le sue TV con carta e penna, segnare quali sono le aziende che lo finanziano e quindi scegliere di non alimentarle a costo che al posto della Coca-cola la domenica a tavola mettiate la Pazz-cola o il chinotto: non è propedeutico aver letto il Sun-Tzu – L'arte della guerra per sapere che bisogna conoscere il proprio 'nemico' per poterlo colpire. Siate attivi, questa è la libertà, la libertà di partecipare e di non-partecipare contemporaneamente. 

    Fonte: Il cambiamento
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Pubblicato da Petrus Marotta alle 04:55 Nessun commento:
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lunedì 11 giugno 2012

Inchiesta P4

Pubblicato da Petrus Marotta alle 06:26 Nessun commento:
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Forze occulte che ci governano

Pubblicato da Petrus Marotta alle 06:18 Nessun commento:
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IL MASSACRO DEI RANDAGI IN UCRAINA


IL MASSACRO DEI RANDAGI IN UCRAINA: IL CALCIO COME METAFORAPostato il Domenica, 10 giugno @ 01:45:00 CDT di davide   InformazioneDI ALESSANDRA COLLA
asinusnovus.wordpress.com

C’era del marcio, una volta, in Danimarca …

Il marcio c’è ancora, ma si è spostato da un luogo geografico-letterario a una categoria mentale che abbraccia non soltanto molti luoghi geografici ma intere dimensioni dell’essere.

Già, l’essere. Non pensiamo a Parmenide o ad Heidegger — qui di filosofia tocca farne poca, perché siamo già scivolati nel campo della psicopatologia. Pensiamo a Fromm, piuttosto, che denunciava l’esiziale dicotomia fra essere e avere sottolineando che anche la società, oltre all’individuo, può essere malata; e che, anzi, una società malata può guastare anche individui tendenzialmente sani.



Chissà cosa direbbe oggi, Fromm, di fronte allo scandalo che sono questi campionati europei di calcio. Scandalosi, proprio — per tutti e in grazia di almeno due validi motivi che, a ben guardare, sono soltanto due aspetti di uno stesso fenomeno.

Il primo, meno appariscente, ci obbliga a fare i conti col passato: un passato così nobile e antico da sembrare più mito che storia, e invece è storia a così gran titolo da aver costituito per secoli un ineccepibile sistema di datazione.

Era il tempo di Olimpia, la città greca in cui ogni quattro anni convenivano gli atleti di tutta quanta l’Ellade a cimentarsi nelle più svariate discipline; lo spirito agonistico che animava quegli atleti e quel pubblico (oh quanto diversi dagli sportivi e dai tifosi di oggi) era tale da far sospendere perfino le guerre al cospetto della sfida leale e simmetrica fra quei ginnasti mossi soltanto dal desiderio di mostrare la propria valentìa.

Oggi, invece (e tanto per restare in Italia), la sconcezza delle calcio-scommesse è sotto gli occhi di tutti ed è cosa recentissima; non c’è neanche bisogno di essere tifosi per indignarsi. L’idea stessa che un gioco (“il gioco più bello del mondo”, come sospira certa retorica) possa snaturarsi al punto di diventare una slot-machine su scala planetaria è francamente ripugnante.

Così, anche soltanto il dubbio che questi campionati possano essere lambiti dalla pratica truffaldina delle combines avvelena irrimediabilmente il godimento di quello che dovrebbe essere (che è stato) un momento di altissima tensione ideale — l’applicazione esemplare del “vinca il migliore”.

Il secondo motivo, più massiccio e opaco, ha un nome — tornaconto. Sappiamo tutti, ormai e purtroppo, che dal 2010 le strade di Kiev sono impregnate del sangue di decine di migliaia di randagi (cani per la grandissima parte, ma anche gatti), ammazzati nei modi più barbari per consentire all’Ucraina di rifarsi il look in vista di un adeguamento agli standard dei paesi cosiddetti civili. Si sono mobilitati praticamente tutti, contro questo massacro orrendo e perpetrato con una diligente ferocia che lascia sgomenti — sospetto che se Hannah Arendt fosse ancora tra noi avrebbe da aggiungere qualcosa alle sue riflessioni sulla banalità del male.

La protesta è stata generalizzata e trasversale: singoli, associazioni, enti, europarlamentari perfino — il web ne è testimone. Ma nessuno, ai piani alti di quella colossale e ingorda macchina da soldi che è diventato il calcio, ha avuto il cuore o il fegato di prendere una posizione decisa al riguardo. Non i dirigenti, non i giocatori, non i giornalisti sportivi, non i molti prezzemoli dello spettacolo che ostentano volentieri la loro fede (!!!) calcistica — e nemmeno i tifosi. A parte qualche lodevole eccezione, da contare su assai poche dita, nessuno dei molti frequentatori di tribune negli stadi, negli studi e da casa ha sentito il bisogno di dire qualcosa sull’argomento.

Eppure la tragedia ucraina era nota da tempo, e in questo agghiacciante villaggio globale che McLuhan non sarebbe riuscito a immaginare nemmeno nei suoi incubi peggiori non è più possibile dire “non lo sapevo”.

Eppure, tutti questi blasonati campioni del non-c’ero-e-se-c’ero-dormivo sono abitualmente lestissimi a mettere la loro preziosa faccia là dove ci sia da pubblicizzare una salutare acqua minerale, una sfiziosa merendina, una pia elemosina al Terzo mondo, una questua commossa per la Santa Ricerca, un’imperdibile pay-tv — là dove ci sia, insomma qualcosa da commercializzare.

Stavolta, invece, non si è mosso nessuno: e non c’è niente da stupirsi, perché è tutto perfettamente logico e consequenziale. Il calcio, come s’è detto, è diventato una macchina da soldi: vanta un indotto immenso in termini di visibilità mediatica e fruibilità consumistica, e metterlo in crisi significa inevitabilmente mettere in crisi l’indotto. Così, tutti zitti. Va tutto bene. Le proteste, contenutissime, sono state avanzate educatamente dai vertici quando la faccenda, essendo ormai divenuta di dominio pubblico, non poteva più essere ignorata pena un rilevante danno d’immagine.

A questo punto qualcuno — un’anima bella, Pangloss o Forrest Gump — potrebbe azzardarsi a far notare che una società in cui perfino un’attività di per sé disinteressata come lo sport privilegia i valori economici a scapito di quelli morali ha qualcosa che non va. E avrebbe ragione, se si parlasse in astratto. Ma qui non c’è niente di astratto: questa non è Olimpia, s’è detto; e non è nemmeno Sparta, dove la durezza d’animo e la spietatezza — così urtanti per noi estenuati europei del XXI secolo — servivano fini superiori. Più terra terra, è Occidente: oh sì. Alla grande.

È l’Occidente dell’apparire che prevale sull’essere, l’Occidente del profitto ad ogni costo, del fine che giustifica ogni mezzo, della reificazione di ogni vivente purché produca un utile. È l’Occidente della morte di Dio, in cui la perdita di senso legittima ogni arbitrio e costituisce la cifra del nostro tempo.

Ma se abbiamo potuto uccidere Dio, credete forse che esista qualcosa che ci impedisca di uccidere un cane? Cani, gente! “Sono soltanto cani”. E non si dice forse “ammazzare come un cane”? — a significare che quella di un cane è una vita che non vale niente, anzi è una non-vita, è una seccatura, uno sfrido biologico di cui disfarsi a proprio piacimento come e quando si vuole.

È questo il pensiero sotteso alla nostra società malata, capace di guastare qualsiasi individuo se soltanto abbassa la guardia e allenta i pugni e si distrae un momento. La nostra società che si regge sullo sterminio diuturno e sommerso di milioni di senzienti non umani, forte della vecchia constatazione che se un morto è una tragedia, un milione di morti è una statistica. Valeva per le vittime della guerra, può valere a maggior ragione per gli animali che immoliamo quotidianamente a milioni sull’altare putrido di innumerevoli bisogni indotti, nel nome di una “realizzazione di sé” tanto più lontana quanto più materiale, accecati da una foia sanguinaria che fa di Moloch e Jahvé una coppia di patetici dilettanti. 

Naturalmente, non è dei calciatori la responsabilità delle stragi di Kiev; e non è neppure dei signori della UEFA, dei commissari tecnici o dei commentatori. Però tutti costoro si sono rivelati parte integrante del meccanismo distorto che regge la civiltà contemporanea e che ha fagocitato anche il calcio facendone uno dei molti ingranaggi del tritacarne planetario (sì, tritacarne: in senso proprio e non soltanto metaforico).

Si può invertire la tendenza? Credo di sì. Non c’è meccanismo che non possa essere messo in difficoltà da un granello di polvere, un sassolino o un corpo estraneo. E quelli che non si riconoscono più — che non si vogliono più riconoscere — in questa compagine socio-culturale cominciano a essere numerosi, e cominciano a strutturarsi a vari livelli.

Sono, a tutti gli effetti, corpi disobbedienti …

Siamo — corpi estranei.


Alessandra Colla
Fonte: http://asinusnovus.wordpress.com
Link: http://asinusnovus.wordpress.com/2012/06/09/il-massacro-dei-randagi-in-ucraina-il-calcio-come-metafora/
9.06.2012 
Pubblicato da Petrus Marotta alle 05:40 Nessun commento:
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